Agenda 2030 obiettivo 9, costruire un’infrastruttura resiliente. Fratesi: puntare su tecnologia, innovazione e persone (VIDEO)

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Redazione i404
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Tempo di lettura stimato: 3 minutiCostruire un’infrastruttura resiliente e promuovere l’innovazione e una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile.
L’obiettivo 9 dell’Agenda 2030 è ambizioso e riguarda gli investimenti in infrastrutture, determinanti per la realizzazione dello sviluppo sostenibile.

In molti paesi in via di sviluppo mancano ancora infrastrutture di base come strade, tecnologie dell’informazione e della comunicazione, energia elettrica, servizi igienici, acqua.
2,6 miliardi di individui nei paesi in via di sviluppo non hanno accesso continuo all’elettricità. Mentre 2,5 miliardi di persone hanno difficoltà ad accedere a servizi sanitari (800 milioni di persone non hanno accesso all’acqua).
1-1,5 miliardi di individui non ha servizi telefonici affidabili.

Eppure infrastrutture di qualità e adeguate potrebbero aiutare ogni paese del mondo a raggiungere determinati obiettivi sociali, economici e politici, consentendo l’accesso a mercati, informazione, formazione, posti di lavoro, ma anche alle cure mediche e all’istruzione. Nei paesi a basso reddito le carenze infrastrutturali limitano la produttività delle imprese del 40%.

I traguardi da raggiungere entro il 2030

L’obiettivo 9 dell’Agenda 2030 si pone traguardi importanti per aiutare i paesi in via di sviluppo. Sviluppare infrastrutture di qualità, che siano affidabili, sostenibili e resilienti. E promuovere un’industrializzazione inclusiva e sostenibile. Incrementando entro il 2030 le quote di occupazione nell’industria e il PIL. Agevolare l’accesso delle piccole imprese ai servizi finanziari e migliorare entro il 2030 l’organizzazione industriale dal punto di vista dell’efficienza dell’uso delle risorse, creando processi puliti e sani per l’ambiente.

Incentivare la ricerca scientifica e aumentare le capacità tecnologiche nel settore dell’industria, spingendo verso innovazioni utili. Aiutare lo sviluppo tecnologico interno, la ricerca e l’innovazione nei paesi in via di sviluppo, contribuendo alla formazione di infrastrutture sostenibili e resilienti tramite un supporto tecnologico, tecnico e anche finanziario.
Incrementare l’accesso alle tecnologie di informazione e comunicazione.

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Foto di John Schnobrich su Unsplash

Eleonora Fratesi, presidente Infratel Italia

Laureata in Scienze dell’Informazione all’Università degli Studi di Pisa, ha lavorato in aziende multinazionali e in ambito universitario, nei settori di ricerca, sviluppo e innovazione digitale. Oggi è presidente di Infratel Italia, società del Ministero dello Sviluppo che opera nel settore delle telecomunicazioni. E che si occupa anche dello sviluppo della banda ultralarga. È stata membro del consiglio di amministrazione del Cluster Smart Cities & Communities Regione Lombardia e siede anche nel CDA del Centro Europeo di Formazione, con delega alle tecnologie.

Piano Scuole: lavori aggiudicati a tre operatori

A febbraio Infratel ha aggiudicato la gara per portare la banda ultra larga (fino a 1 Gbit/s in download e banda minima garantita pari a 100 Mbit/s simmetrici) in 34.000 plessi scolastici. Ovvero una connettività veloce in tutte le scuole italiane.

«Un progetto di forte inclusione digitale», spiega la presidente Fratesi «che ha avuto tempi celeri: a ottobre 2020 l’apertura del bando, a dicembre la chiusura e a febbraio 2021 l’assegnazione». L’Italia è stata divisa in sette lotti per permettere anche la partecipazione degli operatori del territorio. L’importo complessivo da assegnare: 274 milioni di euro. Ad aggiudicarsi il bando sono stati Fastweb (quattro lotti), Tim (due lotti) e Intred (Lombardia). I lavori dovranno essere conclusi nel 2024. Ma tra gli elementi tecnici qualitativi è stata inserita anche la consegna anticipata dei lavori. Per cui Eleonora Fratesi spera che tutte le scuole siano connesse entro il 2023.

Ancora ritardi per le aziende

Per quanto riguarda invece il Piano Bul (banda ultra larga) per le aziende presenti nei 7.000 comuni italiani (comprese le cosiddette “aree bianche”, ovvero a fallimento di mercato, dove non c’è domanda e gli operatori non investono) la presidente Fratesi ammette che si registrano ritardi. «Il ritardo è notevole, ma i fattori sono diversi, a partire dalla burocrazia». Ogni volta che bisogna fare uno scavo e aprire un cantiere c’è bisogno delle autorizzazioni di enti diversi: Comuni, Province, Regioni, Anas, Sovrintendenza, Beni culturali, Beni paesaggistici, Ferrovie, Autostrade… «Dove troviamo la conferenza delle Regioni siamo fortunati, ma in media occorrono 280 giorni per avere tutti i permessi. Tempi biblici», sottolinea Fratesi. «Senza voler derogare alla legalità, abbiamo chiesto al governo di snellire questi tempi».

Un altro freno ai lavori del Piano Bul (i lavori sono stati assegnati ad Open Fiber) è rappresentato dall’epidemia di Covid-19 e conseguente lockdown imposto soprattutto all’inizio dell’emergenza. «Abbiamo avuto tantissimi cantieri bloccati. A soffrire sono state soprattutto le piccole imprese, quelle che lavoravano in territori dichiarati zone rosse o con dipendenti rimasti in quarantena. Per andare incontro ai concessionari e accelerare i tempi abbiamo organizzato dei tavoli tecnici, abbiamo fatto i collaudi con la tecnologia della realtà aumentata, abbiamo dovuto comminare penali. In ogni caso prima del 2023 non riusciremo a completare i lavori del Piano Bul, con un ritardo di circa tre anni sulla scadenza prevista».

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Foto di Angelo Moleele su Unsplash

Puntare sulla tecnologia, sull’innovazione e sui comportamenti delle persone per raggiungere l’obiettivo

La pandemia ha cambiato molte cose, soprattutto in termini di mobilità. «Sicuramente è diminuita moltissimo quella del lavoro, grazie allo smart working, ma sono diminuite anche la mobilità del turismo e quella scolastica», prosegue Eleonora Fratesi. «Dall’altra parte è aumentato il traffico veicolare personale, il trasporto pubblico viene ancora evitato. Bene ha fatto il governo a incentivare piste ciclabili e a creare bonus bici e bonus per le auto per rottamare i motori più inquinanti. Sono misure che possono accompagnare la crescita della micro mobilità elettrica e dello sharing. Ma bisogna stare attenti al comportamento delle persone. Bisogna indirizzare i comportamenti delle persone incentivando lo smart working ma anche differenziando gli orari di uffici e scuole».

Alla domanda su come aggiornerebbe l’obiettivo 9 dell’Agenda 2030, la presidente di Infratel Italia non ha dubbi. «Bisogna puntare sui servizi 5G, servizi che si potranno organizzare e attivare su nuove infrastrutture, ma con una visione globale».

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