Agenda 2030 obiettivo 8, crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile. Sbarra: investire su qualità e valore sociale del lavoro (VIDEO)

In evidenza

Redazione i404
i404 racconta com'è cambiato il mondo e dove sta andando. Quello che raccontiamo è un’opportunità.

Tempo di lettura stimato: 3 minutiIncentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva e un lavoro dignitoso per tutti.
Questo il riassunto dell’obiettivo 8 dell’Agenda 2030.

Nel 2007 la disoccupazione globale era pari a 170 milioni, nel 2012 a 202 milioni (75 milioni sono giovani donne e uomini).
Nel mondo 2,2 miliardi di persone vivono con meno di 2 dollari al giorno.
Creando posti di lavoro dignitosi, stabili e ben pagati si può sconfiggere la povertà. Servono 470 milioni di lavori per chi entra nel mercato lavorativo tra il 2016 e il 2030.

I traguardi da raggiungere entro il 2030

L’obiettivo 8 dell’Agenda 2030 si pone come finalità il sostegno a una crescita economica equa e sostenibile, con una crescita annua almeno del 7% del PIL nei paesi in via di sviluppo, raggiungendo alti standard di produttività economica grazie a diversificazione, tecnologia, innovazione.
Bisogna incentivare politiche volte ad aiutare le attività produttive, per la creazione di nuovi posti di lavoro.
Entro il 2030 la necessità è anche quella di migliorare l’efficienza globale nel consumo e nella produzione di risorse, garantendo occupazione piena e lavoro dignitoso per tutti. Riducendo entro tale data la disoccupazione giovanile e sradicando ogni tipo di lavoro forzato, schiavitù, tratta di esseri umani, lavoro minorile (compreso il reclutamento di bambini soldato).
Il diritto al lavoro e a lavorare in un ambiente sicuro e sano dovrà essere garantito a tutti.

Entro il 2030 bisognerà anche favorire politiche per avviare un turismo sostenibile, migliorare la capacità degli istituti finanziari, aumentare il supporto al settore del commercio dei paesi in via di sviluppo.

lavoro dignitoso
Foto di Sang Tran su Unsplash

Luigi Sbarra, segretario generale della Cisl

Luigi Sbarra dal 2018 è segretario generale aggiunto della Cisl e dal 3 marzo di quest’anno ha preso il posto di Annamaria Furlan alla guida del secondo sindacato d’Italia, con i suoi 4 milioni di iscritti.
Nato a Pazzano, in provincia di Reggio Calabria, sposato con due figli, ha iniziato l’esperienza sindacale a Locri nelle vesti di operatore territoriale Fisba Cisl, Federazione dei braccianti agricoli.
Come Segretario Generale della Fai Cisl Nazionale si è occupato di rinnovi contrattuali, difesa dei diritti dei lavori dell’industria e della trasformazione alimentare, dell’agricoltura e dei comporti ambientali.

Investire di più sulla qualità del lavoro, sul valore sociale del lavoro

«Occupazione e benessere diffuso. Occuparsi di queste due questioni vuol dire confrontarsi con la salute futura della nostra comunità», sottolinea il segretario nazionale della Cisl Luigi Sbarra. «Il goal 8 rappresenta la summa delle sfide che abbiamo di fronte in questo drammatico momento storico». Un momento reso ancora più difficile dal fatto che l’Italia è indietro su molti terreni. «Il nostro Paese deve fare molto, perché parte da una condizione strutturalmente arretrata rispetto alle altre grandi realtà europee», riprende Sbarra.

«Abbiamo fatto poco negli anni che abbiamo alle spalle. Siamo fermi negli investimenti e dopo venti anni di ritardi dobbiamo recuperare una strategia capace di liberare il Paese dai vincoli strutturali. Per fare questo occorre un’impostazione di politica economica che faccia leva sul rilancio degli investimenti pubblici e privati. Investimenti sulla sanità, sulla scuola, sulle infrastrutture, sulla ricerca, sulla riforma della pubblica amministrazione. Bisogna sostenere la digitalizzazione, l’innovazione, l’economia sostenibile. Governare l’emergenza sanitaria e allo stesso momento varare un grande piano per la formazione. Investire sulle politiche attive, sulla qualità del lavoro e sul valore sociale del lavoro».

lavoro sostenibile
Foto di Atoms su Unsplash

Sostegno alle aziende che assumono i giovani

Un aspetto importante per il sindacalista riguarda anche il sostegno alle aziende che assumono e poi stabilizzano il lavoro dei giovani. «È necessario incentivare l’assunzione dei giovani e la loro formazione, soprattutto nelle regioni meridionali», prosegue Sbarra. «C’è una straordinaria necessità di dare un futuro alle giovani generazioni. E questo si fa con la decontribuzione delle aziende che assumono. C’è bisogno di affiancare all’occupazione anche la formazione e la crescita delle competenze, per aiutare le conoscenze di chi un lavoro ce l’ha e vuole mantenerlo nei prossimi anni. Ed eliminare le rigidità presenti nel Decreto Dignità».

Clima nuovo tra aziende, istituzioni, sindacati

In un mondo dove è sufficiente una piattaforma on line per regolare i ritmi e le modalità di lavoro di centinaia di persone, le contrattazioni, le negoziazioni e la bilateralità «diventano essenziali per ricomprendere e tutelare tutte le figure lavorative presenti in un’azienda moderna». E così come successo negli anni della ricostruzione del secondo dopoguerra, e come richiesto alla politica dal presidente della Repubblica Mattarella, Confindustria e sindacati devono collaborare per raggiungere «l’obiettivo di una crescita economica duratura e sostenibile». Unità e coesione per il rilancio del lavoro e dell’economia. Un metodo già visto nei luoghi di lavoro, dove associazioni sindacali e datoriali hanno realizzato insieme protocolli di sicurezza per garantire la salute dei lavoratori e allo stesso tempo la sopravvivenza delle aziende.

«Bisogna creare un clima nuovo, di rapporto positivo nelle relazioni industriali, tra sindacati e associazioni datoriali. E insieme sfidare e misurarci sul terreno del confronto con i livelli istituzionali e politici. Remare tutti nella stessa direzione: questa è la grande sfida da sostenere», conclude Sbarra.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

 

- Pubblicità -spot_imgspot_img

Commenta

Perfavore inserisci un commento!
Nome