Non mangio. Ma perché non parlo?

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[LA PAROLA]

Ci sono persone che senti appena.
Perché i disturbi alimentari sono legati a doppio filo all’espressione verbale.
Ma perché? Mangiamo per festeggiare. Mangiamo quando siamo tristi. A tavola si fanno ottimi affari e si chiudono contratti. Gli amanti cenano insieme. Si mangia per conoscersi, per stare bene.

Il cibo è interdisciplinare. Il cibo riguarda tutti. Il cibo è dappertutto.

Programmi tv, prove del cuoco, sfide tra ristoratori o chef, in erba o stellati. Puntate televisive che omaggiano l’unto, altre che indagano come è fatto il cibo, dalla terra, al packaging. E noi guardiamo. E mangiamo. Magari mangiamo mentre guardiamo.
Ma il cibo è il campo dell’Altro.
Anna, che problema c’è? “Sono anoressica”. Invece di “Sono Anna e ho mal di pancia. Odio il formaggio e mi piace il caramello”.
Il nome del disturbo prende il nome della persona. Che viene etichettata. Non c’è riformulazione, né investimento della parola sui fatti.

Uno scollamento dall’Altro.

E quindi una sua invasione, privo dei legacci della parola, che in qualche modo abbiamo voluto provare a riprodurre con questo approfondimento, in cui le parole, le immagini, il suono, viaggiano separatamente. Ma noi li rimettiamo in gioco con intensità.

Perché dare volume o dare contenuto, fa muovere il mio Altro.

Quell’Altro che costituisce tutto quello che fa parte di me, ma non posso controllare, che mi sfugge, che voglio, su cui non ho potere: sono le emozioni, i pensieri, i desideri.
Se non ho modo per esprimere queste cose, se l’Altro non ha una sua voce, la voce trova espressione da un’altra parte.
Anche morire è parlare.
Bisogna quindi trovare altri canali per non farmi usare sempre gli stessi modi di espressione. Per darmi una voce appunto.

Perché è così importante la parola?

Perché vale quanto e come un silenzio. Una presenza muta può essere assordante.
Perché se non passo attraverso la voce, passo qualcosa attraverso il corpo.
Ermetico, chiuso verso quel mondo che credo voglia sempre sapere qualcosa da me. Il rifiuto. Per detenere il potere. E mettere l’altro nell’impotenza.

Magari parlo. Ma non dico nulla. Nulla di me. Ripeto quello che ho sentito dire mille volte da mia madre, dal dottore che mi ha in cura da tempo.

“Sono Anna e sono anoressica”.

Ma se gli altri non fossero interessati a quello che dico? Se non c’è un intento prescrittivo, allora parlo. Ma parlo veramente. “Perché sono Anna, sono anoressica e peso 40 kg, ma amo Harry Potter e mi piace il caramello. E ho fame”.
Sì, anche le anoressiche hanno fame. Solo che nessuno lo hai mai davvero tenuto nella giusta considerazione.

Perché il problema può non essere: mangiare o non mangiare. Ma mangiare cosa?

“Sono malata. Non ragiono. Devo mangiare o morirò”.
E si trascurano i suoi desideri. Anna pesa meno di 40 kg ormai. E’ incapace di intendere e di volere. E’ capricciosa, autolesionista. Anna non vuole.
Anna parla, ma non dice. Ma Anna ragiona.
“Vorrei che chi mi parlasse capisse che non si tratta solo di cibo, che è una continua lotta contro sé stessi. E’ una cosa surreale e così mi autoconvinco che tutto ciò non sia vero. Io sono qui. Guardatemi”.

Si pensa che chi ha un disturbo alimentare sia vittima del mito dell’immagine, della perfezione.

Non è sempre vero. È uno specchietto per le allodole.
È fermarsi ad un’idea che fossilizza ancora di più, che standardizza una patologia, che si presenta solo come un comportamento standard. Ma ogni storia è a sé. Ogni corpo è a sé, al di là delle regole cliniche secondo le quali dovrebbe vivere o morire, pensare o vaneggiare, avere o non avere il ciclo.
Eccolo, il corpo, quella continua ricerca della perfezione. Ma sono temi che non inquadrano, spostano l’occhio, sempre e solo sulla superficie.

Ma allora perché il fenomeno non fa che aumentare?

Siamo in una società moderna, attenta, efficiente.
Ecco centrato il punto. Siamo in una società incentrata sul dovere, sulle aspettative.
I bambini sono iperattivi, anche loro efficienti, talvolta vessati. E non sorprende, purtroppo, se l’anoressia infantile è una drammatica realtà di questi tempi.

Abbiamo mille trasmissioni sul tema alimentare, che spingono al benessere.

Ma questo sistema, che non funziona, genera uno scarto con cui dobbiamo fare i conti. C'è sempre un più ed un di meno, rispetto ai contenuti, all'oggettività, non misurabili, ma che operano. Lo scenario perfetto su cui si focalizzano i sintomi.
Ma se traccio una riga, non chiedo non voglio, non suborno, allora Anna parla. Alza la voce e dice. Esiste, anche al di là di quello che fa, di come si tratta o si maltratta.
E se Anna dice, ci lascerà entrare. E forse guarirà.

Articolo scritto da Monia Donati in collaborazione con il centro Heta, Centro multidisciplinare per il disagio psichico e i disturbi alimentari, Ancona

[IL SUONO]

 

 


Estratti dall'audio del documentario "Eat Me", di Ruben Lagattolla e Filippo Biagianti, prodotto dal Centro Heta nel 2016.

[LE IMMAGINI]

Scatti artistici a cura di Alessia Cocca.

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Alessia Cocca
Alessia Cocca

Fotografa, artista e persona caotica.

Monia Donati
Monia Donati

Direttore responsabile. Giornalista, esperta in comunicazione e marketing, curiosa del mondo.


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1 commento

  1. Avatar

    I disturbi alimentari, non sono altro che una disperata richiesta di aiuto inconscia, di persone che nella loro vita hanno subito traumi di vario genere, abusi, hanno insomma un’enorme sofferenza che li dilania dentro. Le persone in generale vengono prese dai 1000 problemi della vita e non riescono più ad ascoltare veramente; sempre più spesso i soggetti più fragili e più bisognosi rimangono incompresi. Un’anoressica chiede aiuto alle persone che gli stanno intorno con tutte le sue forze (anche perché non gli é chiaro cosa gli sta capitando) ma la gente non sente, non vuole vedere la realtà. Le cure a disposizione per queste malattie non sono complete, non è sufficiente far tornare a nutrire i soggetti, ma si dovrebbe cercare di scoprire la causa scatenante del profondo disagio che li sta distruggendo. Le anoressiche non perdono lo stimolo della fame anzi, vivono costantemente con i crampi allo stomaco causati dal digiuno…( vivono la fame) si sentono come se stessero in un tunnel, buio e oscuro senza via d’uscita e si accorgono che nessuno li può comprendere veramente. Il problema è che vi sono molte “conoscenze” errate su questo disturbo, ancora troppe persone pensano che le anoressiche siano delle stupide/i che vogliono diventare come le modelle che vedono in televisione trattandole di conseguenza, così il soggetto inevitabilmente peggiora. Questi individui avrebbero solo bisogno di essere ascoltati e compresi in modo più profondo, allora molte più persone riuscirebbero a guarire. L’anoressia non è stupidità, é sofferenza e disagio profondi.
    Una ex anoressica

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