Agenda 2030 obiettivo 15, vita sulla Terra. Federica Bertocchini: la perdita di biodiversità è il grande problema (VIDEO)

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Redazione i404
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Tempo di lettura stimato: 3 minutiProteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre.
L’obiettivo 15 dell’Agenda 2030 difende la vita sulla Terra. Ogni essere vivente ha diritto di essere protetto ed è nostro compito evitare tutte quelle attività che possono compromettere habitat ed ecosistemi. Combattendo inquinamento e cambiamenti climatici che mettono a rischio la ricca biodiversità presente sul nostro pianeta.

1,6 miliardi di persone dipendono dalle foreste per il loro sostentamento. 70 milioni appartengono a popolazioni indigene.
Le foreste rappresentano l’habitat di più dell’80% di specie terrestri di animali, insetti, piante.
2,6 miliardi di persone vivono grazie all’agricoltura. Il 52% del terreno che viene usato per l’agricoltura soffre per il deterioramento del suolo, che dal 2008 ha avuto un impatto su 1,5 miliardi di persone nel mondo. Il deterioramento dei suoli colpisce il 74% dei poveri nel mondo.
Ogni anno perdiamo 12 milioni di ettari per siccità e desertificazione.

L’8% delle specie animali conosciute, oggi pari a 8.300, si è estinto, mentre il 22% è a rischio estinzione.
L’80% delle persone che vivono in zone rurali di paesi in via di sviluppo si affidano a medicine a base di piante.
3 miliardi di persone possono assumere ogni giorno proteine animali grazie al pesce. 10 specie offrono il 30% del pescato in mare e 10 il 50% della produzione.

I traguardi da raggiungere entro il 2030

L’obiettivo 15 dell’Agenda 2030 mira a garantire la conservazione, il ripristino e l’utilizzo sostenibile degli ecosistemi di acqua dolce, come i loro servizi, promuovendo una gestione sostenibile delle foreste, cercando di arrestare la deforestazione e promuovendo la riforestazione.
Entro il 2030 si deve combattere la desertificazione e ripristinare le terre degradate, difendendo gli ecosistemi e le loro biodiversità. E bisogna ridurre il degrado degli ambienti naturali, proteggendo anche le specie a rischio di estinzione.
Dobbiamo porre fine al bracconaggio e al traffico di specie protette, di animali e piante, prevenendo l’introduzione di specie diverse e invasive. Ed è anche fondamentale il miglioramento delle risorse economiche per preservare e utilizzare in modo sostenibile biodiversità ed ecosistemi. Mentre è molto importante trovare risorse per finanziare la gestione delle foreste in particolare nei paesi in via di sviluppo.

biodiversità
Photo by Gwen Weustink on Unsplash

Federica Bertocchini, ricercatrice e biologa molecolare

Ricercatrice toscana di Piombino, la biologa molecolare Federica Bertocchini lavora da tempo in Spagna. Ricercatrice al Centro de Investigaciones Biologicas (CIB) “Margherita Salas” di Madrid, nella sua carriera ha collaborato con diversi centri di ricerca prestigiosi, a New York e a Londra. Sua la scoperta del bruco mangia plastica, in grado di distruggere in poco tempo ogni materiale di questo tipo.
Appassionata di cinema, apicoltura e sport all’aria aperta, ha vinto il Premio Casato Prime Donne, assegnato ogni anno dal 1999 a donne che, grazie al loro impegno, hanno valorizzato la presenza femminile sia nel mondo del lavoro, sia nella società.

obiettivo 15 agenda 2030
Photo by Alejandro Contreras on Unsplash

Cosa dobbiamo aspettarci tra dieci anni? Non lo so

Mentre in Spagna e in Inghilterra prosegue la ricerca sugli enzimi della larva di Galleria Melonella (il bruco mangia plastica), con l’obiettivo di realizzare in grande scala la molecola che permetterà di contrastare il grave problema dell’inquinamento da plastica, chiediamo alla biologa una diagnosi sull’attuale stato dell’ecosistema terrestre.

«A giudicare dai rapporti scientifici, il pianeta sta andando abbastanza male», sottolinea Federica Bertocchini. «I cambiamenti climatici stanno dando risultati devastanti. La perdita di biodiversità ad esempio è il problema più grave degli ecosistemi. La diagnosi è piuttosto oscura e a livello del pianeta terrestre provvedimenti dovevano essere presi già venti anni fa. Cosa ci possiamo aspettare tra dieci anni non lo so. E ho anche paura a pensarlo».
«Abbiamo continuato a seguire questo sistema economico e sociale di sfruttamento delle risorse e noncuranza del pianeta come se ne avessimo altri, con un’accelerazione paurosa negli ultimi 40 anni. Bisogna agire subito: il pianeta è uno solo».

Foto di Javier Robles da Pixabay

La scienza per risolvere i problemi causati dall’uomo

Spesso davanti ai disastri causati dall’uomo la scienza è chiamata a intervenire con soluzioni tampone. C’è il problema dei gas serra? Si inviano in atmosfera particelle riflettenti che servono a respingere i raggi solari. C’è il problema dell’inquinamento causato dalla plastica? Si cerca di rimediare con la ricerca scientifica e, in questo caso, con l’aiuto della natura. Fino a quando sarà possibile andare avanti così?

«I problemi sono noti da tempo. Contro i gas serra bisognerebbe mettere al bando l’energia fossile, contro il problema della plastica monouso bisognerebbe inventarsi un’alternativa che non metta in ginocchio ospedali, industrie e attività varie», prosegue la biologa toscana. «I segnali di un pericolo futuro normalmente vengono palesemente ignorati, fino a quando non si arriva al punto che non si può più fare a meno di intervenire». 

La ricercatrice fa l’esempio del pericolo di estinzione di alcuni grandi mammiferi, o di insetti fondamentali per l’impollinazione e per le colture agricole. Da quanti anni si lancia l’allarme per i gorilla, per i panda e per le balene? E da quanto tempo ci si batte contro i pesticidi che stanno sterminando api e farfalle? «Quando si arriva all’emergenza, il rischio è che sia già troppo tardi».

Un freno allo sfruttamento intensivo della Terra

«Bisogna trovare un sistema sostenibile per lo sfruttamento della Terra, e intervenire contro gli allevamenti intensivi e contro l’agricoltura intensiva». Per la dottoressa Bertocchini la distruzione delle foreste per lasciare spazio ai grandi allevamenti di bovini e alle produzioni intensive di mais, palma o frutta deve essere fermata. Succede in Amazzonia, in Indonesia, in Africa. «Gli allevamenti intensivi provocano una catena di disastri ambientali», conclude«Allo stesso tempo occorrerebbero interventi drastici contro il consumo esagerato di carne, cambiando i comportamenti di alcune culture dove la carne viene consumata a colazione, a pranzo e a cena. Ma questi rischi si conoscono da decenni».
Ora, però, è venuto il momento di intervenire seriamente.

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