Agenda 2030 obiettivo 2, porre fine alla fame. Redaelli: anche in Italia bambini indigenti (VIDEO)

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Redazione i404
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Tempo di lettura stimato: 3 minutiPorre fine alla fame. L’Onu tocca un argomento molto delicato con il suo obiettivo 2 dell’Agenda 2030.
Tra i goal sottoscritti dagli Stati membri per promuovere lo sviluppo sostenibile, il secondo affronta un tema di grande attualità, considerando che circa 795 milioni di persone, 1 persona su 9, soffrono di denutrizione. La maggior parte vive in paesi in via di sviluppo, dove il 12,9% della popolazione è denutrita. L’Asia è il continente più colpito, con 2 terzi del totale, e a farne maggiormente i conti è la regione Meridionale (281 milioni). Mentre in Africa subsahariana il tasso di denutrizione è del 23%.

3.1 milioni di bambini all’anno muoiono a causa della malnutrizione, che provoca il 45% delle morti nei piccoli con meno di 5 anni. 1 bambino su 4 nel mondo soffre di ritardo nella crescita, 1 su 3 nei paesi in via di sviluppo. Qui 66 milioni di bambini che vanno alla scuola primaria arrivano ogni giorno in classe affamati. 23 milioni solo nel continente nero.

L’agricoltura dà i mezzi di sostentamento al 40% della popolazione mondiale. Per le famiglie più povere che vivono in zone rurali è la principale fonte di reddito. 500 milioni di piccole aziende agricole a livello globale garantiscono l’80% del cibo consumato nel mondo sviluppato.
Dal 1900 il settore ha perso il 75% della varietà delle colture. Se le donne oggi avessero maggior accesso alle risorse si potrebbe ridurre il numero di persone che soffre la fame. Fino a 150 milioni di individui.
1,4 miliardi di persone non hanno accesso all’elettricità e la maggior parte vive in aree rurali di regioni in via di sviluppo.

I traguardi da raggiungere entro il 2030

Con l’obiettivo 2 dell’Agenda 2030 l’Onu spera di porre fine alla fame e garantire a tutti un accesso sicuro a cibo nutriente e sufficiente, entro il 2030.
Entro il 2025 il goal si prefissa di raggiungere i traguardi già concordati a livello internazionale contro l’arresto della crescita e il deperimento degli under 5 anni, soddisfacendo le esigenze nutrizionali di adolescenti, soprattutto ragazze, donne in gravidanza e in allattamento e anziani. Entro il 2030 porre fine a ogni forma di malnutrizione, raddoppiando la produttività agricola e il reddito dei produttori di cibo, in particolare donne, indigeni, famiglie di agricoltori, pastori, pescatori.
Sempre entro il 2030 bisogna garantire sistemi di produzione alimentari sostenibili, implementando pratiche agricole resilienti. Entro il 2020 l’obiettivo è quello di mantenere la diversità genetica delle sementi, delle piante, degli animali da allevamento e domestici, delle specie selvatiche.

Bisognerebbe anche aumentare gli investimenti, migliorando la cooperazione internazionale. E prevenendo restrizioni commerciali e distorsioni nei mercati agricoli mondiali. Infine, sarà necessario adottare ogni misura necessaria per assicurare il funzionamento dei mercati delle materie prime alimentari e loro derivati.

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Foto di Shail Sharma su Unsplash

Carlo Roberto Maria Redaelli, presidente della Caritas Italiana

Carlo Roberto Maria Redaelli, arcivescovo metropolita di Gorizia dal 28 giugno 2012, è il presidente della Caritas in Italia. Nato a Milano il 23 giugno 1956, dal 2019 è presidente della Commissione episcopale per il servizio della carità e la salute e presidente della Consulta ecclesiale degli organismi socio-assistenziali e di Caritas italiana.

La Caritas italiana è l’organismo pastorale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) che promuove la carità. È stata fondata nel 1971 da Paolo VI ed è impegnata nella formazione, nel sostegno, nell’aiuto, per uno «sviluppo integrale dell’uomo, della giustizia sociale e della pace, con particolare attenzione agli ultimi e con prevalente funzione pedagogica». Più di 200 le Caritas diocesane disseminate sul territorio nazionale, che operano con 3.000 Centri d’Ascolto, gli Osservatori delle Povertà e delle Risorse, le Caritas parrocchiali e i centri di accoglienza.

Quando una persona ha fame bisogna dargli da mangiare

Con il suo esercito di 62mila volontari sparsi in tutta la nazione, le 470 mense e i 120 empori della solidarietà, la Caritas sfama ogni giorno circa 100 mila persone: una cifra che aumenta notevolmente se si pensa all’attività delle altre circa 10mila strutture presenti in Italia, come ad esempio le Mense di San Francesco e le agapi di altre istituzioni. Perché il servizio, come ricorda monsignor Carlo Redaelli, «è dare da mangiare a chi ha fame».

L’emergenza sanitaria ha poi aggravato la situazione di chi era già precario, delle madri che hanno in affidamento uno o più figli e di chi svolgeva un lavoro in nero: «I nuovi poveri stanno aumentando del 30-40% anche a causa della pandemia. Con le zone rosse abbiamo distribuito i pasti pronti e, nella primavera scorsa, nel periodo più difficile del lockdown, diversi dormitori sono stati trasformati in centri diurni, dove oltre a fare colazione gli ospiti hanno potuto avere pranzo e cena».

Per evitare che si arrivi ad avere fame occorre un minimo di reddito. «Vanno bene reddito di cittadinanza e reddito di emergenza, ma bisogna trovare nuove forme di lavoro tra quelle che si sono create anche a causa della pandemia». Con «pazienza e fantasia», dice nell’intervista il presidente della Caritas, bisogna rafforzare i servizi alla persona e i settori legati alla produzione agroalimentare. E aiutare i giovani, favorendo la nascita di start up. Fuori dall’Italia, e in particolare in Africa, la Caritas è impegnata con micro progetti che servono innanzitutto a soddisfare il fabbisogno di acqua, elemento primario per creare cibo. Piccoli progetti come ad esempio i pozzi di acqua, che funzionano meglio delle grandi opere di irrigazione, spesso abbandonate perché non si riesce a riparare un tubo rotto. Ma per combattere la fame e la povertà sono necessarie soprattutto la pace e, come sostenuto da Papa Francesco nell’enciclica “Laudato Si’“, la salvaguardia dell’ambiente. L’ambiente, se gestito male, se non gestito, rende tutti più poveri.

Come dice Papa Francesco, siamo tutti sulla stessa barca: o ci salviamo tutti insieme, o non ci salviamo.

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