Niente plastica per giocare: in vacanza aiutiamo i bambini a divertirsi con la fantasia

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Luigi Di Fonzo
Direttore responsabile. Giornalista professionista, poeta, saggista, esperto di musica pop-rock, ama leggere e viaggiare. Due azioni complementari: spesso grazie alla lettura viaggia anche se è a letto e spesso legge mentre è in viaggio. Colleziona fumetti, in primis quelli di Andrea Pazienza e Hugo Pratt.

Tempo di lettura stimato: 3 minuti

Photo by Baby Natur on Unsplash

I giocattoli di legno costano troppo, diciamolo chiaro e tondo. E non sempre la materia prima è libera da impregnanti e sostanze chimiche come ritardanti di fiamma e coloranti. Ma ai giochi in plastica per bambini prima o poi bisognerà dire un definitivo “basta”. Per tanti motivi. Il primo è sicuramente quello di tutelare davvero la salute dei più piccoli, non solo toccano la plastica, ma la portano alla bocca.

La legge europea vieta l’utilizzo di alcuni metalli e diverse sostanze chimiche nei giochi destinati ai bambini piccoli, come cromo, piombo, ftalati e bisfenoli. Tanto è vero che l’Agenzia europea delle sostanze chimiche (ECHA), che ha sede a Helsinki, nel 2011 ha vietato l’uso del bisfenolo A per la produzione dei biberon.

Due sono i grandi problemi per i consumatori. Il primo è che gli schemi di etichettatura dei componenti di un giocattolo variano di Paese in Paese. Quello dell’Unione Europea, considerato il più “trasparente”, è diverso ad esempio da quello della Cina, degli Stati Uniti, della Russia o dell’Australia. E siccome alcune sostanze chimiche sono “naturalmente” presenti nella plastica – e quindi comunque nocive per la salute -, quanto meno bisognerebbe indicare nelle etichette anche i fattori di rischio in base all’esposizione e al contatto con il giocattolo in questione.

Photo by Matt Hudson on Unsplash

Bisfenoli anche nelle urine dei neonati

Il secondo problema è scientifico ma anche sociale. I risultati di un recente studio condotto dai ricercatori della Technical University of Denmark e dell’Università del Michigan (in collaborazione con il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente) non è tranquillizzante. I ricercatori dei due istituti hanno esaminato 419 sostanze chimiche presenti nei materiali plastici duri, morbidi e schiumosi. Di queste 126 (ossia il 30%) sono risultati potenzialmente dannosi per la salute dei bambini.

Questo risultato giunge dopo lo studio condotto lo scorso anno dal team del dottor Davide Staedler, in collaborazione con il Dipartimento di tossicologia e farmacologia dell’Università di Losanna, che ha coinvolto tre cantoni della Svizzera in cui sono stati raccolti i campioni di urina da 110 pannolini usati da bambini di età compresa tra i 6 mesi e i 3 anni. L’urina è stata analizzata in laboratorio allo scopo di cercare, in particolare, bisfenoli e ftalati, composti chimici che vengono utilizzati come agenti plastificanti per un numero elevatissimo di oggetti di uso comune, come giocattoli e imballaggi di vario tipo. Oggetti con cui i piccoli entrano quotidianamente in contatto. Ebbene, in circa la metà (47%) dei campioni di urina analizzati i ricercatori hanno trovato tracce di uno o più bisfenoli, e in misura minore anche di ftalati. Nel 7% dei casi erano presenti tracce di bisfenolo A.

Da anni si discute dei possibili effetti negativi di queste sostanze sullo sviluppo fisico e mentale dei bambini piccoli. Per esempio, sappiamo che gli ftalati e i bisfenoli sono degli interferenti endocrini. E dunque tossici per il sistema riproduttivo. Un fatto – quello delle nascite zero – che continuiamo ad addebitare alle problematiche economiche e ai nuovi stili di vita, ma che potrebbe celare ben altre responsabilità.

Riconoscere i giocattoli pericolosi: il sistema Rapex

Ma cosa sono i giocattoli? Ce lo dice la legge italiana, che attraverso il sito del ministero della Salute porta anche a farci conoscere il sistema Rapex, ovvero il sistema rapido di allerta istituito dall’Unione Europea per segnalare prodotti pericolosi non alimentari.

Secondo l’ultimo rapporto Rapex, nel 2020 il sistema ha registrato 2.253 “alert” lanciati dall’UE, di cui il 27% sui giocattoli. Lo stesso tipo di informazioni sono consultabili nell’archivio “prodotti pericolosi”. Si tratta in questo caso di segnalazioni effettuate dalla Direzione Generale della Prevenzione del Ministero della Salute e riferite unicamente al mercato italiano, inviate al sistema europeo Rapex, tramite il punto di contatto.

Queste informazioni possono orientare il consumatore al momento dell’acquisto di un giocattolo. In Italia nel 2020 i giocattoli hanno rappresentato il 22% dei prodotti non conformi ritirati dal mercato e registrati nell’archivio dei prodotti pericolosi.

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Stimolare la fantasia e dire addio ai giochi in plastica per bambini

Insomma, se i giocattoli di legno costano troppo e possono comunque nascondere insidie, e se è meglio evitare i giocattoli di plastica – almeno quelli per i bambini fino a 6 anni di età, come li “teniamo” i figli durante le vacanze?

Se non sono stati già assuefatti da telefonini, videogiochi e consolle interattive – si spera di no, visto che parliamo di bambini piccoli – e se hanno la fortuna di avere un fratellino o l’amico/a del vicino di ombrellone, al mare non dovrebbero esserci problemi. Sabbia, conchiglie affiorate sulla battigia insieme a piccole pietre levigate (da non riportare a casa!), biglie di vetro e pallone sono ingredienti più che sufficienti per fare giochi divertenti che vanno dai castelli di sabbia fino alla pista dove tirare le biglie.

In montagna l’osservazione degli animali selvatici attraverso l’uso del binocolo, la “caccia” fotografica alla ricerca di fiori, piante e animali mai visti. Senza dimenticare i percorsi da fare in bicicletta (una buona occasione per insegnare ai bimbi ad andare su due ruote). Ma anche le escursioni alla scoperta di bellezze naturali e gli sport che permettono il contatto con la natura sono esperienze che nessuna nuova tecnologia potrà mai sostituire.

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