Agenda 2030 obiettivo 4, istruzione di qualità. Grassi: un grande aiuto dalla pedagogia (VIDEO)

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Redazione i404
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Tempo di lettura stimato: 3 minutiFornire un’educazione di qualità, equa e inclusiva: lo stabilisce l’obiettivo 4 dell’Agenda 2030, volto a spiegare come tutti i ragazzi e tutte le ragazze abbiano diritto a un’istruzione adeguata. Anche se oggi la realtà a livello internazionale non lo garantisce.

Nei paesi in via di sviluppo l’iscrizione alle scuole primarie è del 91%, ma 57 milioni di studenti e studentesse sono ancora esclusi dall’istruzione primaria (più della metà di loro vive nell’Africa subsahariana). Il 50% di chi dovrebbe ricevere l’istruzione primaria ma non va a scuola vive in una zona del mondo in guerra.
A livello internazionale, 103 milioni di giovani non hanno capacità di base in lettura e scrittura. Più del 60% è di sesso femminile.

I traguardi da raggiungere entro il 2030

Tanti i traguardi dell’obiettivo 4 dell’Agenda 2030 da raggiungere presto. Entro il 2030 è necessario garantire a ragazzi e ragazze libertà, equità e qualità nel completamento dell’educazione primaria e secondaria. Oltre che garantire uno sviluppo infantile adeguato e l’accesso a cure e istruzione pre-scolastiche. Entro il 2030 si deve assicurare a ogni donna e a ogni uomo l’accesso equo all’istruzione tecnica, professionale e terziaria, anche a livello universitario.

Entro il 2030, aumentare il numero di persone con competenze specifiche ed eliminare ogni disparità di genere nell’ambito dell’istruzione. Tutti devono avere un livello di alfabetizzazione e capacità di calcolo, affinché tutti possano anche acquisire conoscenze e competenze per promuovere a ogni livello uno sviluppo sostenibile.
Le strutture dell’istruzione devono essere adeguate per garantire i bisogni dell’infanzia e delle disabilità.
C’è bisogno di insegnanti qualificati e di borse di studio per i paesi in via di sviluppo.

obiettivo 4 agenda 2030
Foto di Catturare il cuore umano su Unsplash

Maria Angela Grassi, presidente dell’Associazione
nazionale pedagogisti

La dottoressa Maria Angela Grassi è presidente dell’Associazione nazionale pedagogisti (ANPE), associazione scientifico-professionale non a scopo di lucro alla quale possono iscriversi i laureati in Pedagogia o Scienze dell’Educazione. Tra gli obiettivi dell’associazione c’è quello di promuovere il ruolo e la professione del pedagogista, specialista dell’educazione, favorendo anche la regolamentazione della professione.

Pedagogista, psicologa, pubblicista e socia fondatrice ANPE è anche Direttore della rivista “Professione Pedagogista” e membro dell’Assemblea della Federazione Europea dei Professionisti della Pedagogia (FEPP). Impegnata da diversi anni in molte commissioni scientifiche sulle problematiche dell’infanzia, la dottoressa Grassi è anche una relatrice molto ricercata.

Educazione e istruzione, due termini che non sono sinonimi

In Italia non esiste un albo e quindi un ordine dei pedagogisti: è il primo punto che sottolinea la presidente Grassi in merito al mancato riconoscimento – formale e informale – di questa professione. Anche nei comitati e nei team attivati per l’emergenza sanitaria i pedagogisti sono stati ignorati. «Eppure la pandemia ha portato una serie di problemi che coinvolge direttamente la sfera pedagogica», dice Maria Angela Grassi. «Fare istruzione di qualità senza fare educazione di qualità non è insegnare: questi due termini nell’Agenda vengono spesso usati in modo indifferenziato», mentre è necessario codificare tutti gli elementi presenti nel sistema scuola. «Ognuno di noi – ogni insegnante, ogni dirigente scolastico, ogni familiare, ogni studente – può fare la differenza per una istruzione e una educazione di qualità. Dare un livello base di istruzione è sicuramente importante, vuol dire dare tutti i pre requisiti previsti rispetto a lettura, scrittura e calcolo».

La scuola non deve dare solo istruzione di qualità, ma anche educazione di qualità

Ma mentre nell’istruzione c’è un trasferimento di nozioni da insegnante ad allievo, nell’educazione c’è un’interazione tra docente e discente, una relazione importante che coinvolge anche gli altri soggetti presenti in questo sistema. Con l’educazione, invece, lo studente ha un ruolo più attivo rispetto a quello di chi deve semplicemente ricevere una nozione. Altro problema è la formazione continua dei docenti. «Ora si dice che sono pochi, quindi c’è la rincorsa a cercarne nuovi e a sistemare i precari, ma bisogna lavorare molto sulla formazione continua».

Soprattutto dopo la scuola primaria, gli insegnanti che vengono reclutati non sempre dispongono delle metodologie adeguate per trasferire conoscenza, ma neanche per creare nella classe il “gruppo” e favorire le relazioni tra ragazzi e ragazze. Un insegnante ben formato riesce invece a impedire fenomeni relazionali sbagliati, come ad esempio il bullismo.

Con la pandemia le cose sono purtroppo peggiorate. La prima cosa è la salute, quindi va bene la scuola a distanza, ma tenendo ben presente che la DAD salvaguarda il livello di istruzione, non le relazioni interpersonali.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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