L’essere umano è l’unico animale votato all’autodistruzione

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Autodistruzione.
L’autodistruggersi, distruzione di sé stesso, in senso proprio o figurato.
Tendenza, più o meno consapevole, a danneggiare se stessi.

In natura non esiste animale che tende all’autodistruzione. Fatta eccezione per l’essere umano.
Che sembra proprio portato e votato a far tabula rasa di tutto quello che ha intorno. Anche se questo vuol dire distruggere il pianeta su cui vive e mettere a rischio la sua stessa sopravvivenza.

L'autodistruzione dell'uomo

Umanità, tra autodistruzione e distruzione dell’ambiente.

Pierre Rabhi, scrittore francese, scriveva:

La specie umana è la sola ad autosterminarsi. Persino le grandi scimmie, così vicine alla nostra specie, cui abbiamo affibbiato il nostro immaginario di sanguinaria ferocia, sono esseri vegetariani e pacifici, che non si distruggono fra loro e non hanno istinti bellicosi tranne quelli legati alla sopravvivenza.

L’essere umano è l’unico animale che si è costruito il suo ambiente. E ora fa di tutto per distruggerlo.
Rappresenta solo lo 0,01% di vita sulla Terra. Praticamente nulla di fronte alla vastità del creato e di tutto quello che esiste. Eppure ha già provveduto a distruggere l’83% delle specie. Con una spinta sull’acceleratore negli ultimi 50 anni, i peggiori della storia dell’umanità per quello che riguarda il rapporto con la natura.
Abbiamo preso possesso di tutto. Senza chiedere il permesso a nessuno. Snaturando, distruggendo, ridisegnando quello che ci circondava. Senza porci domande sulle possibili conseguenze.

Siamo una parte davvero piccola dell’intero sistema Terra. Eppure il nostro impatto è devastante, smisurato, sproporzionato. E purtroppo anche distruttivo.
Dominiamo la Terra come i peggiori dittatori che si siano mai visti.
E il problema non è solo il nostro rapporto con l’ambiente.

L'autodistruzione dell'uomo

Intelligenza artificiale e autodistruzione, se la tecnologia prende il sopravvento.

Era il 2016 quando il fisico Stephen Hawking parlava di autodistruzione dell’umanità.
Inquinamento, avidità, stupidità. Queste le tre grandi minacce della Terra. Tutte imputabili agli esseri umani.
In un’intervista al Larry King Now, il famoso scienziato inglese si diceva preoccupato non solo dell’avidità e della stupidità umana. E non solo dell’inquinamento e del sovraffollamento. Era preoccupato anche dell’uso dell’intelligenza artificiale. Della “corsa agli armamenti di intelligenza artificiale di alcuni paesi“. Che avrebbe messo a rischio l’esistenza stessa dell’umanità.

Un’intelligenza artificiale canaglia potrebbe essere difficile da fermare. Dobbiamo garantire che l’IA sia progettata eticamente con salvaguardie in atto.
Stephen Hawking

Tecnologia senza etica, ecco il rischio che oggi corre l’umanità. Un rischio che va a sommarsi all’innata natura umana che tende all’auto annientamento. Alla distruzione di tutto quello che ha creato. Senza porsi minimamente il dubbio che possa creare disastri inimmaginabili dai quali è impossibile tornare indietro.
Un destino ineluttabile per l’umanità?

Il rischio, continua Hawking, è alto:

Non penso che i progressi in questo campo porteranno necessariamente dei benefici . Una volta che le macchine riusciranno ad evolversi da sole, non possiamo sapere se i loro obiettivi coincideranno con i nostri.

Il rischio secondo gli esperti è quello di un transumanesimo in cui l’essere umano perda il controllo di quello che ha creato. Nessuno scenario apocalittico, ma ipotesi da tenere presenti oggi per evitare di spingere ancora di più sull’acceleratore dell’autodistruzione. Sempre pronto a superare i limiti concessi. Senza che l’essere umano se ne possa rendere conto.
Una post umanità che sarebbe l’esatto opposto del Superuomo ipotizzato da Nietzsche. Perché imbrigliato in percorsi e sistemi dettati dalla tecnologia che gli farebbero perdere gran parte della sua libertà. E della sua capacità di vivere pienamente la vita.

L'autodistruzione dell'uomo

Come salvarsi dall’autodistruzione.

Autodistruzione e rinascita. Solo con una forte presa di coscienza la rotta può essere invertita. A partire dall’inquinamento. E dalla difesa dell’ambiente. Lasciando perdere quell’atteggiamento di immobilismo, volontario o involontario, che ha impedito di correre ai ripari quando ancora non si trattava di un’emergenza. Come invece lo è oggi.
Ma non solo. Abbiamo anche bisogno di cambiare mentalità, come suggerito da Gino Strada, medico di Emergency:

Se non riusciamo ad affermare una cultura di pace e una politica di pace, sono convinto che andiamo verso un’avventura il cui punto finale è l’autodistruzione.
Gino Strada

L’umanità deve trovare una nuova etica. Una nuova scala di valori che possa riportare uomini e donne al centro. Ripensando i propri rapporti con la natura. E ripensando i rapporti tra simili.
Dialogare, comunicare, non chiudersi agli altri, ma cooperare. Seguendo quegli obiettivi dell’Agenda 2030 che sembrano essere un faro per impedire l’autodistruzione umana. Un’utopia nella quale anche papa Francesco crede, come ben spiegato nel suo Laudato si’: abbiamo bisogno di “grandi percorsi di dialogo che ci aiutino ad uscire dalla spirale di autodistruzione in cui stiamo affondando“. 

Una missione non facile. Ma assolutamente necessaria. Perché l’umanità non rischia di scomparire per cause esterne alla sua volontà. Siamo eccezionali a pensarci da soli.

L'autodistruzione dell'uomo

Il pericolo maggiore che possa temere l’umanità non è una catastrofe che venga dal di fuori, non è né la fame né la peste, è invece quella malattia spirituale, il più terribile perché il più direttamente umano dei flagelli, che è la perdita del gusto di vivere.
Teilhard de Chardin

Articolo scritto da Patrizia Chimera. Scatti artistici a cura di Alessia Cocca.

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Alessia Cocca

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