Agenda 2030 obiettivo 10, ridurre l’ineguaglianza. Padre Zanotelli: cambiare radicalmente il sistema (VIDEO)

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Redazione i404
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Tempo di lettura stimato: 4 minutiRidurre l’ineguaglianza all’interno di e fra le nazioni.
L’obiettivo 10 dell’Agenda 2030 mira a raggiungere e sostenere la crescita del reddito delle popolazioni più deboli, promuovendo l’inclusione sociale, le pari opportunità e riducendo i gap che riguardano salari e accesso all’istruzione.

Più del 75% della popolazione dei paesi in via di sviluppo vive in una situazione per cui il reddito non è distribuito in modo equo.
Dal 1990 al 2010 la disparità del reddito nei paesi in via di sviluppo è aumentata dell’11%: l’ineguaglianza provoca danni all’economia e alla lotta contro la povertà.
I bambini che vivono nei paesi più poveri del mondo hanno probabilità di tre volte maggiore di morire prima dei 5 anni. Mentre le persone con disabilità fino a 5 volte di possibilità in più di dover affrontare spese sanitarie elevate. Infine, le donne che vivono in aree rurali corrono un maggior rischio di morire durante il parto, rispetto alle donne che invece vivono in città.

I traguardi da raggiungere entro il 2030

Entro il 2030 l’obiettivo 10 dell’Agenda 2030 si prefigge di raggiungere la crescita del reddito del 40% della popolazione nello strato sociale più basso, incentivando l’inclusione sociale, economica e politica e garantendo pari opportunità.
Il goal spinge per eliminare leggi e pratiche discriminatorie e introdurre politiche fiscali, salariali e di protezione sociale per ridurre il divario. I paesi in via di sviluppo devono avere voce in capitolo per quello che riguarda le istituzioni economiche e finanziarie a livello globale e internazionale, così come i mercati finanziari globali.
La migrazione e la mobilità delle persone deve essere resa più sicura. Entro il 2030 i costi di transazione delle rimesse dei migranti devono essere ridotti del 3%.

uguaglianza
Foto di Obi Onyeador su Unsplash

Padre Alex Zanotelli, missionario e parroco del Rione Sanità a Napoli

Padre Alessandro Zanotelli è nato a Livo, in provincia di Trento, il 26 agosto del 1938. Entrato giovanissimo in seminario, viene ordinato sacerdote dell’ordine dei Missionari Colombiani del Cuore di Gesù nel 1964. Dal 1965 al 1975 ha lavorato come missionario nel Sudan meridionale, dove ha sempre denunciato ingiustizie e corruzione, proponendo modelli economici che si basassero su principi evangelici. Nel 1973 il governo gli ha negato il visto per rientrare nel paese. Ritornato in Italia, nel 1978 ha assunto la direzione del giornale Nigrizia dei comboniani, dove ha scritto approfondimenti per parlare di uguaglianza e difesa dei diritti di tutti.

Nel 1989 è tornato in missione in Kenya, a Korogocho, dove è rimasto a lungo per supportare la popolazione locale e creando piccole comunità cristiane e una cooperativa per il recupero dei rifiuti. È nato in questo periodo Udada, comunità di ex prostitute per aiutare le donne a uscire dal giro. Ritornato in Italia, Padre Zanotelli ha iniziato a lavorare nel rione Sanità di Napoli, dove opera tuttora.

Stile di vita, guerre, disastro ecologico

«Viviamo in un sistema economico finanziario che permette al 10% della popolazione mondiale di consumare da solo il 90% dei beni dell’intero pianeta». L’esperienza di Korogocho – un inferno dove 100 mila poveri vivono in un chilometro e mezzo e quadrato di baracche e rifiuti – ha costretto padre Alex Zanotelli a rileggere alcuni valori che diamo per scontati. «Ho imparato da loro, da chi vive in povertà assoluta e senza nulla, a leggere le conseguenze drammatiche provocate dalle diseguaglianze. Abbiamo 2-3 miliardi di persone che vivono con meno di 2 dollari al giorno. Abbiamo 20-30 milioni di bambini e persone che ogni anno muoiono di fame. E la situazione sta peggiorando». Ma come è possibile mantenere in piedi questo sistema di morte e di povertà? «Questo 10% di popolazione mondiale non potrebbe consumare i beni del pianeta a questa velocità se non fosse protetto da armi potentissime e non continuasse a fare guerre. Non solo per mantenere questo stile di vita si è costretti a costruire armi, ma tutto questo sta pesando sull’ecosistema terrestre, provocando quello che viene definito disastro ecologico. Se anche l’altro 90% degli abitanti vivesse come questi privilegiati, avremmo bisogno di tre o quattro pianeti».

ridurre le disuguaglianze
Foto di Matteo Paganelli su Unsplash

Dobbiamo arrivare a un mondo di eguali

«Ricordiamoci che buona parte degli obiettivi dell’Onu sono fatti dalle nazioni più ricche», commenta amaramente padre Zanotelli. «Non dobbiamo ridurre, ma eliminare le diseguaglianze se vogliamo arrivare a un mondo di eguali. Papa Francesco nella sua ultima enciclica parla di “Fratelli tutti”. Dobbiamo passare da una società di “soci” a una società di “fratelli”, dove condividere in dignità e pari rispetto i beni che la natura ci ha messo a disposizione». Redistribuzione della ricchezza quindi, ma concretamente questo obiettivo come è raggiungibile? «I governi si decidano a porre delle tasse su chi ha i soldi. Una patrimoniale diventa fondamentale, insieme alla garanzia di un reddito mondiale per il cittadino», sottolinea il parroco del Rione Sanità. «Questa è la strada da percorrere se vogliamo davvero eliminare la povertà, le diseguaglianze. Non c’è altra via. Questo sistema di morte dev’essere radicalmente cambiato perché il pianeta non lo sostiene più. Questo stile di vita di pochi che hanno tutto pesa sul pianeta e pesa anche sui poveri».

Il primato della politica e dell’informazione

Patrimoniale e reddito di cittadinanza. Poche parole per cambiare la rotta di un mondo che sta sempre più accrescendo la diseguaglianza tra gli stessi diseguali. Sembra un rimedio semplice, ma non lo è. Padre Alex spiega ancora il suo pensiero. E lo fa, come sempre, con la chiarezza e l’immediatezza che lo contraddistinguono. «Ogni persona può avere abbastanza per vivere con dignità, ma purtroppo questo i governi non lo possono fare. Le persone che noi eleggiamo vanno al governo ma poi non fanno quello che gli chiediamo, obbediscono al potere delle banche e della finanza. Per questo la politica deve ritornare al primo posto. Il diritto alla proprietà è un diritto secondario, prima viene il diritto alla condivisione universale. I beni non sono stati creati dagli Stati, e il popolo si deve muovere se li vuole ottenere. Qualcosa si sta facendo in campo ecologico, ma non basta. Credo sia soprattutto un problema di informazione. Tra i 6 personaggi più potenti del mondo, 4 hanno in mano il web e quindi anche l’informazione. Il problema di una corretta informazione diventa altrettanto essenziale per aiutare la gente. Non ci può essere democrazia senza una informazione veritiera dei fatti».

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