L’uomo del futuro: saremo fatti di plastica?

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Il futuro intriga. Talvolta spaventa, ma comunque desta curiosità.
Sapere come ci sposteremo, come saranno le città, come evolveranno il cibo, il lavoro, gli stili di vita. Dimenticandoci talvolta che in tutto questo spazio, che è la vita, dimora l’uomo. Che non ha smesso di mutare con l’homo sapiens.
Perché un corpo risponde all’ambiente circostante. E, come tale, muta, modificandosi condizionato dai cambiamenti intorno a sé.

L’uomo che verrà.

Qualche esempio: nel futuro scompariranno i tratti razziali. Non sarà più possibile associare determinate caratteristiche fisiche ad un luogo in particolare sulla terra. A causa della fusione fra culture e dei maggiori spostamenti, i tratti saranno sempre meno marcati.
La razza umana del futuro avrà una fronte più spaziosa per contenere un cervello più grande ed una pelle scura in grado di resistere alle radiazioni.
C’è chi sostiene che entreremo in una fase definita transumanesimo, in cui dei nanorobot saranno integrati al nostro corpo per migliorare le nostre abilità. Saremo la fusione della nostra biologia e delle macchine.
L’aumento delle temperature potrebbe dare vita a degli esseri umani più alti e magri, meglio capaci di dissipare il calore corporeo in eccesso.

Saremo fatti di plastica.

Tra i molti fattori che influenzano e probabilmente muteranno il nostro fisico e su cui non si hanno ancora evidenze nette, c’è l’invasione della plastica e delle microplastiche, che dai mari, alla terra, all’aria, stanno conquistando spazio anche nel corpo umano. Con ovvi impatti negativi.
Plastica nelle urine, plastica nelle feci.
Plastica nei pesci. Ma è più probabile ingerire plastica attraverso la polvere presente nell’aria che non mangiando pesce, dice uno studio pubblicato nel 2018 su Environmental Pollution.

Le microplastiche sono ovunque. Tra i maggiori accusati ci sono i sacchetti di plastica, le cannucce, gli abiti in nylon o poliestere che vengono lavati in lavatrice, i prodotti di bellezza e i contenitori per il pranzo e le bottiglie di acqua, tra le prime fonti.

È impossibile non mangiare letteralmente plastica.

Ogni anno ne ingeriamo circa 50mila particelle. Con l’alimentazione ne ingeriamo fino a 5 grammi a settimana. Come mangiare una carta di credito.
E poi c’è l’acqua.
Certo aiuterebbe molto bere acqua del rubinetto e non imbottigliata. Ed usare bottiglie non usa e getto, ma in acciaio, in vetro o soluzioni simili.
L’acqua minerale contiene un quantitativo di particelle di plastica 22 volte maggiore rispetto a quella del rubinetto. Secondo un recente lavoro pubblicato sulla rivista Environmental Science and Technology, chi usa acqua in bottiglia può ingerire fino a 130 mila microplastiche in più.

Le problematiche derivate dalla plastica.

La presenza di BPA, bisfenolo A, e di ftalati è innegabilmente legata a malattie cardiache, obesità e diabete di tipo 2 e anche alla compromissione dello sviluppo neurologico nei bambini. Il BPA può indurre alterazioni della funzione epatica, alterazione del sistema riproduttivo e della funzionalità cerebrale, insulino resistenza. si comporta come un agonista per i recettori degli estrogeni, inibisce la trascrizione dell’ormone tiroideo e altera la funzionalità delle cellule beta del pancreas.

Ma la reale tossicità e pericolosità delle nano particelle per gli esseri umani è ancora inesplorata.
La prossima sfida è capire fino a che punto la plastica che entra nel nostro corpo riesca a diffondersi nel nostro organismo.

 
Articolo scritto da Monia Donati. Scatti artistici a cura di Alessia Cocca.

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Alessia Cocca

Fotografa, artista e persona caotica.


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