Il corpo delle donne non si tocca. Diritto all’aborto negato in un’Italia sempre più barbara

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Alessia Cocca
Alessia Cocca
Fotografa, artista e persona caotica.

Tempo di lettura stimato: 3 minutiDiritto all’aborto negato, complici Governatori di Regioni che non accolgono le linee guida del ministero della Salute e rendono il percorso verso l’interruzione di gravidanza un vero e proprio calvario.
A tutto questo si aggiungono medici ginecologi obiettori di coscienza che non svolgono il loro lavoro, aiutare le donne in un momento non facile come è quello che riguarda la scelta di abortire.
Senza dimenticare quella cultura retrograda che ancora punta il dito contro chi non se la sente di portare avanti una gravidanza, con una caccia alle streghe ritornata di stretta attualità dopo il caso di una studentessa di Piacenza.
Quanto siamo disposti ancora ad accettare tutto questo senza protestare?
Il corpo delle donne non si tocca. Ne ora ne mai.

Messaggi offensivi a scuola dopo l’aborto

Da Piacenza arriva una storia che ci lascia letteralmente senza parole. Una studentessa è tornata a scuola dopo un’interruzione volontaria di gravidanza e ad attenderla ha trovato sulla porta della sua aula e lungo il corridoio del suo piano quattro biglietti con l’immagine di un feto e insulti verso la sua scelta di abortire.
La dirigente ha già avviato un’indagine interna e ha promesso che punirà severamente chi ha compiuto un gesto tanto ignobile.
La storia è venuta alla ribalta grazie a una compagna di classe della ragazza che sui social ha raccontato quello che ha dovuto subire al rientro a scuola.

L’avvocato e attivista Cathy La Torre ha deciso di presentare un esposto alla Procura sul caso. Mentre molti ragazzi che conoscono la studentessa o ne hanno solo sentito parlare sui media condannano duramente un gesto davvero crudele da Medioevo. «Succede in una scuola italiana in provincia di Piacenza, in una scuola con gente giovane che speravo fosse diversa dalle vecchie generazioni, una speranza più vicina di poter cambiare e aprire le nostre menti presto e soprattutto imparare il concetto di rispetto per le scelte personali altrui, ed è questo che più mi inquieta, che ciò che dovrebbe rappresentare il futuro e il cambiamento sia ancora cosi maledettamente indietro».

Il corpo delle donne diventa oggetto politico per raccogliere voti

Non si spiega altrimenti l’ostinazione di alcuni Governatori di regione italiane che hanno emanato ordinanze contrarie alle linee guida del Ministero della Salute in materia d’aborto.

Umbria

Capofila l’Umbria, che nel 2019 in occasione della campagna elettorale aveva visto Donatella Tesei della Lega firmare un Manifesto valoriale promosso da 7 associazioni abortiste. Una volta eletta la Governatrice ha abrogato la legge regionale che consentiva il ricorso alla pillola abortiva in Day Hospital. Dopo le nuove linee guida del ministero, la consigliera della Lega Paola Fioroni ha presentato un progetto di legge regionale che introduceva la possibilità di far entrare i movimenti per la vita nei consultori pubblici.

Piemonte

A settembre 2020 il Piemonte, su iniziativa di un consigliere di Fratelli d’Italia e il sostegno del presidente Cirio di Forza Italia, ha reso nota una circolare che di fatto impedisce l’accesso alla pillola abortiva RU486 nei consultori, finanziando l’ingresso di associazioni anti abortiste negli ospedali pubblici.

Marche

A gennaio 2021 la maggioranza delle Marche, guidata da Francesco Acquaroli, di Fratelli d’Italia, si è opposta all’aborto farmacologico e alle indicazioni ministeriali, respingendo la mozione di Manuela Bora del PD sull’applicazione della 194. Nella regione su 137 ginecologi ospedalieri, 100 sono obiettori di coscienza.

Abruzzo

A febbraio 2021, invece, la Regione Abruzzo di Marco Marsilio, Fratelli d’Italia, ha emanato una circolare per impedire di fatto di ricorrere alla pillola abortiva nei consultori.

Matera

Il problema non è solo a livello regionale, ma anche locale. A Matera l’unico medico ginecologo non obiettore che lavorava presso il consultorio dell’Asm non c’è più. E le donne che vogliono avvalersi del diritto di abortire devono andare in provincia di Potenza.

Il problema degli obiettori di coscienza in Italia

A queste decisioni politiche, maschiliste e medievali, si aggiungono poi gli obiettori di coscienza che si celano tra i medici ginecologi del nostro paese. Una piaga tutta italiana che rende la strada verso l’aborto irta di ostacoli per le donne che, non a cuor leggero, prendono questa decisione.
Anche il Consiglio d’Europa ha bacchettato l’Italia per la disparità d’accesso all’interruzione di gravidanza a livello locale e regionale, sottolineando che il personale medico a disposizione non è sufficiente. Il comitato della carta sociale europea vuole anche sapere se e come i medici ginecologi non obiettori vengono discriminati sul posto di lavoro.

Giù le mani dal corpo femminile

È ora di smetterla con la mercificazione del corpo delle donne. Ed è ora di finirla con leggi che minano la libertà individuale di chi nasce con un fiocco rosa sulla culla. In Italia e nel mondo. Non dimenticheremo mai le immagini della protesta in Polonia per il diritto all’aborto e il diritto di poter decidere per la propria vita, senza imposizioni che arrivano dall’alto. E che nel 2021 non hanno più ragione d’esistere. Nel nostro paese, così come in ogni angolo del mondo. Per garantire a ogni donna di poter vivere la sua vita senza essere additata come una strega per le sue scelte di vita.

La violenza sulle donne è anche questo, non lasciarle libere di decidere del proprio corpo e additarle sempre con parole che feriscono più di un’arma. Perché ledono l’anima di ogni donna venuta al mondo in una società che non l’accetta così com’è. E cerca sempre di cambiarla, zittirla, ignorarla, mortificarla, sminuirla, cancellarla, nasconderla.

corpo delle donne non si tocca

È ora di dire basta. Per chi già è costretta ad affrontare tutto questo e per le donne che nasceranno. È ora di cancellare tutte le imposizioni che la società impone alle donne. Liberandosene per sempre con un colpo di spugna. Non possiamo più rimandare.

donne

Ogni volta che una donna lotta per se stessa, lotta per tutte le donne.
(Maya Angelou)

Articolo scritto da Patrizia Chimera
Scatti artistici a cura di Alessia Cocca

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