Agenda 2030 obiettivo 13, combattere i cambiamenti climatici. Visconti: il climate change non è una fake news (VIDEO)

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Redazione i404
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Tempo di lettura stimato: 3 minutiPromuovere azioni, a tutti i livelli, per combattere il cambiamento climatico.
Si parla di climate change e di tutte le sue conseguenze nell’obiettivo 13 dell’Agenda 2030. Affrontare e fermare i cambiamenti climatici è di urgente importanza. L’emergenza è reale e bisogna agire il prima possibile, anche perché proprio le attività umane sono una delle cause maggiori.

Dal 1880 al 2012 la temperatura media globale è salita di circa 0,85°C.
Ogni grado in più causa un calo del 5% del raccolto di grano.
Tra il 1981 e il 2000 la produzione di molte coltivazioni, come mais e grano, è scesa di 40 milioni di tonnellate ogni anno.
Gli oceani sono più caldi e ghiaccio e neve sono diminuiti. Il livello dei mari si è innalzato a causa del riscaldamento globale e dello scioglimento dei ghiacci: si parla di 19 centimetri da inizio 1900 al 2010. Il ghiaccio dell’Artico perde ogni decennio dal 1979 1,07 milioni di chilometri quadrati di ghiaccio.

L’aumento del livello del mare potrebbe essere di 24-30 cm entro il 2065 e di 40-63 cm entro il 2100 se l’innalzamento della temperatura globale salirà di 1.5°C rispetto al periodo 1850-1990.
Le emissioni di CO2 hanno avuto un incremento del 50% dal 1990, con un aumento più veloce tra il 2000 e il 2010.

I traguardi da raggiungere entro il 2030

Entro il 2030 l’obiettivo 13 dell’Agenda 2030 mira a migliorare la capacità di ripresa e di adattamento di fronte ai disastri naturali e ai rischi del clima in ogni Paese del mondo, anche attraverso politiche, strategie e pianificazioni nazionali. Fondamentale incentivare l’educazione ambientale e la sensibilità verso un tema importantissimo.
L’Onu mira a rendere effettivo l’impegno preso con la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico e  operativo il Fondo Verde per il Clima attraverso la sua capitalizzazione.
Inoltre, il goal dell’Agenda 2030 si impegna a incentivare tutti i meccanismi utili per gestire e pianificare ogni tipo di intervento per la lotta ai cambiamenti climatici nei paesi in via di sviluppo.

cambiamenti climatici
Photo by NOAA on Unsplash

Guido Visconti, climatologo e accademico dei Lincei

Guido Visconti è un climatologo e fisico italiano. Laureato in fisica all’Università dell’Aquila nel 1966, ha lavorato anche come docente e ricercatore, svolgendo periodi di ricerca all’estero (Università del Maryland, MIT, NCAR). Dal 1994 è ordinario di fisica terrestre all’Università dell’Aquila e dal 2005 è socio corrispondente dell’Accademia Nazionale dei Lincei. Dal 2012 è socio nazionale.
Nel 2001 ha fondato e diretto CETEMPS, un centro per le tecniche di telerilevamento e modellistica numerica per la previsione di eventi meteorologici gravi. Inoltre dal 2007, dopo essere stato principale investigator per alcuni progetti NASA, è entrato a far parte del comitato tecnico scientifico dell’Agenzia Spaziale Italiana.

L’emissione di anidride carbonica è andata avanti senza soste

Il professore ribadisce un punto ancora molto discusso: il cambiamento climatico non è una fake news.
«Se dobbiamo giudicare dai dati che riguardano la variazione globale della temperatura, il volume degli oceani e lo scioglimento dei ghiacci, possiamo dire con sicurezza che siamo in una fase di cambiamento climatico».

Una causa certa di questo cambiamento è l’aumento della concentrazione dei gas serra nell’atmosfera. «Sicuramente non è stato fatto nulla per bloccare il fenomeno e lo dimostra il fatto che l’emissione di anidride carbonica è andata avanti senza soste, se non con una breve flessione durante il periodo della pandemia», aggiunge lo scienziato.

climate change
Photo by NOAA on Unsplash

L’inganno dell’elettricità pulita

Di fronte a un mercato che spinge sempre di più verso una mobilità “pulita” (treni, auto e bici elettriche, monopattini) il professor Visconti si dichiara subito scettico: «Assistiamo a una grande volontà di diminuire i consumi energetici e combattere l’inquinamento atmosferico, ma poi si raccontano tante storielle per pubblicizzare ad esempio le auto ibride, che vanno ricaricate con l’elettricità prodotta dal carbone. Finché l’energia elettrica continuerà ad essere prodotta da fonti che sono carbone, petrolio e gas, non ci sarà alcun vantaggio ad usare un mezzo elettrico, se non per l’inquinamento atmosferico. Ma anche qui», sottolinea Visconti «i meccanismi di produzione dell’energia provocano inquinamento».

Azzeramento emissioni: mission impossible

Diminuire le emissioni di gas serra entro il 2030 e azzerarle entro il 2050.
«Secondo me non sono obiettivi raggiungibili», aggiunge il climatologo «In questi anni non sono state portate avanti le azioni che servivano a risolvere il problema. In più, c’è un’attitudine a combattere il cambiamento climatico in modo attivo, con quella che si chiama la Geo ingegneria. Una modifica artificiale del clima per parare gli effetti prodotti dai gas serra. Un modo di procedere molto conveniente soprattutto per quel tipo di industria che ha provocato il problema che si vuole combattere».
Visconti fa l’esempio delle particelle riflettenti sparate in atmosfera per respingere i raggi solari, così da diminuire il riscaldamento di suolo ed atmosfera. Interventi tecnologici per limitare i danni del cambiamento climatico piuttosto che intervenire alla radice e ridurre l’emissione dei gas serra.

La visione differente dell’astrobiologia

Volendo avere una prospettiva più ampia del problema, ci sono altri punti di vista che ritengono che ogni trasformazione biologica nella vita di un pianeta faccia parte di ere evolutive di lunga durata.
«Ci sono punti di vista molto più originali, come quello che fa riferimento all’astrobiologia, che studia la vita sugli altri pianeti», prosegue il professor Visconti. «Cosa dice l’astrobiologia: il clima della Terra è stato sempre influenzato dagli agenti biologici e oggi l’agente biologico più importante è l’uomo. Quindi l’uomo sta perpetuando delle attività che sono iniziate miliardi di anni fa. Ci sarà un’evoluzione più o meno naturale del clima, ci saranno dei cambiamenti anche nella orografia, ma non fermiamoci a quello che succederà tra dieci anni, ma a quello che succederà fra mille anni, ad esempio».

L’uomo può adattarsi ai cambiamenti climatici

Cambiare la produzione di anidride carbonica e di gas serra «non è una cosa che si risolve nel giro di qualche anno, e perdurerà per centinaia di anni ancora», è il parere del climatologo. «Di fronte a queste prospettive è necessario a mio parere avere una strategia più flessibile: impegnarsi per ridurre l’emissione di gas serra e allo stesso tempo adattarsi ai cambiamenti climatici, favorendo una migliore resilienza delle infrastrutture».

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