Vigoressia: quando l’aspetto fisico è la cosa più importante. Da valore a ossessione

Gli influencer, i social, la dieta, gli allenamenti.
E poi pollo, verdure, riso basmati. Un bicchiere di vino. Ma ho sgarrato e lunedì con l’allenamento ci vado giù più duro.

Francesco ha iniziato andando in palestra tre volte a settimana.

Non si sentiva a posto e voleva sentirsi meglio, più in forma, più forte. Aveva anche avuto problemi di sovrappeso negli ultimi anni, ma ormai si parla di secoli fa.
Per lui è iniziata così. Per altri come lui, con modalità non identiche, ma simili.
Francesco ora si allena quattro volte la settimana, per due ore a volta.
Principalmente sala pesi. Per dare nuovo vigore ai muscoli appannati. Poi, in vista dell’estate, ci si rimette in forma perfetta e si aggiungono le sessioni di cardio. E gli allenamenti passano da 4 a 6.

Niente steroidi anabolizzanti o sostanze per pompare.

O meglio, la formula perfetta sta nell’equilibrio delle forme, nelle proporzioni, nella perfetta simmetria naturale, che di naturale non ha davvero nulla.
Questa è la ricerca. Quella di un ideale di bellezza e perfezione che impazza sui social sotto l’etichetta di #aestheticbodybuilding: muscolosi, ma estetici.
Ma per raggiungere questo livello, non basta essere naturali.
Il fisico viene asciugato fino allo stremo. Con sedute ripetute e talvolta massacranti in palestra, con digiuni a intermittenza, con l’aiuto o meglio, l’uso e l’abuso, di sostanze indicate da personal trainer e medici conniventi, con una vita relazionale tutta tesa e protesa a questo obiettivo. Scatti privati, scatti per incentivare possibili relazioni professionali. Tutti realizzati per fare bella mostra di sé sulle piattaforme social, Instagram in primis.

Almeno un post al giorno.

Non di più, come le regole della comunicazione su cui sono ben preparati, indicano.c
Perché anche quando non si è influencer, lo scatto in posa, naturale ovviamente, con conseguenti like e apprezzamenti, diventa il premio. E più ti piaci, più vuoi di più.
Quando non si è al massimo della resa fisica, si usano gli scatti fatti mentre si era al top, che si spalmano per tutta la stagione: si fanno una sessione fotografica invernale e una estiva. Nel resto dell’anno si fa mantenimento. Ma questo non vuol dire che si fatica di meno in palestra e si abbassa il livello di attenzione su quello che si mangia.

Perché c’è il mondo reale e quello social.

E bisogna essere presenti e gestire bene entrambi i mondi.
È il culto dell’efficienza, che va a braccetto con quello estetico, dell’eterna ricerca della giovinezza.
Produttività e immagine: la bussola sociale dei nostri tempi.
Uno dei termini utilizzati per descrivere questo fenomeno è vigoressia, che sottintende una condizione di dipendenza ossessiva dall’esercizio fisico a causa di una preoccupazione eccessiva per il proprio aspetto.
Il corpo ha un ruolo preponderante. Che si riflette o, meglio, invade anche il lavoro, lo studio, la famiglia e i rapporti sociali.
Organizzazione è una delle parole chiave. Nella regolarità della vita, nella pratica della palestra, nell’alimentazione. Qualche sgarro può essere concesso. Ma sono infrazioni calcolate, con rimedi altrettanto pianificati.
A Natale riso con verdure, all’aperitivo concesso con gli amici un solo bicchiere di vino e niente stuzzichini, poi si recupera e si fa una seduta più aggressiva.
Perché i risultati da perseguire sembrano raggiungibilissimi. Ma non lo sono assolutamente. Si impara a gestire tutto.

Anche l’uso di sostanze è pianificato.

Si fa tutto con la testa. Anche se in realtà la testa si perde, schiacciata da stereotipi, da quel devo e voglio, molto differenti dal sono.
Perché alla fine di tutto il punto cruciale è questo. Non tanto quello che si fa. Ma il fatto che Francesco non può fare altro. Non riuscirebbe a fare altro.

Bisogna utilizzare la testa – racconta Francesco – Mi piace allenarmi, ho scelto questa vita.
Prima se mangiavo una cosa in più avevo sensi di colpa. Ora non è più così.
Non è che se mangi 10 grammi di più ingrassi. Ma non riuscirei mai a mangiare quello che c’è. Io mangio quello che devo. E me lo rendo buono.
Quando guardo gli altri che lo fanno, e non è una volta sola, mi chiedo perché. Perché si rilassano così, perché lo fanno e poi si lamentano.
Anche pensando alla mia compagna mi piace che abbia cura. La giovinezza non non dura in eterno. Il carattere conta. Ma io continuerò ad allenarmi sempre. Primo perché l’aspetto fisico è la cosa più importante. E poi perché mi fa star bene. Io non obbligo. io scelgo.
Ma sceglie davvero?

Articolo scritto da Monia Donati in collaborazione con il centro Heta, Centro multidisciplinare per il disagio psichico e i disturbi alimentari, Ancona

Scatti artistici a cura di Alessia Cocca.

Altro dall’autore:

About Author

6
Alessia Cocca
Alessia Cocca

Fotografa, artista e persona caotica.


COMMENTA CON FACEBOOK




Lascia un commento

Top