Un mondo che va al macero

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Ogni mattina, un uomo si sveglia.
Fa colazione, lavora, poi pranzo, ancora lavoro, cena. E se segue un buon regime alimentare, magari fa anche due spuntini intermedi. Oppure un rilassante aperitivo con gli amici.
Ed in questo scenario, fa la spesa, lava, taglia, cucina. Il cibo per sé, quello per il compagno, compagna, moglie, marito, figli. Magari ognuno con gusti e alimentazione diversi. E poi ci sono il gatto, il cane, il pesce rosso. Abitudini quotidiane, talvolta malsane.

Quanti alimenti acquisti ogni settimana? E quanto cibo getti nella spazzatura?
Ogni italiano spreca 36 kg di cibo all’anno.
3 kg di cibo al mese gettati nell’immondizia. E secondo il Ministero dell’Agricoltura il 50% degli sprechi avviene in casa.
Ma ogni giorno si mangia anche fuori casa: perché la pausa pranzo è corta, perché non si ha voglia di cenare a casa. Gli sprechi alimentari fuori casa rappresentano il 21% del totale. E nel 2030 potrebbero aumentare del 61% rispetto alle quantità attuali.

E poi ci sono i supermercati e la GDO.
Siamo abituati a trovare sempre tutto. Scaffali e scaffali pieni di cibo.
18,7 kg per mq di superficie di vendita che si spreca ogni anno, per una stima di 220mila tonnellate all’anno di cibo (dati da REDUCE, un progetto sulla quantificazione dello spreco nelle diverse fasi della filiera, finanziato dal Ministero dell’Ambiente e coordinato dall’Università di Bologna).
Tra i reparti che soffrono di più: salumi e latticini, ortofrutta e panetteria.
Prodotti che subiscono una non sempre efficace gestione degli ordini, delle scadenze, dei guasti, delle promozioni. E poi, per strategia di marketing, si aggiunge il posizionamento dei prodotti numeroso: il “mucchio”, l’offerta.

Idee commerciali come le offerte dei prodotti in scadenza, se non addirittura la possibilità di portarsi a casa gratuitamente quelli sotto data, aiutano molto.
E tutto l’invenduto?
Finisce nell’indifferenziato (ad eccezione di carne e pesce). Per ridurre i costi di trasporto, il distributore non si riprende tutti i prodotti ritirati dagli scaffali, ma li lascia smaltire al punto vendita, che non ha costi aggiuntivi

Nel settembre 2015 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato 17 obiettivi di sviluppo sostenibile per il 2030. Il goal 12, consumo e produzione responsabili, prevede di dimezzare gli sprechi alimentari pro capite, a livello di vendita al dettaglio e di consumatore e di ridurre le perdite alimentari lungo le catene di approvvigionamento e di produzione.

Azioni di solidarietà sociale, la doggy bag, atteggiamenti di uso consapevole del cibo possono aiutare in questa lotta contro gli sprechi. Per non restare spettatori indifferenti di un mondo che va al macero.

Perché non è solo una questione economica.
Solo in Italia 8,5 miliardi di euro buttati alle ortiche ogni anno, pari allo 0,6% del PIL.
Non è solo una questione ambientale.
Il settore alimentare rappresenta il 30% del consumo totale di energia ed è responsabile del 22% delle emissioni di gas serra.
Ma è anche una questione etica.
Quasi 1 miliardo di persone soffre di denutrizione e un altro miliardo soffre le fame. 2 miliardi di persone nel mondo sono sovrappeso o obese. E nel 2019, 5,5 milioni di bambini sotto i 5 anni muoiono di fame.

La prossima volta che cucini, guarda nella pentola, guarda nel bidone dell’immondizia e prova a cambiare.
Non osservare solamente.

 
Articolo scritto da Monia Donati. Scatti artistici a cura di Alessia Cocca.

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Alessia Cocca

Fotografa, artista e persona caotica.


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