Chi nega o dimentica è complice. Il senso del Giorno della Memoria oggi

In evidenza

Alessia Cocca
Alessia Cocca
Fotografa, artista e persona caotica.

Tempo di lettura stimato: 2 minuti

La memoria è necessaria, dobbiamo ricordare perché le cose che si dimenticano possono ritornare: è il testamento che ci ha lasciato Primo Levi.
Mario Rigoni Stern

Non perdere la memoria. Ricordare e raccontare alle nuove generazioni cosa è stato e cosa non dovrà mai più essere. Perché l’umanità ha già vissuto una pagina troppo buia nella sua più recente storia. E l’attualità ci racconta di situazioni analoghe spesso ignorate, che riportano alla mente il dramma dell’Olocausto.
La crisi dei migranti in Bosnia ed Erzegovina è una tragedia umanitaria che riguarda ognuno di noi. Come ai tempi della Germania di Hitler la strage degli ebrei avrebbe dovuto riguardare tutti quanti.

L’indifferenza e il voltarsi dall’altra parte hanno però finito per prevalere. Come gli eventi storici ci hanno insegnato. E come noi troppo spesso tendiamo a dimenticare.

senso del giorno della memoria

Significato e senso del giorno della memoria

Dal 2005 si celebra il Giorno della Memoria a livello globale (in Italia avevamo iniziato qualche tempo prima). Il 27 gennaio di ogni anno tutto il mondo si ferma per commemorare le vittime dell’Olocausto. L’Assemblea generale delle Nazioni Unite non ha scelto un giorno a caso. Il 27 gennaio del 1945, infatti, le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz. Svelando al mondo l’orrore che tutti avevano cercato di nascondere. Anche chi sapeva ma non aveva il coraggio di denunciare o ammettere che fosse tutto reale.

Una giornata per ricordare la sofferenza patita da milioni di persone rinchiuse nei lager nazisti. Per non dimenticare chi è morto e per continuare a tramandare le testimonianze di chi è sopravvissuto a quelle atrocità, testimoni di una tragedia umanitaria che ancora oggi qualcuno nega, convinto che non sia mai esistita. La Shoah è il simbolo di tutte le persecuzioni e le torture afflitte nel corso della nostra storia più recente. Al fine di evitare che l’umanità dimentichi di cosa è stata capace. E affinché tali orrori non si ripetano più.

L’Olocausto è una pagina del libro dell’Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria.
Primo Levi

Anna Frank: non si può cancellare quello che è stato

Nel suo celebre diario la ragazzina, a cui la crudeltà umana ha strappato via sogni ed esistenza stessa, sottolineava che anche se non si possono cambiare le cose, si può fare in modo che esse non accadano di nuovo. Perché, prendendo in prestito le parole di Primo Levi, «se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre».

Il 27 gennaio di ogni anno dovrebbe rappresentare un monito per l’umanità intera. Affinché odio, razzismo, fanatismo non vincano ancora e non prendano il sopravvento catapultando nuovamente il mondo in un incubo senza fine.

Il destino dei sopravvissuti alle persecuzioni tedesche testimonia fino a che punto sia decaduta la coscienza morale dell’umanità.
Albert Einstein

Arbeit Macht Frei

Tramandare la memoria ai bambini e ai ragazzi, non solo in questo giorno

Molti sopravvissuti all’Olocausto hanno dedicato la loro vita a raccontare cosa è successo nei campi di concentramento e a narrare quali sofferenze l’essere umano è in grado di affliggere ad altre persone. Tramandando la memoria soprattutto ai più giovani, nelle scuole, dove ogni individuo inizia a formare la sua coscienza civile. Perché le commemorazioni per la Shoah non riguardano solo il ricordo delle vittime dello sterminio nazista, ma riguardano l’umanità intera, che da questi eventi deve trarre l’insegnamento migliore affinché la storia non si ripeta. Come suggerito dal filosofo Tzvetan Todorov, «la singolarità del fatto non impedisce l’universalità della lezione che se ne trae».

Dovremmo sempre tenerlo a mente. Come non dovremmo mai sottovalutare l’esempio di una donna coraggiosa e ammirevole come Liliana Segre, che, in un’Italia che tende spesso a dimenticare gli errori del passato, continua la sua opera di testimonianza, permettendoci di riflettere con le sue parole che arrivano dritte al cuore.

L’indifferenza è più colpevole della violenza stessa. È l’apatia morale di chi si volta dall’altra parte: succede anche oggi verso il razzismo e altri orrori del mondo. La memoria vale proprio come vaccino contro l’indifferenza.
Liliana Segre

Giorno della Memoria

Articolo scritto da Patrizia Chimera
Scatti artistici a cura di Alessia Cocca

- Pubblicità -

Commenta

Perfavore inserisci un commento!
Nome

- Pubblicità -

Correlati

- Pubblciità -

Correlati

- Pubblicità -