Identikit della Generazione Z

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Chi sono i ragazzi della Generazione Z

Sono i giovani e giovanissimi, che oggi hanno dai 4 ai 23 anni, nati tra il 1996 e il 2015.
Sono quelli nati con la tecnologia in tasca, o meglio in mano, tanto da essere definiti mobile first. Non conoscono e non hanno un ricordo di un mondo senza internet. E forse, proprio per questo, a volte lo gestiscono meglio di chi ci si è trovato immerso come la grande novità che ha ampliato i confini e le possibilità lungo il suo percorso di vita.
Sono giovani e quindi, spesso, vivono con mamma e papà. Ma sono anche la generazione che si sta affacciando al mondo del lavoro e che sarà il target dei prossimi acquisti.
Una generazione che interessa perché, a differenza di altre generazioni precedenti, sfugge a certe logiche del marketing che finora avevano sempre funzionato.
Ad esempio i ragazzi della Generazione Z non sono fedeli. Ai brand, alle etichette. Lo sono però a loro stessi e ai propri ideali. Che perseguono e vogliono vedere abbracciati o interpretati nelle marche che di volta in volta potranno soddisfare la loro fiducia.
Sono i ragazzi dei Fridays for Future e di Greta Thunberg e degli altri come lei.
Sono molti dei fan di Chiara Ferragni and co. Ma anche i più piccoli, che già dai banchi della scuola materna guardano i video su YouTube o fanno videochat su Skype con i nonni quando sono lontani.
Vengono anche chiamati digital innates.

Generazione Z

I social

La Generazione Z usa principalmente YouTube e Instagram. Su Facebook ci sono i genitori e Linkedin è poco usato perché non racconta l’azienda in modo spontaneo come piace a loro. Sono visuali, comunicano per immagini e, anche se Twitter ha introdotto questa possibilità, il tipo di comunicazione non li soddisfa in pieno.
Da YouTube imparano: sfruttano i tutorial, creano contenuti. Non sono semplicemente passivi.
E poi Instagram dicevamo, ma anche WhatsApp e Snapchat: emoticons, comunicazioni fluide anche con le aziende, immagini.

Gli influencer

Li seguono, ma non sono semplicemente follower. Instaurano un rapporto di fiducia con loro e se credono nelle loro opinioni, seguono i loro consigli su viaggi, stile di vita.

Il lavoro

I ragazzi tra 20 e 24 anni sono meno di 3 milioni. Ma rappresentano il futuro.
E che tipo di futuro desiderano?
Sono concreti e coerenti. I loro genitori li hanno responsabilizzati sugli aspetti economici. E così i ragazzi della Generazione Z non subiscono il fascino di seguire solo i propri sogni. Ma guardano alle condizioni economiche, unite alla possibilità di continuare un percorso in linea con le loro passioni e con i loro interessi e che offra opportunità di carriera.
Sono secondari il prestigio e le dimensioni di un’azienda.
Hanno voglia di imparare, sono auto-didatti. Credono in se stessi e vogliono lasciare un segno nel mondo.
Altro aspetto significativo è che hanno consapevolezza delle tecnologie. Ma sanno ben distinguere tra il saperle usare ed il saperci lavorare o saperle progettare. Non danno per scontate le skills digitali.

L’arte

I ragazzi sono curiosi ed interattivi. Buone le occasioni in cui si sperimentano visite assistite con l’utilizzo di device o esperienze sensoriali.

Generazione Z

La memoria

Hanno a disposizione una grandissima mole di informazioni. Tutte a portata di click. Non c’è bisogno di memorizzarle, basta googlarle.
Questo ha però portato al fatto che è diminuita la capacità di attenzione e concentrazione. Apprendono attraverso il gioco, collaborano, ma si distraggono con maggiore facilità.

I viaggi

Sono avventurosi, vogliono visitare luoghi, fare esperienze, apprendere nuove abilità, imparare di più su se stessi viaggiando.
Quando lo fanno scattano foto, tante foto, che poi pubblicano sui social.
Ma non è comunque per loro l’aspetto prioritario. Vogliono vivere l’esperienza. E, poi, hanno anche il piacere di condividerla.

Il marketing

Le aziende devono puntare sul purpose: lo scopo. E sulla loro reputazione, che non deve essere ingannevole e peccare di greenwashing.
Devono davvero fare qualcosa ed essere attive su temi sociali e ambientali.
Perché a parità di prezzo, questo target che costituirà i consumatori di domani scelgono l’azienda che sposa una causa da loro condivisa.
I Brand devono essere connessi con le urgenze del mondo. Ed impegnarsi.
Devono evitare le comunicazioni vecchia maniera, come “siamo i leader di settore” e ridondanze simili. E devono spogliarsi delle vesti ingessate da azienda che sale sulla cattedra e comunicare davvero. Le parole d’ordine sono: raccontare davvero di sé, personalizzare, ispirare, stimolare, essere e meno apparire (comunicazione visiva a parte).
E comunicare mobile first.
Perché la generazione Z ha il computer fisso, ma lo usa poco rispetto a quanto tempo ha in mano il cellulare.
E ricordiamo che sono infedeli. Quindi non basta una buona azione.
L’atteggiamento della generazione Z aiuta il business a continuare a perseguire gli obiettivi fissati. Non bastano solo le belle parole e promesse come succede in fase di campagna elettorale.

Scatti a cura di Alessia Cocca. Articolo di Monia Donati.

Per la redazione di questo articolo ci siamo avvalsi anche di alcuni contributi online che vogliamo citare: Webnews, Il Sole 24 ore, The marketing freaks, Quality travel.

[LE IMMAGINI]

I volti dei ragazzi della generazione Z

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Alessia Cocca

Fotografa, artista e persona caotica.


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