I principi dell’economia circolare: gli scarti sono un’opportunità, l’esperienza di Sfridoo

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Redazione i404
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Tempo di lettura stimato: 3 minutiNon chiamateli rifiuti. Sono vere e proprie opportunità da cogliere al volo. Tra i principi dell’economia circolare, ce n’è uno che dovrebbe diventare sempre più realtà. Gli scarti sono possibilità da usare e non da gettare via. A casa, così come nell’industria.

La circular economy si basa su fondamenta ben precise, che partono proprio dal recupero degli scarti. Quello che per qualcuno è semplice immondizia, per altri può trasformarsi in una materia prima utile a realizzare nuovi oggetti.
Non dobbiamo gettare via quello che non ci serve più o non fa più al caso nostro, perché qualcun altro lo potrebbe trovare indispensabile, anche per il suo lavoro, oppure si potrebbero recuperare parti del prodotto stesso per la realizzazione di nuove risorse da continuare a sfruttare. In un loop che dovrebbe essere il più lungo possibile. Un circolo virtuoso che tende all’infinito.

Ridurre, riutilizzare, riciclare e recuperare

L’economia circolare si base sulla regola delle 4 R. Ridurre i nostri acquisti e di conseguenza la produzione. Riutilizzare gli oggetti e superare l’usa e getta. Riciclare e differenziare bene i rifiuti che possono far parte della raccolta differenziata. Recuperare tutto quel materiale che non si può riqualificare, ma che può comunque essere ancora utile.

Principi che sono fondamentali anche per i 17 obiettivi dell’Agenda 2030, in più punti di intervento degli stati membro dell’Onu che nel 2015 hanno stabilito goal e traguardi da portare a termine entro il 2030. Come l’obiettivo 9 che mira a “costruire un’infrastruttura resiliente e promuovere l’innovazione ed una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile“. O il numero 12 che chiede a gran voce modelli di consumo e di produzione responsabili, ma anche altri goal dedicati alla salvaguardia della vita sulla terra e alla lotta ai cambiamenti climatici, in gran parte provocati proprio da comportamenti e atteggiamenti sconsiderati da parte dell’umanità.

Oggi più che mai abbiamo bisogno di esempi pratici di circular economy applicata.

riciclare

Foto di Shirley Hirst da Pixabay

Dare valore agli scarti, abbracciando l’economia circolare

Sfridoo è una start up nata nel 2017 che crede nei principi dell’economia circolare e la rende realtà con un servizio che aiuta le imprese a seguire una strada più sostenibile.  Il nome spiega alla perfezione qual è il campo di azione del gruppo. Con il termine “sfrido” si indicano infatti gli scarti delle lavorazioni di prodotti o materie prime, così come il materiale di eccesso dell’edilizia o di altri settori.

I soci fondatori, che lavoravano insieme in uno studio di architettura, avevano notato la mole di residui che rimaneva nei cantieri, accorgendosi che non si trattava solo di un problema dell’edilizia, ma dell’industria in generale. Da qui è nata l’idea di creare il primo marketplace online per fare in modo che gli scarti potessero essere utili ad altre imprese. La start up lavora principalmente con grandi gruppi e PMI italiane, che operano in particolare nel settore dei metalli, ma non solo, visto che si tratta di un servizio trasversale a molte attività produttive.

I residui di produzione possono essere utili ad altre imprese

Recuperare ogni scarto di produzione, in qualsiasi settore, è la strada giusta per agevolare una transizione verso l’economia circolare. Gli sfridi che non sono più utili a una ditta, possono esserlo per un’altra, riducendo anche i costi di smaltimento che possono essere molto onerosi per le aziende e diventando un vero e proprio business redditizio. Per dare valore a quello che fino a poco tempo fa non ne aveva affatto.

Cambia il paradigma. Non si parla più di rifiuti, ma di materia seconda o di sottoprodotti. Un risparmio per le aziende, che percepiscono un compenso da chi compra i residui, e un risparmio per il pianeta.

L’importanza del ricondizionamento degli oggetti

Non solo gli scarti di produzione diventano una ricchezza. Anche i dispositivi elettrici ed elettronici che non vengono più usati possono essere portati, tramite il ricondizionamento, in un mercato secondo, perché indispensabili a un’altra azienda che ha ancora bisogno di quella tecnologia.
Anche i cespiti aziendali (i tavoli, le sedie, gli arredi in generale di una ditta) rientrano nel campo di azione del gruppo, per offrire una nuova opportunità a oggetti che altrimenti avrebbero preso la strada della discarica.

scarti industriali
Foto di pisauikan su Unsplash

Rifiutoo e Riusoo, due servizi digitali per aiutare le imprese

Il primo, Rifiutoo, è un servizio che aiuta le aziende ad avere un monitoraggio dei dati relativi ai propri scarti. La piattaforma digitalizza queste informazioni, anche in vista del nuovo Registro Elettronico Nazionale dei Rifiuti. Il servizio è anche utile per dare una mano alle ditte al fine di tenere sotto controllo questa voce e cercare di portare ogni realtà verso il cosiddetto “zero waste to landfill“, nessun rifiuto in discarica.

Riusoo, invece, tratta il tema degli oggetti finiti, degli avanzi in magazzino, i cespiti aziendali, l’attrezzatura, l’inventario, che molto spesso vengono accantonati senza sapere cosa si ha in realtà a disposizione.
Il marketplace interno è utile per aziende molto diffuse sul territorio, al fine di dare valore a questi oggetti inutilizzati. Dei macchinari fermi in un magazzino potrebbero essere utili in un’altra sede e con questo sistema si può accedere facilmente alla lista di tutta la strumentazione di cui si dispone. Anche nell’ottica di riparare o recuperare materiale elettronico che potrebbe tornare a essere operativo in un altro ufficio.

Quando, invece, questi scarti non sono più utili, la piattaforma permette di interfacciarsi con il mondo delle no profit. Associazioni a cui poter donare cespiti, allungando così il ciclo di vita di questi prodotti finiti.

Condividere, riutilizzare, recuperare: queste le parole chiave per un futuro che deve essere sostenibile a 360 gradi. Anche attraverso best practice che aiutano il pianeta a respirare, abbracciando uno stile di vita e di lavoro più green.

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