Agenda 2030 obiettivo 7, energia sicura e sostenibile. Armaroli: fotovoltaico e pompe di calore (VIDEO)

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Redazione i404
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Tempo di lettura stimato: 3 minutiAssicurare l’accesso a sistemi di energia sicuri e sostenibili.
L’obiettivo 7 dell’Agenda 2030 chiede a gran voce quella svolta green di cui il pianeta ha bisogno. Per garantire a tutti la possibilità di accedere a sistemi di economia economici, sostenibili, moderni e affidabili.

Oggi una persona su 5 non ha accesso a mezzi elettrici moderni. 3 miliardi di persone dipendono da legno, carbone, carbonella o concime animale per riscaldarsi o per cucinare.
Sappiamo che l’energia è una delle principali cause dei cambiamenti climatici, essendo responsabile del 60% delle emissioni di gas serra globali.
Abbiamo bisogno di produrre energia pulita e altamente tecnologica, economica e sostenibile, soprattutto nei paesi in via di sviluppo.

I traguardi da raggiungere entro il 2030

Per l’obiettivo 7 dell’Agenda 2030, l’Onu entro il 2030 mira a garantire a tutti l’accesso a servizi energetici convenienti, affidabili e moderni, incrementando la quota di energie rinnovabili e raddoppiando il tasso globale di miglioramento dell’efficienza energetica.
Entro il 2030 si deve anche incentivare la cooperazione internazionale per permettere a tutti i paesi di avere accesso a ricerca e tecnologia per quello che riguarda l’energia pulita e rinnovabile, promuovendo investimenti nelle infrastrutture, in particolare nei paesi in via di sviluppo.

energia solare
Photo by Zbynek Burival on Unsplash

Nicola Armaroli, chimico ricercatore del CNR

Nicola Armaroli è un chimico italiano, dirigente di ricerca presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche, direttore della rivista scientifica Sapere (prima rivista italiana di divulgazione della scienza) e membro dell’Accademia Nazionale delle Scienze. Nato il 2 settembre 1966, si è laureato in Chimica all’Università di Bologna nel 1990, ottenendo 4 anni dopo il dottorato di ricerca nella stessa Università.

Si occupa di divulgazione scientifica su temi inerenti alle fonti e alle tecnologie energetiche, all’ambiente, alle risorse naturali. Insieme a Vincenzo Balzani è anche autore di diversi libri.

L’intramontabile tecnologia al silicio

L’attività di ricerca dello scienziato bolognese riguarda la conversione dell’energia solare, energia che può essere convertita in due modi. Da un lato per produrre elettricità, dall’altra per fare combustibili. Le principali energie rinnovabili sono quelle che derivano da sole, acqua e vento.

«Ultimamente», spiega il professor Armaroli «la ricerca si è concentrata sui Concentratori solari opalescenti, in grado di sfruttare l’energia del sole su pareti verticali e anche dalle pareti degli edifici. In ogni caso sarà difficile scalzare il predominio della tecnologia al silicio, e dei pannelli fotovoltaici in particolare. Il silicio è un elemento resistente, che dura nel tempo e che ha dimostrato grande efficienza nella trasformazione in energia dei raggi solari». Una tecnologia nata 66 anni fa, oramai consolidata e sicura nelle prestazioni.

energia eolica
Photo by Karsten Würth on Unsplash

Dai raggi solari al combustibile liquido

L’altro aspetto della ricerca riguarda la trasformazione di una materia impalpabile come la luce in una materia palpabile, consistente, come il liquido, o eventualmente un gas.

«Chi è in grado di realizzare questa trasformazione da miliardi di anni, lo sappiamo, è la sintesi clorofilliana», prosegue Armaroli. «Cattura i raggi del sole e li converte nel cibo che mangiamo. In questo aspetto però la nostra ricerca è focalizzata su un percorso più sofisticato, che consiste nel convertire la luce in arrivo in combustibili che non siano naturalmente gli zuccheri delle piante, ma composti più semplici come ad esempio il metanolo, ricavabile dal monossido di carbonio (Co2), oppure l’idrogeno». Una tecnologia che sta muovendo i primi passi, che si trova molto indietro rispetto alla produzione di energia elettrica e, secondo lo scienziato, saranno necessarie decine di anni per mettere a punto una produzione significativa.

Bruciare per produrre energia è la cosa più inefficiente da fare

Attualmente la quota degli usi finali delle risorse energetiche è del 20% per quanto riguarda il consumo di energia elettrica e dell’80% per i combustibili fossili. «Per illuminare una stanza abbiamo bisogno di poca energia elettrica, per riscaldarla abbiamo bisogno di bruciare notevoli quantitativi di gas o di derivati del petrolio», prosegue Armaroli. «La prima cosa da fare è aumentare la quota di consumo di energia elettrica e diminuire quella dei combustibili, per un motivo molto semplice: bruciare qualcosa per produrre energia è la cosa più inefficiente che si possa fare».

A tal proposito lo scienziato utilizza come esempio il confronto del funzionamento di un motore a scoppio con il motore elettrico di un’automobile. «Nel motore a scoppio, su 100 unità di combustibile, 80 unità vengono bruciate e 20 vanno alle ruote, come energia per la trazione. Il contrario avviene nel motore elettrico, dove delle 100 unità presenti nella batteria, 80 vanno alle ruote e 20 unità si perdono per il funzionamento del motore. Quindi bisogna incentivare l’uso dei motori elettrici. In Europa, nei prossimi dieci anni, dobbiamo assolutamente arrivare a utilizzare il 30% di quota elettrica e diminuire l’uso dei combustibili fossili».

Quindi la trasformazione dei consumi che ci attende nei prossimi anni sarà quello di convertire il riscaldamento con le pompe di calore e di convertire il trasporto su gomma dal combustibile all’elettricità. «È un percorso assolutamente obbligato», sottolinea Nicola Armaroli, «se vogliamo eliminare completamente, entro il 2050, l’uso dei combustibili fossili».

Un accordo internazionale per le materie prime

Alla domanda su cosa proporrebbe all’Assemblea dell’Onu per aggiornare l’obiettivo numero 7 dell’Agenda 2030 a dieci anni dalla sua scadenza, Nicola Armaroli lancia due idee.

«Rendere obbligatorio anche agli altri Paesi, come sta facendo l’Europa, il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda, anche cambiando la legislazione interna. E un accordo internazionale per l’utilizzo di alcune materie prime. Ad esempio se devo fare le batterie di accumulo per i motori elettrici, e quindi ho bisogno di cobalto, devo fare in modo che venga facilitato questo scambio a tutti i livelli. Nessuno Paese è indipendente su nulla. Da una parte c’è il cobalto, dall’altra c’è il litio, di qua c’è il fosforo, di là c’è l’alluminio…».

Quindi favorire la transizione tecnologica elettrica attraverso gli scambi commerciali e, anche grazie all’economia, creare unità di intenti globale per raggiungere tutti i traguardi dell’obiettivo numero 7.

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