Agenda 2030, ecco perché la sfida da vincere oggi non è ancora perduta

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Luigi Di Fonzo
Direttore responsabile. Giornalista professionista, poeta, saggista, esperto di musica pop-rock, ama leggere e viaggiare. Due azioni complementari: spesso grazie alla lettura viaggia anche se è a letto e spesso legge mentre è in viaggio. Colleziona fumetti, in primis quelli di Andrea Pazienza e Hugo Pratt.

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Photo by Fabio Fistarol on Unsplash

È un atteggiamento di scetticismo quello che circonda la discussione sugli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.
Buona parte di questo atteggiamento deriva dalla sfiducia nei confronti di chi ha potere decisionale, di chi tiene le redini dei governi, del potere politico e finanziario.
In molti c’è la convinzione che non siano affatto sufficienti i “buoni comportamenti” della moltitudine per rendere sostenibile la vita sulla Terra. Perché sono i “cattivi comportamenti” dei pochi a decidere il destino di tutti.

La schizofrenia al potere

Il magazine i404.it, che ha nell’Agenda 2030 il suo credo editoriale e culturale, ha deciso di approfondire alcune incongruenze che partono da un vulnus originario: tra i governi dei 193 Paesi che nel 2015 hanno firmato l’accordo di Parigi, ce ne sono molti che, con il loro operato, diretto e indiretto, rendono di fatto irraggiungibili gli obiettivi dello sviluppo sostenibile globale. I rappresentanti di questi Paesi, infatti, con una mano hanno approvato l’Agenda, con l’altra la distruzione di foreste, oceani, montagne, popoli. Come fermare questa schizofrenia?

Con l’intenzione di amplificare la propria voce critica, i404 si è associata all’Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile, l’Asvis, organismo che dal 2016 promuove l’Agenda 2030 nella società, nei soggetti economici e nelle istituzioni italiane. Grazie all’Asvis, di recente la commissione Affari Costituzionali del Senato ha approvato un emendamento per introdurre il tema dello sviluppo sostenibile nella Carta Costituzionale. Un passo importante, un esempio da seguire per tutto il mondo.

Il punto della situazione a dieci anni dal 2030

Nel mese di gennaio scorso, i404 ha avviato l’inchiesta dal titolo “Agenda 2030: la sfida da vincere oggi”. Per ogni obiettivo sono state intervistate persone che avevano una conoscenza del tema riconosciuta dal mondo delle professioni, della comunità scientifica o dei movimenti pacifisti. A ogni intervista abbiamo poi affiancato un servizio dedicato a start up in linea con gli obiettivi dell’Agenda, per far conoscere realtà che hanno saputo unire grandi valori a idee di business. Il tutto per verificare se la “battaglia” per lo sviluppo sostenibile può essere vinta entro il 2030. Perché sappiamo bene che oggi è già tardi. Molto tardi. Come dimostrano anche alcuni fatti avvenuti in queste settimane, mentre chiudevamo le ultime interviste.

Nessuno vuole fermare le guerre. Forse neanche la pandemia

Dall’uccisione dell’ambasciatore italiano in Congo al colpo di stato militare in Myanmar; dalla guerra nella striscia di Gaza al balletto sui brevetti per il vaccino anti Covid; dall’annuncio della Russia che ha varato navi da guerra “invisibili”, capaci di sfuggire ai radar, all’accordo tra governo della Romania e Marina degli Stati Uniti per l’acquisto di missili di precisione a lungo raggio: un missile da crociera antinave e di attacco terrestre di quinta generazione. Per finire, la ministra della Difesa tedesca Karrenbauer che presenta al governo il progetto “Le forze armate del futuro”, con l’obiettivo dichiarato di «migliorare la prontezza operativa e la preparazione dello strumento militare della Germania ai conflitti». Ma se un Paese che rappresenta la prima guida economica dell’Europa decide di investire su un futuro di conflitti, come possiamo ancora sperare in quella sostenibilità sbandierata dai governi nel 2015?

E se le multinazionali sostenute dai propri governi continuano a corrompere – in Africa, in Sud America e in Asia meridionale – le autorità locali per avere le concessioni di sfruttamento delle risorse naturali, continuano a distruggere l’ambiente per realizzare allevamenti intensivi o raccogliere litio e cobalto per il nuovo business dei motori elettrici e a finanziare le guerre per avere migranti e manodopera a basso costo… Poi con quale coraggio ci permettiamo di richiamare il nostro vicino di casa che non smaltisce la bottiglia di plastica nel contenitore giusto?

Agenda 2030, non sono più sufficienti i piccoli gesti

È necessario più che mai ribaltare il vecchio luogo comune che viene utilizzato spesso per richiamare i cittadini ai loro doveri, come ad esempio la frase abusata del presidente statunitense John Fitzgerald Kennedy: «Non chiederti cosa il tuo Paese può fare per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo Paese». Invece dobbiamo dire chiaro e tondo ai nostri lettori che se ai piccoli gesti non corrispondono grandi gesti, nel 2030 il mondo sarà peggiore di oggi.

Secondo la maggior parte dei 17 autorevoli interlocutori ai quali abbiamo rivolto i nostri dubbi, una correzione di rotta è però ancora possibile. Gli abitanti della Terra, insomma, possono ancora fare qualcosa per rendere il loro pianeta più vivibile. Oggi il team di i404, che crede fortemente alle istanze dell’Agenda 2030, ha deciso di essere la voce di questi dubbi e di queste speranze, raccogliendo in questo articolo le frasi più significative di tutti gli intervistati, ma che i lettori potranno rileggere per intero nei servizi già pubblicati. Buona lettura. Abbiamo bisogno dei vostri commenti e dei vostri consigli per proseguire, insieme, la battaglia per un mondo migliore.

I 17 intervistati da i404 sugli obiettivi dell’Agenda 2030

I protagonisti e le loro frasi salienti

Francesco Barone (obiettivo numero 1): «Occorrono azioni concrete per eliminare la povertà».

Carlo Roberto Maria Redaelli (obiettivo numero 2): «La fame si sconfigge dando un lavoro dignitoso a tutti».

Mario Lizza (obiettivo numero 3): «Il problema dell’acqua non è separabile da quello della salute».

Maria Angela Grassi (obiettivo numero 4): «All’istruzione di qualità è importante affiancare l’educazione di qualità».

Giulia Blasi (obiettivo numero 5): «Difficile arrivare alla parità di genere se non si agisce a livello culturale».

Paolo Carsetti (obiettivo numero 6): «L’11% della popolazione italiana non è ancora allacciata a fogne o impianti di depurazione».

Nicola Armaroli (obiettivo numero 7): «Un accordo internazionale sulle materie prime necessarie per lo sviluppo dei motori elettrici».

Luigi Sbarra (obiettivo numero 8): «Bisogna investire sul valore sociale del lavoro».

Eleonora Fratesi (obiettivo numero 9): «Puntare sull’inclusione digitale e sulla tecnologia 5G».

Alessandro Zanotelli (obiettivo numero 10): «Per eliminare le diseguaglianze bisogna affermare il primato della politica sulla finanza».

Enzo Calabrese (obiettivo numero 11): «Le città per essere sostenibili non vanno pianificate pensando alle macchine».

Alessandro Sessa (obiettivo numero 12): «I consumatori consapevoli obbligano i produttori a diventare sostenibili ed evitano gli sprechi alimentari».

Guido Visconti (obiettivo numero 13): «Il cambiamento climatico non è una fake news. Occorreranno molti anni per eliminare l’uso dei combustibili fossili».

Mariasole Bianco (obiettivo numero 14): «Salvare gli oceani per salvare la vita sulla Terra».

Federica Bertocchini (obiettivo numero 15): «Fermare la distruzione di foreste e di biodiversità».

Emanuele Russo (obiettivo numero 16): «Difendere i difensori dei diritti umani, altrimenti è in pericolo la democrazia».

Gemma Arpaia (obiettivo numero 17): «La cooperazione è fondamentale per il raggiungimento di tutti gli obiettivi dell’Agenda».

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