Senso di mancanza e di vuoto: la pandemia ci ha costretti a scendere a patti con il nostro Io

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Alessia Cocca
Fotografa, artista e persona caotica.

Tempo di lettura stimato: 2 minutiProvare un senso di mancanza e un senso di vuoto in questo momento storico è assolutamente normale.
La pandemia, con le relative restrizioni adottate in tutti i Paesi del mondo, ci ha costretti a rivedere le nostre priorità. E a scendere a patti con il nostro Io più profondo, per ritrovare la strada smarrita a causa di un virus che ha rivoluzionato il nostro modo di essere, di pensare, di vivere.

L’importante è non farsi sopraffare da quel silenzio assordante che potrebbe metterci di fronte a sfide personali per le quali è necessario trovare gli strumenti giusti. E non dobbiamo cercarli tanto lontano, perché sono già dentro di noi.
Un’opportunità per non disperdere gli insegnamenti che ci sono stati impartiti in questo lungo, lunghissimo anno in attesa di riprendere in mano le redini delle nostre vite.

La pandemia ci ha svuotato

Il senso di vuoto è una sensazione che spesso si prova quando si vive un’esperienza particolare, che ci mette di fronte a difficoltà che mai avremmo immaginato di dover affrontare.
È una sensazione comune e non rara, che si manifesta talvolta in modo subdolo, con segnali nascosti che è difficile interpretare. Soprattutto per chi lo sperimenta, mentre all’esterno appare tutto chiaro e limpido.

Il senso di mancanza, di sentirsi svuotati, di non avere più le forze di reagire si può provare in seguito a un grande fallimento. O anche dopo aver raggiunto un obiettivo importante nella propria vita. Può essere il sintomo di un’incapacità di agire e di trovare una risposta nell’immediato a problemi che si sono presentati in maniera improvvisa, senza alcun campanello di allarme. Oppure lo possiamo notare in quei momenti della vita in cui non riusciamo a gestire emozioni come paura, tristezza, rabbia, solitudine.

Il coronavirus ha reso il senso di mancanza ancora più profondo

Decreto dopo decreto, restrizione dopo restrizione, lockdown dopo lockdown chi più, chi meno ha provato un senso di vuoto a non poter più condurre la propria esistenza come aveva fatto fino al giorno precedente.

Abbiamo dovuto ridurre il nostro lavoro, i contatti con gli altri, le uscite mondane, le occasioni di incontro e di dialogo. La noia spesso ha fatto capolino nelle nostre giornate, per l’incapacità di progettare a lungo termine, a causa di una curva epidemiologica che decideva al posto nostro cosa poter fare e cosa evitare.

La pandemia ci ha messo di fronte alle nostre incertezze, alle nostre fragilità, a emozioni e sensazioni che non sempre siamo riusciti a gestire. Ed è comprensibile, perché il momento storico che viviamo nessuno lo poteva prevedere.
Ma il virus ci ha anche offerto una possibilità. Quella di scavare dentro quel vuoto provato per trovare la via di uscita. La luce in fondo al tunnel, che solo scendendo a patti con il proprio Io più profondo, rimodulando priorità e aspettative, si può trovare.

Riempire il senso di vuoto per ritrovare se stessi

Non dobbiamo vedere il vuoto come nostro nemico. Ma accogliere questa sensazione, comprendere i motivi che ci spingono a manifestare i segni di questa inquietudine, trovare le soluzioni migliori per fare in modo che non possa più comandare le nostre esistenze. Ovviamente non è facile, anche perché la pandemia non accenna a volerci lasciare.
Si è sempre detto che avremmo dovuto imparare a convivere con il virus, grazie anche ai vaccini e a studi sempre più approfonditi per conoscere la malattia e combatterla. Lo stesso approccio deve essere utilizzato per contrastare quel senso di mancanza che potrebbe accompagnare ancora a lungo ognuno di noi.

Trovare uno scopo, svolgere attività che ci fanno stare bene e ci fanno sentire utili, non perdere i contatti con le persone care, aiutare gli altri, ognuno secondo le proprie possibilità e competenze, provare, tramite la meditazione, a leggere cosa c’è scritto nel nostro animo più profondo. Per fare pace con se stessi e con il mondo che ci circonda.
Sarà il più bel regalo da farsi. Per scacciare quella sensazione che ci opprime, relegarla nel posto che le spetta e riprendere in mano le redini della propria esistenza.

Articolo scritto da Patrizia Chimera
Scatti artistici a cura di Alessia Cocca

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