Agenda 2030 obiettivo 17, rinforzare il partenariato mondiale. Arpaia: l’Italia ha sviluppato una strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile (VIDEO)

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Redazione i404
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Rafforzare i mezzi di attuazione e rinnovare il partenariato mondiale per lo sviluppo sostenibile.
L’ultimo goal dell’Agenda 2030, l’obiettivo 17, mira a rendere più forte la collaborazione e la cooperazione tra Paesi. Perché gli SDGs per lo sviluppo sostenibile possono e devono essere raggiunti insieme, attraverso l’inclusione di ogni realtà nelle posizioni decisionali, coinvolgendo non solo i governi e il settore pubblico, ma anche quello privato e la società civile. Condividere gli stessi ideali e i medesimi valori, per rimettere il pianeta e le persone al centro a livello internazionale, nazionale, regionale e locale. Nessuno escluso.

I fondi per l’assistenza allo sviluppo nel 2014 hanno raggiunto il livello più alto, con 135,2 miliardi di dollari.
Il 79% delle importazioni dai Paesi in via di sviluppo arriva in Paesi sviluppati esenti da dazi.
Il peso del debito sui Paesi in via di sviluppo è pari al 3% circa delle entrate che possono essere collegate alle esportazioni.
In Africa il numero di utenti internet si è duplicato negli ultimi anni.
Il 30% dei giovani nel mondo è nativo digitale. Eppure più di 4 miliardi di persone non hanno accesso alla rete. E il 90% vive in regioni in via di sviluppo.

I traguardi da raggiungere entro il 2030

L’obiettivo 17 dell’Agenda 2030 vuole consolidare la mobilitazione delle risorse interne anche attraverso l’aiuto internazionale al Paesi in via di sviluppo.
Compito dei paesi industrializzati è quello di rispettare gli impegni presi per l’aiuto allo sviluppo, come la destinazione dello 0.7% del reddito nazionale lordo per l’aiuto pubblico allo sviluppo (APS/RNL) ai paesi in via di sviluppo e dallo 0.15% allo 0.20% del APS/RNL ai paesi meno sviluppati.
Bisogna mobilitare risorse economiche e aiutare i Paesi in difficoltà a sostenere il debito a lungo termine, adottando anche regimi di promozione degli investimenti verso queste zone del mondo.

È necessario rinforzare la cooperazione Nord-Sud, Sud-Sud, la cooperazione triangolare regionale e internazionale e l’accesso alle scoperte scientifiche, alla tecnologia e alle innovazioni. Bisogna anche promuovere crescita, scambio e diffusione di tecnologie sostenibili nei Paesi in via di sviluppo.
L’obiettivo mira a incrementare il supporto internazionale per sostenere i piani nazionali per il raggiungimento degli SDGs dello sviluppo sostenibile.

In merito al commercio, è fondamentale incentivare un sistema di scambio universale, regolamentato, aperto, senza discriminazioni e incrementare le esportazioni dei paesi emergenti. Per Paesi meno sviluppati si deve dare accesso al mercato libero da dazi.

Gemma Arpaia, coordinatrice Asvis per l’obiettivo 17

Laureata all’Università di Napoli, Gemma Arpaia è membro del Consiglio nazionale delle Associazione delle organizzazioni non governative italiane e delle organizzazioni di solidarietà internazionali. Dal 2016 coordina il gruppo di lavoro per l’obiettivo 17 dell’Asvis, Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile.

La dottoressa Arpaia ha vissuto diversi anni in Africa e in Estremo Oriente, lavorando in diverse ONG. Dopo 4 anni di servizio in Sud Africa, come Project Leader a sostegno del Movimento Anti-Apartheid, si è trasferita a Roma lavorando per Iscos come Program Manager per le attività in Europa Orientale, Balcani e Asia, fino al 2019.

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«Asvis cane da guardia delle politiche sullo sviluppo»

Il ruolo che riveste l’Alleanza non è solo propositivo, ma monitora costantemente la coerenza delle politiche messe in campo per il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030. Un ruolo quindi da «cane da guardia», come lo definisce Gemma Arpaia.

La Commissione Europea nel 2019 ha realizzato un rapporto per verificare le scelte politiche fatte dai Paesi membri in merito a immigrazione, politiche agricole e commercio. «Ci sono vari organismi deputati a verificare la coerenza delle politiche sullo sviluppo e sicuramente il più importante è quello dell’Onu», sottolinea Gemma Arpaia. «Onu e Commissione Europea a parte, anche l’Italia ha sviluppato una strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile coordinata dal ministero dell’Ambiente. Nella cabina di regia “Benessere Italia” voluta dal governo Conte, avviene il monitoraggio delle azioni affinché non vengano adottate politiche incoerenti, come purtroppo già avvenuto, ad esempio, in tema di immigrazione con il ministero degli Interni. Ma anche l’Europa ha mostrato incoerenza sulle politiche dell’immigrazione, se si pensa ad alcuni Stati che hanno chiesto un rafforzamento delle frontiere».

In Africa però emigrazione e guerre stanno favorendo il depauperamento delle campagne. Che futuro può avere un Paese che oltre ad impoverirsi si svuota delle migliori energie?

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La cooperazione digitale: rischi e opportunità

Se la cooperazione su immigrazione, politiche agricole e commercio è essenziale, la cooperazione digitale diventa fondamentale. Secondo la coordinatrice dell’SdG’s 17, la società civile è preoccupata del ruolo che le grandi imprese tecnologiche possano assumere all’interno del panel della Cooperazione digitale creata nel 2018 dall’Onu per dare a tutti i Paesi un collegamento internet e digitale.

«C’è preoccupazione sui rischi che riguardano la privacy, l’uso illecito del digitale, i riciclaggio di capitali come a volte avviene», riprende la dottoressa Arpaia. «Siamo in ritardo rispetto al target dedicato alla Banca della Tecnologia, ma l’obiettivo era stato posto nell’Agenda 2030 con molto ottimismo, pensando soltanto a un discorso infrastrutturale, mentre la governance si sta rivelando molto più complicata».

Aiuto pubblico allo sviluppo, guerre, diritti civili

In diversi paesi in via di sviluppo sono in corso conflitti, o non vengono rispettati i diritti umani. Eppure questo non è sufficiente a bloccare rimesse private, aiuti economici, sgravi commerciali su prodotti esportati e presenza di multinazionali. Perché?

«Il discorso è molto più complicato, è solo attraverso la diplomazia e gli accordi commerciali che si tenta di risolvere queste incoerenze», prosegue Gemma Arpaia. «Difficilmente i capitali privati vengono investiti nei paesi instabili, mentre l’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) è molto attenta contro la concorrenza sleale dei Paesi che sfruttano la manodopera annullando i diritti civili. Io ritengo paradossale che organizzazioni che basano la loro azione su principi di diritti umani abbiano un potere coercitivo molto limitato rispetto a organizzazioni di diritto privatistico, come il WTO, che ha sicuramente un’influenza maggiore rispetto alle organizzazioni di diritti umani».

Aggiornare gli indicatori della sostenibilità

Più che a un aggiornamento degli obiettivi, la dottoressa Arpaia vorrebbe che si rivedessero alcuni indicatori utilizzati per la misurazione della sostenibilità. «Nell’indicatore che misura l’aumento dell’esportazione dei Paesi in via di sviluppo come un elemento di avanzamento verso l’obiettivo della sostenibilità, bisognerebbe misurare anche la qualità di questa esportazione. Quindi verificare se l’aumento di questa esportazione comporti il depauperamento dell’ambiente e delle risorse di quel Paese».

Un misuratore di qualità, insomma, che distingua il prodotto che proviene, ad esempio, dal commercio equo e solidale da quello ottenuto attraverso colture o allevamenti intensivi.

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