Mangiare sano e sostenibile: anche in villeggiatura si può. Senza rinunciare agli sfizi

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Luigi Di Fonzo
Direttore responsabile. Giornalista professionista, poeta, saggista, esperto di musica pop-rock, ama leggere e viaggiare. Due azioni complementari: spesso grazie alla lettura viaggia anche se è a letto e spesso legge mentre è in viaggio. Colleziona fumetti, in primis quelli di Andrea Pazienza e Hugo Pratt.

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Ciò che è buono per la salute umana spesso è buono anche per la salute del pianeta. Questo concetto, che è il “credo” sul quale si basa l’attività del World Resorces Institute e dei 69 Paesi che hanno dato vita al Food Sustainable Index (FSI), è fondamentale per cercare – non solo in vacanza – la chiave giusta per mangiare sano e sostenibile.

Consideriamo innanzitutto che, nel mondo, il 30% delle emissioni totali di anidride carbonica in atmosfera provengono dal cibo e dall’agricoltura. E che il 70% dell’acqua raccolta e immessa nelle condotte viene utilizzata per l’irrigazione dei campi agricoli. Inoltre l’agricoltura è la causa principale della deforestazione e della perdita di biodiversità.

Secondo il rapporto LiveWell del WWF, la nostra alimentazione è, attualmente, responsabile per il 60% della perdita di biodiversità nel nostro globo. Al “consumo” di terra, aria e acqua legato alla nutrizione dell’uomo si aggiunge poi l’enorme spreco che si fa del cibo prodotto. Negli Stati Uniti ogni abitante getta nella spazzatura ogni anno, in media, circa 95 chilogrammi di alimenti. A seguire ci sono il Belgio (87,1 kg.) e il Canada (78,2). Nei paesi poveri la situazione è molto differente. In Ruanda il cibo che in media ogni persona getta nella spazzatura sfiora il chilogrammo, mentre in Mozambico è di 1,2 chilogrammi.

Mangiare sano e sostenibile senza produrre gas o sprecare acqua 

La tutela dell’ambiente è quindi una battaglia che si combatte soprattutto a tavola: per questo motivo conoscere il rapporto tra alimento e sua sostenibilità (in termini di consumo di acqua, di terreno e di produzione di anidride carbonica) è importante. Ogni piatto può essere esaminato attraverso il Carbon Footprint e il Water Footprint. Il primo è un parametro utilizzato per stimare le emissioni di gas serra causate dall’uso di un prodotto o di un servizio. Mentre il secondo indica il consumo di acqua dolce necessario, ad esempio, per la produzione di un alimento, animale o vegetale che sia. Questi parametri servono a capire quali alimenti siano a ridotto impatto ambientale.

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A una bistecca di carne bovina di 250 grammi, ad esempio, è associata l’emissione di circa 3,4 chilogrammi di CO2. Ovvero l’equivalente di un’automobile di media cilindrata che percorre una distanza di 16 chilometri. Inoltre un bovino beve almeno 50 litri di acqua al giorno, mentre una vacca da latte ne beve 200! A questi consumi va aggiunta l’acqua impiegata per far crescere il foraggio che alimenta i bovini. Per ogni raccolto va quindi aggiunto il calcolo di migliaia di litri di acqua. Le stalle infine vanno pulite tutti i giorni. È sostenibile tutto questo?

Evitare i frutti esotici non coltivati in Italia per mangiare sano e sostenibile

Proviamo ora a calcolare il Carbon Footprint sostituendo i piatti di carne con quelli della dieta mediterranea. Un piatto di pasta condita con olio di oliva, pomodoro fresco e parmigiano provoca l’emissione di 0,45 kg di C02, un piatto di cous cous vegetariano ancora meno: 0,40 kg. La produzione di un chilo di pomodori in serra rilascia 3,5 chili di anidride carbonica, rispetto ai 0,05 kg della stessa quantità di pomodori coltivati nei campi all’aperto. Attenzione anche ai frutti esotici come ananas, kiwi, mango, banane, molto consumati nel periodo estivo. Un chilogrammo di kiwi che arriva dalla Nuova Zelanda percorre circa 18mila chilometri e produce circa 25 kg di CO2. Un chilo di pesche proveniente dall’Argentina percorre oltre 12mila chilometri ed emette circa 16 kg di CO2.

Prodotti stagionali e a chilometri zero 

Questa lunga premessa ci porta dunque a una constatazione. Ovunque andiamo in vacanza, dobbiamo prediligere i prodotti locali, i cosiddetti “chilometro zero”, e ridurre il consumo di carne rossa, soprattutto se macinata e rielaborata.

Assodato che quando si è in vacanza è difficile mangiare in modo equilibrato, ci sono delle semplici regole che, se seguite anche durante le ferie, possono fare la differenza. Al primo posto per la nostra dieta da vacanza bisogna quindi mettere la verdura di stagione. Una bella insalata infatti, non solo fa bene in quanto contiene proteine, vitamine e minerali. Ma è anche l’alimento che necessita della minore quantità di acqua per essere prodotto: “solo” 325 litri di acqua per ogni chilogrammo. Stesso discorso per la frutta di stagione (prugne, albicocche, pesche, susine, melone, anguria). Mentre se si è in una località di mare bisogna assolutamente evitare piatti con gamberetti, salmone, calamari e tutto ciò che viene surgelato. Chiedete di mangiare il pescato del giorno.

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Cosa mangiare per la salute delle persone e del pianeta

A pranzo vanno bene insalata di riso o pasta fresca condita con olio extravergine di oliva (evitare la maionese), insalata nizzarda (piatto ricco e colorato grazie alla presenza delle uova sode), insalata con tonno, pomodoro e olive nere, insalata con petto di pollo e scaglie di parmigiano. Preferite sempre il pesce di stagione. E quando avete voglia di carne non esagerate con il manzo o il maiale. La bruschetta con olio, pomodoro e basilico si può mangiare a merenda e a cena, magari accompagnata da un petto di pollo alla piastra, da qualche fetta di prosciutto crudo o da una fetta di parmigiano reggiano. Contorni come melanzane, zucchine, cetrioli, peperoni e patate vanno bene cotti al forno, altrimenti marinati e mangiati freschi. Se siete in montagna non disdegnate i cereali integrali, che forniscono fibre ed energia. Bene la frutta, ma lontano dai pasti, evitando possibilmente quella esotica. Prosciutto e melone meglio a pranzo.

Sì all’acqua e al buon vino, no alle bibite gassate

Da evitare le bevande zuccherate e gassate: bisogna bere tanta acqua, meglio se di rubinetto. Agli alcolici preferite un bicchiere di vino buono e fresco. Se siete in Italia non esiste luogo dove non ci sia un vino di qualità. Il gelato di sera solo se il pasto è stato leggero, senza carboidrati. Se fate colazione con il latte provate a usare lo yogurt insieme ai cereali, altrimenti meglio il tè verde, che contiene anti ossidanti. Non siete convinti? Una tazza di tè verde emette 21 grammi di CO2, una tazza di cappuccino 235. Se ne siete ghiotti, preparate un paio di bottiglie di tè ogni mattina e poi lasciatele al fresco o in frigo insieme a un po’ di limone spremuto. Avrete un dissetante salutare a disposizione a tutte le ore del giorno.

Dolci, gelati e pizze: gli sfizi da non evitare

Ai bambini non date le merendine confezionate a colazione: contengono zuccheri e conservanti da brividi. Meglio allora i biscotti freschi che fa il forno del paese, oppure una crostata alla marmellata o un ciambellone fatti in casa.

Evitate di sprecare cibo: quando non andate al ristorante, acquistate lo stretto necessario per fare colazione, merenda, pranzo. Se non avete la possibilità di cucinare in casa o nel bed&breakfast, allora scoprite quali sono i piatti locali e tradizionali e cercate sulla guida quali sono i ristoranti che lo hanno nel menù.

Naturalmente non è vacanza se non ci si toglie qualche sfizio, quindi non rinunciate alla pizza, al brodetto di pesce con i crostini da inzuppare, alla coppa gelato o al dolce tipico se avete l’occasione e… il posto giusto dove gustarli!

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