Paura di volare. Paura di essere felici. Paura di vivere

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Volare.

Andare oltre i nostri limiti. Superare ostacoli e andare oltre. Spingendosi magari là dove nessuno è mai andato. Guardando il mondo e la vita da un altro punto di vista. Decisamente privilegiato. Un sogno che appartiene all'umanità sin dalla sua apparizione su questa Terra.

Ogni medaglia ha però due facce. E così se sogniamo di seguire il volo degli uccelli librandoci in aria e sentendo il vento tra i capelli, sentiamo anche una profonda paura. La paura di volare. Di lasciarsi andare. Di andare troppo distante e troppo oltre. Non riuscendo più a tornare indietro. Non ritrovandosi. O peggio, non riconoscendosi più.

Icaro e Dedalo rappresentano queste due facce.

Dedalo è l'inventore e ideatore del labirinto del Minotauro, secondo la mitologia greca. Proprio per aver costruito questo "dedalo" di cunicoli e strade, padre e figlio vennero relegati sull'isola di Creta dal re Minosse, che temeva che avrebbero potuto rivelare i segreti di quel misterioso labirinto. Una situazione insostenibile per l'uomo. Non potersi muovere. Essere fermi e non poter andare via. Non potere seguire i propri sogni.

Così Dedalo decise di costruire delle ali con delle penne, attaccandole al suo corpo e al corpo del figlio Icaro con della cera. Il padre si raccomandò di non volare troppo in alto. Ma Icaro non poteva credere di poter volare. E andò sempre più su. Sempre più in alto. Sfidando le proprie capacità e i propri limiti. Senza preoccuparsi troppo delle raccomandazioni del padre. Si avvicinò troppo al sole. Il caldo sciolse la cera. Icaro cadde in mare, dove morì.

La paura, in realtà, serve proprio a questo. A metterci in guardia da pericoli veri o presunti tali che possono mettere a rischio la nostra stessa esistenza. Come spiega perfettamente Inside Out ai bambini. Il film della Pixar dà una lezione a grandi e piccini. Tutte le emozioni servono. Tutte sono utili. Per mantenere un equilibrio che, altrimenti, sarebbe instabile.

La paura è un'emozione primaria.

La condividiamo anche con gli animali. Nel Dizionario di Psicologia di Galimberti leggiamo:

Emozione primaria di difesa, provocata da una situazione di pericolo che può essere reale, anticipata dalla previsione, evocata dal ricordo o prodotta dalla fantasia. La paura è spesso accompagnata da una reazione organica, di cui è responsabile il sistema nervoso autonomo, che prepara l’organismo alla situazione d’emergenza, disponendolo, anche se in modo non specifico, all’apprestamento delle difese che si traducono solitamente in atteggiamenti di lotta e fuga.

La paura non sempre però è solo un meccanismo di difesa.

Spesso diventa un limite che non riusciamo a superare.
Se da un lato l’essere umano sogna di volare come gli uccelli, dall’altro lato cresce il numero di individui che ne ha letteralmente il terrore. Un recente sondaggio svela che 6 italiani su 10 soffrono di aerofobia: la fobia del volo. Fermo, non si tratta del disagio che quasi tutti proviamo a trovarci in mezzo alle nuvole. È naturale. Perché è una condizione innaturale. E scusa il gioco di parole.
Chi soffre di aerofobia non ce la fa nemmeno a salire o a pensare di salire su un aereo.

Paura di volare, perché si ha paura di perdere il controllo. Di non avere la terra sotto i piedi. Di perdersi nel vuoto. E di non avere la possibilità di gestire eventuali situazioni di emergenza. Perché non ne abbiamo le capacità. O perché non siamo in grado di farlo. Ma anche perché siamo paralizzati dalla paura che possa capitare qualcosa.

Siamo lontani dai tempi delle ali di piume attaccate con la cera. Così come siamo lontani dall'ornitottero di Leonardo da Vinci, considerato il più antico progetto per tentare di volare. La tecnologia ci aiuta a realizzare i nostri sogni. Ma non ci aiuta a superare comunque le paure insite nell’animo umano.

Perché se da un lato gli aerei sono più sicuri (ci sono più probabilità di morire in un incidente automobilistico, piuttosto che in un disastro aereo), dall’altro l’aerofobia va oltre le rassicurazioni di dati e statistiche.

È la terra sotto i piedi a mancarci.

La terra rappresenta solidità, stabilità, punto di riferimento.
È la base che ci dà certezze. Contro le incertezze di trovarsi in mezzo alle nuvole, senza poter ritornare con facilità al punto da cui siamo partiti. Perché in mezzo c'è l'aria. E ce n'è davvero tanta.

La paura di volare potrebbe nascondere anche altri timori, che intaccano aspetti differenti della nostra vita. Marina Osnaghi, prima Master Certified Coach qualificata in Italia, ci racconta da cosa può derivare la paura di volare, anche intesa come paura di osare, di provare nella vita, di lasciarsi andare.

Da molti fattori, esperienze di vita, convinzioni culturali e ambientali, attitudini personali più o meno spiccate che possono essere sia una opportunità che un rallentamento. Come ad esempio privilegiare il valore della sicurezza e della stabilità che, se esasperato, diventa una eccessiva tendenza a stare fermi e a cambiare poco, per mantenere salde le posizioni consolidate e ritenute sicure. Oltre al naturale timore di cambiare che il nostro cervello da sempre vive. Osare significa cambiare il proprio stato e i propri equilibri e rischiare di entrare in territori non del tutto controllati e sconosciuti. Questo potrebbe scatenare molti timori e reazioni consapevoli e inconsapevoli. Sono atteggiamenti protettivi che il cervello mette in atto con una buona intenzione e che però molte volte ottengono solo il risultato di creare ansia e blocco e sensazioni di discomfort.
- La paura da un lato ci protegge, dall'altro ci blocca. Non ci permette di lanciarci in nuove possibilità. - Paura di fallire, paura di cambiare, non sapere cosa aspettarsi, paura di perdere il controllo, paura di rendere visibili agli altri i propri più profondi desideri, paura di scontentare qualcuno e, quindi, paura del giudizio degli altri, paura del rischio, alimentato da troppa focalizzazione mentale sul problema; e, incredibilmente, anche paura di essere felici.

Essere felici.

Già, anche paura di essere felici. Un disturbo chiamato cherofobia, magistralmente raccontata da Martina Attili, concorrente sedicenne di X Factor 2018.

Questa è la mia cherofobia.
No, non è negatività...
Fa paura la felicità...
E ogni volta che qualcosa va come dovrebbe andare
Penso di non potercela fare
E cerco ogni forma di dolore
Mischiata al sangue col sudore
E sento il respiro che manca
E sento l’ansia che avanza
Fatemi uscire da questa benedetta stanza.


Perché tutti vogliono essere felici.
Anche se non è così facile accettare i momenti di felicità, per il timore di rimanere ancora una volta delusi, scottati, feriti. Sempre Marina Osnaghi sottolinea:

Spesso e volentieri si teme di perseguire la propria gioia e differenziarsi dal gruppo, magari quello della famiglia, che non condivide la stessa prospettiva di una vita serena.

Vivere.

Lasciarsi andare, ascoltare le proprie paure per capire cosa proviamo, ma anche cercare di superare fobie e ansie che potrebbero limitarci. La questione non riguarda solo la paura di volare, che può precluderci la possibilità di viaggiare e scoprire il mondo. Fa riferimento anche a un blocco che ci impedisce di fare cosa vorremmo, che potrebbe rendere la nostra esistenza dura da affrontare.

La paura, da blocco emotivo, diventa la nostra alleata.

Le paure ancestrali sono profondamente connaturate nell’essere umano, che, per fortuna, nonostante la tanta tecnologia, rimane umano e quindi capace di avere paura.
La paura è anche una alleata formidabile.
Se invece di combatterla impariamo a sentirla ed a capirla. Etichettare le nostre paure, significa permettere alle nostre emozioni di avere un nome e di diventare stimoli importanti per toglierci dai guai. Per aver cura di noi. A patto di imparare ed accettare di sentirle e a leggerle e amarle anche quando sono scomode. Senza mai dimenticare che fanno parte di noi, servono per agire e per aiutarci a muoverci nella varie situazioni.

Quindi accettare la paura di volare, di lasciarsi andare, di osare. Per poi capirla, comprenderla, affrontarla.
E amarla. Senza dimenticare che è la paura a tenerci fuori dai guai.
Ma anche a mostrarci qual è la strada da intraprendere per non rimanere con il freno a mano tirato per tutta la vita.

[LE IMMAGINI]

Articolo scritto da Patrizia Chimera Scatti artistici a cura di Alessia Cocca.

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Alessia Cocca
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Fotografa, artista e persona caotica.

Patrizia Chimera
Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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