Agenda 2030 obiettivo 6, acqua pulita e igiene. Carsetti: siamo in ritardo (VIDEO)

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Redazione i404
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Tempo di lettura stimato: 3 minutiGarantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie.
L’obiettivo 6 dell’Agenda 2030 è chiaro e riguarda l’accesso universale ed equo all’acqua, in tutto il mondo. Così come mira a garantire impianti sanitari e igienici sicuri e puliti per tutti quanti. Perché sappiamo quanto questi aspetti siano fondamentali per la nostra salute.

663 milioni di persone ancora non hanno accesso a risorse di acqua potabile. 1,8 miliardi di individui nel mondo usano fonti di acqua potabile contaminata da escrementi. Anche se dal 1990 al 2015 è salita la percentuale di chi ha accesso a risorse idriche che si possono bere.
La scarsità di acqua riguarda più del 40% della popolazione mondiale.
1,7 miliardi di persone vivono in bacini fluviali dove lo sfruttamento della risorsa supera la sua rigenerazione.
Sono 2,4 miliardi gli esseri umani che non hanno accesso ai servizi igienici.
1000 bambini ogni giorno muoiono per malattie legate alla poca sicurezza dell’acqua.

I traguardi da raggiungere entro il 2030

L’obiettivo 6 dell’Agenda 2030 mira entro il 2030 a garantire l’accesso universale ed equo all’acqua potabile, sicura ed economica per ogni persona su questa terra. E l’accesso a impianti sanitari e igienici adeguati ed equi, con un occhio di riguardo alla situazione in cui sono costrette a vivere soprattutto donne e bambine.
Entro il 2030 si vuole anche migliorarne la qualità riducendo discariche e inquinamento idrico, ma anche la quantità di acque reflue non trattate.
Importante incrementare l’efficienza nel suo uso e la gestione delle risorse idriche, andando a proteggere e risanare ecosistemi legati all’acqua.
Entro il 2030, infine, è necessario incentivare la cooperazione internazionale per supportare i paesi in via di sviluppo, promuovendo una più ampia partecipazione delle comunità locali per la gestione di questa importante risorsa.

acqua potabile
Foto di Waldemar Brandt su Unsplash

Paolo Carsetti, presidente Forum Italiano Movimenti dell’Acqua

Paolo Carsetti è il presidente del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, nato nel 2006 e che riunisce oggi diversi comitati territoriali, sindacati, associazioni, organizzazioni sociali e anche singoli cittadini, che lottano ogni giorno affinché l’acqua sia considerata un bene comune e per la gestione pubblica di una risorsa preziosa per tutta l’umanità, oltre che per il pianeta stesso.

Laurea in scienze naturali con tesi sperimentale in Idrogeologia, Paolo Carsetti è da sempre impegnato nel volontariato e nell’associazionismo. Nel 2010-2011, per conto dell’associazione culturale ARCI, ha pianificato e coordinato le attività del Forum italiano dei movimenti per l’acqua e ha coordinato le attività del Comitato referendario “2 Sì per l’acqua bene comune“, per poi diventare l’amministratore e rappresentante legale del Comitato promotore del Sì al referendum per l’acqua. A proposito: quel referendum, nel giugno del 2011, portò alle urne più di 27 milioni di italiani. Di questi, oltre il 96% ha votato “sì” per l’acqua pubblica. Da marzo 2013 Carsetti è anche il responsabile dell’Associazione Acqua Bene Comune onlus e promotore della onlus A Sud Ecologia.

Il raggiungimento dell’obiettivo 6 è molto lontano

«C’è bisogno di una inversione a U rispetto alla direzione intrapresa negli ultimi anni», afferma Carsetti. «Se da subito non si inverte una tendenza, una rotta rispetto a quello che vediamo, nel 2030 non si arriverà mai a raggiungere l’obiettivo 6 dell’Agenda 2030».

obiettivo 6 agenda 2030
Foto di Yoann Boyer su Unsplash

I motivi sono semplici e per spiegarli Paolo Carsetti parte proprio dal 2011, dalla vittoria dei Sì al referendum sull’acqua pubblica. «Che l’obiettivo sia lontano lo ha esplicitato chiaramente anche l’Istat, che esaminando le azioni messe in campo rispetto al goal numero 6 mette in rilievo l’assenza, o la scarsa efficacia, delle azioni messe in atto. I motivi? Non sono stati migliorati i sistemi di depurazione delle fogne. Tra il 2018 e il 2019 l’Italia ha pagato oltre 80 milioni di euro di infrazioni per l’inquinamento delle acque. Ancora oggi, l’11 per cento della popolazione italiana non è allacciata alle fogne o a impianti di depurazione. D’altra parte», prosegue Carsetti «l’inquinamento è dovuto anche all’uso dei fertilizzanti in agricoltura. Soprattutto in Val Padana, dove registriamo una situazione di estrema gravità rispetto all’inquinamento delle falde acquifere, o in Veneto, dove l’acqua non può essere utilizzata neanche per l’irrigazione».

La gestione pubblica contro le speculazioni finanziarie

Il primo titolo future americano è già una realtà. L’alta finanza scommette sulla scarsità d’acqua nel mondo e sulle tariffe che ne deriveranno. «In Italia la vittoria del sì ha arginato la privatizzazione ex lege, ma c’è ancora molto da fare», sottolinea il presidente del Forum «rispetto all’esito politico e giuridico. Siamo molto lontani dal raggiungere una gestione pubblica per realizzare l’acqua bene comune come diritto universale dell’uomo, invece di continuare a muoversi in ottica di mercato».

Un ruolo importante per la tutela dell’acqua pubblica lo giocano anche le amministrazioni comunali. «Anche il più piccolo Comune può modificare il proprio statuto per inserire il capitolo “acqua” come bene comune, risorsa da tutelare, diritto universale». E contro gli sprechi si devono muovere tutti, anche i cittadini. «Favorire l’uso dell’acqua del rubinetto per ridurre il consumo della plastica, realizzare sistemi duali per non usare acqua di buona qualità per l’irrigazione e l’uso sanitario», conclude Carsetti.

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