Raggi solari: cosa devi sapere per proteggere al meglio pelle e natura

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Luigi Di Fonzo
Direttore responsabile. Giornalista professionista, poeta, saggista, esperto di musica pop-rock, ama leggere e viaggiare. Due azioni complementari: spesso grazie alla lettura viaggia anche se è a letto e spesso legge mentre è in viaggio. Colleziona fumetti, in primis quelli di Andrea Pazienza e Hugo Pratt.

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“ABC Vacanze Green” prende oggi il via dall’elemento fondamentale per le nostre vacanze: il sole. E dai processi chimici e fisici che riguardano la nostra pelle quando viene in contatto con le radiazioni solari. Mettiamo subito in chiaro una cosa: prendere il sole fa bene. Ovunque. Al mare, in campagna, in montagna, nel giardino di casa. Con le dovute attenzioni e la giusta protezione solare, il sole è fonte di benessere ovunque i suoi caldi raggi riescano a farsi spazio.

Questo “bene universale” è a nostra disposizione gratuitamente: una fonte di energia e di salute che non costa nulla. Studi recenti hanno dimostrato che la luce solare stimola i foto-ricettori presenti nel cervello, innescando il rilascio di varie sostanze. Grazie al calore del sole, infatti, il nostro corpo rafforza le difese immunitarie attraverso uno sviluppo maggiore di vitamine (come la vitamina D) e di ormoni sessuali (il testosterone).
Il testosterone in particolare è l’ormone che favorisce lo sviluppo dei genitali esterni maschili e l’acquisizione dei caratteri sessuali secondari: barba, baffi, peli, crescita lineare in età puberale e aumento della massa muscolare attraverso la produzione di eritropoietina (EPO). Ma ciò che ci interessa in questa sede è un altro processo chimico: quello in cui i raggi solari “stimolano” la produzione di un pigmento chiamato melanina.

Perché proteggersi dai raggi ultravioletti

Il risvolto della medaglia è invece rappresentato dalla luce ultravioletta che compone i raggi solari. E che si divide in UV-A, UV-B e UV-C. La maggior parte dei raggi ultravioletti che raggiunge la superficie terrestre è di tipo A (circa il 95%). Gli UV-B (quelli più dannosi per la pelle) raggiungono solo in minima parte la Terra. E gli UV-C vengono completamente assorbiti dall’atmosfera. I livelli di ultravioletti sono più alti con il crescere dell’altitudine: ogni mille metri i livelli di raggi UV crescono del 10-12%.

Chi sceglie la montagna per trascorrere le vacanze estive sappia quindi che ha bisogno di proteggere la sua cute dai raggi UV ancora di più che se si trovasse in spiaggia. L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha individuato nove malattie strettamente legate all’esposizione a radiazioni UV. La più grave di queste è sicuramente il melanoma cutaneo, tumore maligno dei melanociti, che sono le cellule della pelle che producono il pigmento cutaneo (melanina).

A seguire vengono indicati: il carcinoma squamoso della pelle, il carcinoma basocellulare, il carcinoma squamoso della cornea o della congiuntiva, la cheratosi, la scottatura, la cataratta corticale, l’ispessimento della congiuntiva e la riattivazione dell’herpes labiale. In generale, la lunga esposizione ai raggi del sole per avere una “abbronzatura selvaggia” favorisce l’invecchiamento della pelle, con le prime rughe che compaiono già a 30/35 anni.

Photo by Antonio Gabola on Unsplash

Come proteggersi dai raggi UV

Ed eccoci al punto: come proteggere la nostra pelle da questi rischi? Innanzitutto evitando di esporci al sole nelle ore più calde, in particolare dalle 12 alle 16. E poi utilizzando le creme protettive, alcune delle quali facilitano anche un’abbronzatura armoniosa del corpo.

Nei primi giorni di vacanza, per evitare fastidiose scottature che potrebbero ripercuotersi su tutto il periodo di villeggiatura, conviene utilizzare un fattore di protezione 20 se si è al mare e 30 se si è in montagna. Il fattore di protezione 20 indica che – durante la prima ora di applicazione – la crema assorbirà il 93% dei raggi UV-A. Per questo si consiglia di spalmare la protezione almeno ogni 1-2 ore dalla prima applicazione.

Per i bambini si useranno creme con fattore di protezione che vanno da 30 a 50: ovvero protezione totale dai raggi ultravioletti.

Protezione solare: filtri chimici e fisici

I filtri solari che compongono le creme protettive si distinguono in chimici e fisici. I primi contengono sostanze di sintesi che assorbono le radiazioni: i raggi solari restano “incastrati” nelle molecole del filtro e non raggiungono l’epidermide. Il filtro chimico quindi trattiene le radiazioni solari aumentando la sensazione di calore sulla pelle. I filtri fisici invece schermano tutti i raggi solari, non sono selettivi e riflettono tutta la luce, evitando il surriscaldamento della pelle. I filtri fisici sono più adatti alle pelli fotosensibili, come quelle dei bambini.

Le creme però vanno scelte con la massima attenzione: possono contenere sostanze nocive per la salute umana e per quella del mare, con danni accertati alla fauna ittica e ai coralli. Basti pensare che in alcune località turistiche, come ad esempio Palau, in Micronesia, le autorità hanno vietato dal 2020 l’uso di creme solari contenenti sostanze nocive, e lo stesso provvedimento ha preso quest’anno il governo delle Hawaii. Perché questi divieti?

Le sostanze nocive per il mare

Perché diverse creme protettive utilizzano come filtri solari alcuni ingredienti molto nocivi per l’ambiente: l’oxybenzone e la ottilmetossicinnamato, ad esempio. Il primo provoca lo sbiancamento e riduce la riproduzione di uova in determinate specie marine. Mentre il secondo ingrediente – usato per bloccare i raggi UV-B e molto utilizzato per produrre balsami per le labbra – non si scioglie in acqua e crea una patina oleosa che resta in superficie, bloccando di fatto l’ossigenazione del mare.

Si calcola che ogni anno vengono rilasciate nelle aree delle barriere coralline tropicali qualcosa come 6.000 tonnellate di creme solari, e circa 14.000 tonnellate nei mari. Il giorno successivo dal loro scioglimento in mare, la maggior parte di queste creme danneggia alghe, plancton e particelle di corallo.

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I prodotti naturali e biologici per la protezione solare

Da qualche anno le aziende di cosmetica più attente alla sostenibilità dell’ambiente e alla salute delle persone hanno formulato oli e creme solari che rispettano l’ambiente acquatico attraverso l’uso di ingredienti naturali e biodegradabili. Alcune di queste creme biologiche sono confezionate in pack di cartone certificato Fsc, ovvero prodotto con materie prime provenienti da foreste correttamente gestite.

I prodotti naturali più utilizzati per questo tipo di creme sono l’olio di Argan e di oliva, l’estratto di tè verde, la camomilla, l’aloe vera, il burro di karité. Il costo di queste creme naturali e sostenibili è ancora molto alto, ma su internet è possibile trovarle con sconti interessanti.

Come fare la crema protettiva in casa

Altrimenti si può tornare ai rimedi della nonna, quando le creme protettive si preparavano in casa.

Per fare un’ottima crema di protezione solare sono sufficienti: una mezza tazza di olio di oliva extravergine (100/125 ml), un quarto di tazza di olio di cocco (circa 30 ml), un quarto di tazza di cera d’api e due o tre cucchiai (10/15 grammi di ossido di zinco in polvere, lo trovate in farmacia, in erboristeria e anche online), a seconda della protezione che si vuole avere. Bisogna infatti considerare che ogni cucchiaio di ossido di zinco corrisponde ad un fattore di protezione pari a 10. Quindi tre cucchiai ci daranno un’emulsione di protezione solare pari a 30, e tenendo conto che una crema con fattore di protezione 30 assorbe fino al 97% dei raggi UV-A, un’ora di esposizione al sole proteggerà la nostra pelle da tutti i danni segnalati dall’OMS. E quando si deciderà di fare il bagno, l’epidermide resterà protetta anche dagli eventuali agenti irritanti presenti in acqua, ma senza inquinare il mare. E questo non è poco.

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