Agenda 2030 obiettivo 16, Pace, giustizia e istituzioni forti. Russo: la pandemia ha evidenziato il sistema di violazione dei diritti umani (VIDEO)

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Redazione i404
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pace nel mondo
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Pace, giustizia e istituzioni forti.
Il 16esimo obiettivo per lo sviluppo sostenibile promuove società pacifiche e inclusive. E che garantiscano l’accesso universale alla giustizia, creando istituzioni responsabili ed efficaci.
Il goal 16 dell’Agenda 2030 è molto ambizioso, per un tema che non può più essere rimandato.

Magistratura e polizia oggi sono tra le istituzioni più colpite da corruzione, che, insieme a concussione, furto ed evasione fiscale, ha un costo di 1,26 miliardi di dollari all’anno per i paesi in via di sviluppo.
Nei Paesi colpiti da conflitti, il 50% dei bambini è costretto a lasciare la scuola primaria (nel 2011 hanno perso il diritto all’istruzione 28,5 milioni di piccoli alunni nel mondo).
Lo stato di diritto e lo sviluppo sono collegati e si rafforzano.

I traguardi da raggiungere entro il 2030

L’obiettivo 16 dell’Agenda 2030 mira a ridurre ovunque ogni forma di violenza e il tasso di morte collegato, porre fine all’abuso, allo sfruttamento, al traffico e a ogni tipo di violenza o tortura nei confronti dei bambini. E promuovere lo stato di diritto a livello nazionale e internazionale, garantendo un pari accesso alla giustizia per ogni persona su questa terra.
Entro il 2030 tra i traguardi ce n’è anche uno che riguarda il finanziamento illecito e il traffico di armi, per porre fine a questi fenomeni e incentivare il recupero e la restituzione dei beni rubati. Bisogna anche combattere contro il crimine organizzato in ogni sua manifestazione.
Inoltre è fondamentale ridurre la corruzione e gli abusi di potere, sviluppando istituzioni responsabili e trasparenti. Il processo decisionale deve essere partecipativo, rappresentativo e aperto a tutti. Le istituzioni di governance globale devono migliorare la partecipazione dei paesi in via di sviluppo.

Entro il 2030 è necessario fornire identità giuridica a tutti e assicurare un pubblico accesso all’informazione, proteggendo le libertà fondamentali.
Le istituzioni nazionali più importanti devono essere consolidate, anche attraverso la cooperazione internazionale. Il traguardo, inoltre, mira a prevenire atti di violenza e a combattere il terrorismo.
In ogni angolo del mondo bisogna promuovere leggi non discriminatorie e politiche volte a sostenere lo sviluppo sostenibile in ogni sua forma.

promuovere la pace
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Emanuele Russo, Presidente Amnesty International Italia

Attivista torinese di Amnesty International Italia da molti anni, al termine della XXXIV Assemblea generale dell’associazione del 2019 Emanuele Russo è stato eletto presidente del movimento. In passato ha collaborato con il Segretariato Internazionale e con le Sezioni di Marocco, Polonia, Slovenia, oltre che con le strutture di Nairobi e Johannesburg per creare progetti di educazione ai diritti umani.
Coordinatore italiano della Campagna Globale per l’Educazione, ha un Dottorato di Ricerca in Relazioni Internazionali e Scienze Politiche conseguito all’Università di Torino.
Emanuele Russo lavora anche nel campo dell’Educazione alla Cittadinanza Globale a CIFA Onlus.

La pena di morte non è giustizia

«Non esiste alcuna modalità in grado di portare giustizia mediante l’uccisione di esseri umani, qualunque sia il reato commesso». Sulla pena di morte Emanuele Russo chiarisce subito un concetto, che poi è nelle fondamenta di Amnesty International: la pena di morte non è giustizia.

obiettivo 16 agenda 2030
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Eppure, per quanto concerne le esecuzioni capitali, «ci sono ancora troppi Paesi che continuano a considerare questa modalità di fare giustizia come accettabile. Allo stesso tempo vediamo anche negli altri Paesi un peggioramento delle condizioni dei diritti umani e della tutela delle libertà fondamentali».

Le ideologie sovraniste minacciano i diritti

A preoccupare il movimento internazionale per i diritti dell’uomo è «la diffusione a scala mondiale delle ideologie sovraniste, che hanno guidato o stanno ancora guidando molte potenze mondiali, o comunque si stanno infiltrando nella politica anche delle più antiche democrazie», prosegue il presidente di Amnesty International Italia. «Queste ideologie stanno mettendo in dubbio l’essenza stessa dello stato di diritto. Prendiamo ad esempio quello che sta succedendo nell’Ungheria di Orban, dove i diritti umani vengono soppressi per legge. E stanno aumentando ad ogni livello e in tutti i Paesi gli omicidi e le violenze nei confronti dei difensori dei diritti umani, dei giornalisti, dei sindacalisti, degli insegnanti. Per Amnesty International è fondamentale porre in evidenza come non ci sia nessuna possibilità per l’obiettivo 16 di essere raggiunto se non si attuano da subito dei cambi di rotta significativi. Altrimenti è a rischio l’intera democrazia».

La pandemia come lente della società

La pandemia è una lente che permette di leggere quelle che sono le contraddizioni che sono alla base del sistema sociale globale. «Quello che appare chiaro», prosegue Emanuele Russo «è che ci troviamo in un contesto in cui la catastrofe climatica, i cambiamenti drammatici che stiamo vivendo sul nostro pianeta, non sono tanto un pericolo per la Terra in sé, quanto un pericolo per la vita e per la civiltà umana così come la conosciamo. La pandemia ha evidenziato quello che è il sistema di violazione dei diritti umani. A ciò si somma l’aumento mastodontico delle diseguaglianze e il problema dei flussi migratori, che dopo anni continuano ad essere gestiti in forma emergenziale, mentre siamo di fronte a una realtà che è destinata a diventare sempre più importante».

La responsabilità della politica sulla mala gestione dei problemi legati al clima, alle diseguaglianze e alle migrazioni rende ancora più drammatica la situazione. «Di fronte all’enorme complessità di questi problemi la politica cosa fa? Preferisce camuffare il problema creando falsi nemici, o focalizzandosi sulle minoranze», sottolinea il presidente di Amnesty Italia. «È invece attraverso il rispetto dei diritti umani che si creano soluzioni durature e si affrontano concretamente i problemi a livello globale».

Proteggere i bambini vuol dire difendere il futuro

Così come la pandemia è la lente che ha rivelato lo stato delle democrazie, così il modo in cui vengono trattati i bambini a livello sociale è la spia «che ci permette di capire quanto le nostre società siano attente al loro futuro. I bambini dovrebbero essere i più protetti in assoluto», prosegue Russo «e invece nel mondo contiamo 300.000 bambini soldato e un miliardo e 200 milioni di bambini privati quasi completamente dell’accesso all’istruzione a causa della pandemia. Ciò comporterà una delle più gravi conseguenze generazionali, e verrà messo sotto scacco anche l’obiettivo 4 dell’Agenda 2030, quello dedicato all’istruzione. Per non parlare dello sfruttamento del lavoro e delle violenze. Stiamo tornando indietro sui diritti dei bambini. Lo sforzo che si sta facendo per garantire che i bambini di oggi possano avere un futuro coerente con gli obiettivi dello sviluppo sostenibile, è largamente insufficiente».

Difendere chi difende i diritti umani

All’Onu Emanuele Russo chiede un impegno importante: esigere il rispetto e la tutela dei difensori dei diritti umani. «Difendere coloro che si preoccupano di difendere i diritti umani è il punto di partenza di ogni società civile. Una società che uccide o minaccia chi difende i diritti degli altri non è una società che mette al primo posto la pace e la giustizia».

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