Buono e salutare, ma con l’olio non si scherza: ecco come riutilizzarlo e smaltirlo

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Luigi Di Fonzo
Direttore responsabile. Giornalista professionista, poeta, saggista, esperto di musica pop-rock, ama leggere e viaggiare. Due azioni complementari: spesso grazie alla lettura viaggia anche se è a letto e spesso legge mentre è in viaggio. Colleziona fumetti, in primis quelli di Andrea Pazienza e Hugo Pratt.

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Photo by Josue Michel on Unsplash

È buono e fa bene alla salute, ma è un alimento che dobbiamo smaltire con grande attenzione: oggi parliamo di olio vegetale. Che sia di oliva, di mais, di riso, di arachidi o di semi di girasole, l’olio è un alimento non biodegradabile, che una volta cotto diventa olio esausto e non sempre può essere riutilizzato. Per questo va raccolto e poi conferito nei contenitori dedicati presenti nelle isole ecologiche, o in appositi bidoni posizionati davanti a supermercati o altri punti di passaggio.

Photo by Dimitri Karastelev on Unsplash

Ulivo simbolo del Mediterraneo

Tracce di olivastro, pianta selvatica dell’ulivo, sono presenti sulla Terra da 500.000 anni. L’uso dei suoi frutti, delle olive, sarebbe però iniziato 10.000 anni fa nella Mezzaluna fertile e sulle coste dell’attuale Libano, Giordania e Siria. L’invidiata dieta Mediterranea poggia la sua fortuna proprio sulle cultivar da olio e da mensa, che solo in Italia sono centinaia di tipi.

Non c’è casa dove non ci sia una bottiglia di olio nuovo o di olio “vecchio”, quasi sempre di tipo extravergine. In Italia ogni anno si consumano 1,4 milioni di tonnellate di olio vegetale. Di questi circa 260 mila tonnellate si trasformano in olio vegetale esausto. Insomma, un disastro. Ma non sono soltanto case e ristoranti a “produrre” inquinamento: non c’è autunno che da frantoi e sansifici non si segnali la perdita di quintali di reflui della lavorazione che vanno a finire nei fossati, nei torrenti, nei fiumi. E un litro di olio può inquinare una superficie vasta fino a mille metri quadrati: più di un campo di calcio!

Foto di Engin Akyurt da Pixabay

Come fermare l’inquinamento

Una pessima abitudine è quella di gettare nel lavandino o nel water l’olio fritto, o il condimento che è rimasto nel fondo di un piatto. Nulla di più sbagliato. L’olio non è biodegradabile e quando va a finire negli scarichi delle acque bianche o nel depuratore, e quindi nel fiume e nel mare, o quando viene gettato su un terreno, crea una pellicola che non fa passare i nutrienti per le piante, e neanche l’ossigeno per i vegetali e per i pesci.

Inoltre inquina le falde acquifere, non consente di utilizzare i pozzi d’acqua e ostruisce la rete fognaria, per cui implica costi maggiori per la manutenzione e la pulizia dei depuratori. Si tratta di una forma di inquinamento molto grave alla quale dobbiamo porre rimedio semplicemente raccogliendo in un contenitore l’olio esausto e conferirlo negli appositi contenitori per la raccolta degli olii vegetali dislocati sul territorio, se presenti, o in alternativa al centro di raccolta comunale.

Riutilizzare l’olio è possibile e conveniente

Il consiglio è quello di raccogliere l’olio del condimento dell’insalata, ad esempio, per utilizzarlo almeno un’altra volta. Se l’olio della frittura non è molto “sporco” e ha ancora un colore chiaro, senza troppi residui di panatura o infarinatura, possiamo farci tranquillamente un’altra frittura. Come? Una volta filtrato e messo in una bottiglia di vetro, lo congeliamo fino al prossimo uso.

Altrimenti dopo averlo filtrato possiamo trasformarlo in sapone vegetale fatto in casa, proprio come facevano le nostre nonne. Prima di essere smaltito, invece, l’olio usato va raccolto in una piccola damigiana di vetro, o in una tanica di plastica, ottenuta riciclando il contenitore del detersivo liquido da tre litri. Quando il contenitore è pieno, ci si informa della presenza delle vasche di raccolta dell’olio esausto nel proprio Comune e, una o due volte al mese, a seconda dei consumi casalinghi, andiamo a conferire correttamente un prodotto sicuramente essenziale per la nostra dieta, ma molto pericoloso per la salute del nostro ambiente.

È stato utile questo “spicchio” di sostenibilità? Se ti va, prova a lasciare un commento. Le indicazioni che riguardano le corrette modalità di differenziare i rifiuti sono state realizzate con la consulenza di Junker app.

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