Cosa resterà del 2020?

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Alessia Cocca
Alessia Cocca
Fotografa, artista e persona caotica.

Tempo di lettura stimato: 5 minuti2020, un anno che entrerà nella storia. Verrà studiato dalle generazioni future come un possibile punto di svolta per l’umanità.
C’era un prima e ci sarà un dopo. Se conosciamo quello che ci siamo lasciati alle spalle, ancora molte le incertezze su quello che sarà il nostro domani. E su come l’umanità apprenderà (se mai lo farà) gli insegnamenti di un anno bisestile che sta lasciando il segno.
Ci apprestiamo a salutare 12 mesi difficili per tutto il mondo. Che non dimenticheremo mai. Sperando che l’anno nuovo ci dia un po’ di tregua. E ci permetta di respirare.

Il successo non consiste nel non commettere errori, ma nel non ripeterli una seconda volta.
(George Bernard Shaw)

Anno bisesto, anno funesto. Ma non da dimenticare

Lo dicevano i nostri nonni. Mai fidarsi degli anni bisestili. Perché portano sempre guai. E a riguardare tutto quello che è accaduto in questo 2020 come dar loro torto?
Ovviamente si tratta di una superstizione, a cui l’uomo moderno dà, ovviamente, poco peso. Nulla di scientifico o di razionale, ma pare che questa idea circoli sin dall’epoca romana. A causa di eventi catastrofici che si sono verificati proprio negli anni bisestili della storia dell’umanità, questo detto popolare è arrivato fino ai giorni nostri.
Di sicuro questo 2020 potrebbe spingere molti superstiziosi a credere che ci sia qualcosa di vero dietro al famoso proverbio.

L’unica cosa che dobbiamo però tenere in considerazione è che non dobbiamo cedere alla tentazione di dimenticare in fretta quello che abbiamo vissuto da gennaio a dicembre. Perché ogni avvenimento contiene un insegnamento prezioso da tenere a mente. E da tramandare ai posteri per fare in modo che la storia non si ripeta più. I corsi e i ricorsi storici di Giambattista Vico non devono diventare nuovamente realtà.

Ci sono due modi di affrontare le difficoltà. Modificare le difficoltà o modificare te stesso in modo da affrontarle.
(Phyllis Bottome)

Dagli incendi in Australia al rischio di una terza guerra mondiale

Nemmeno il tempo di riprenderci dai brindisi dell’ultimo dell’anno, che dall’altra parte del mondo arrivavano le immagini devastanti degli incendi in Australia, che da fine 2019 hanno causato la morte di 500 milioni di animali. Un disastro ambientale a cui ne seguiranno altri, tra terremoti, inondazioni, alluvioni che hanno scosso tutto il mondo. E anche tonnellate di petrolio sversate in un fiume in Siberia o intorno alla barriera corallina a sud est dalle Mauritius.

A far tremare il mondo a inizio anno anche l’uccisione di Soleimani il 3 gennaio 2020 all’aeroporto di Baghdad e la risposta di Teheran, con l’attacco a due basi militari in Iraq. Eventi che hanno rischiato di scatenare la terza guerra mondiale.
Nemmeno il tempo di gioire per aver evitato un’escalation di violenza internazionale ed ecco che dalla Cina arriva la notizia che avrebbe rivoluzionato le nostre vite. In un anno che non ci saremmo mai aspettati di vivere.

L’intelligenza non sta nel non commettere errori, ma nello scoprire subito il modo di trarne vantaggio.
(Bertold Brecht)

Da emergenza sanitaria a pandemia globale. E non è ancora finita

Siamo ancora solo a gennaio, quando il governo cinese chiude la città di Wuhan, una megacittà da milioni di abitanti. Un nuovo virus, un nuovo ceppo di coronavirus, che ha fatto il salto di specie arrivando a colpire pesantemente gli esseri umani, mette in allarme il mondo. Ben presto l’epidemia si è diffusa in tutta la provincia di Hubei. E poi nel resto del pianeta.
Il 30 gennaio l’OMS h a dichiarato l’epidemia come emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale. E mentre il Regno Unito usciva ufficialmente dall’Unione Europea, con tutte le conseguenze della Brexit, a fine febbraio l’Italia è piombata nell’incubo. E dal 21 febbraio 2020 abbiamo purtroppo imparato a conviverci.
Prima il lockdown localizzato nella città di Codogno e nei suoi dintorni, per un focolaio che ben presto si è rivelato molto più grande. E la conseguente chiusura di tutta l’Italia. Mentre nel frattempo, l’11 marzo 2020, l’OMS dichiarava la pandemia.

Una pandemia che ci ha dato un po’ di tregua in estate. Ma che è tornata con forza nella sua seconda ondata in autunno. Di DPCM in DPCM abbiamo vissuto i mesi dell’emergenza sanitaria nell’incertezza. Con il timore di contagiarsi e contagiare. E perdere i propri cari. Troppe persone sono morte a causa delle complicazioni dovute dall’infezione Covid-19. E se all’inizio pensavamo di diventare persone migliori grazie a questo virus piccolissimo, giorno dopo giorno abbiamo iniziato a perdere fiducia nell’umanità.

Non bisogna confondere la libertà con il diritto di far ammalare gli altri. Imparare a convivere con il virus non vuol dire comportarsi come se non ci fosse più.
(Sergio Mattarella)

Non solo Coronavirus: le grandi marce in difesa dei diritti di tutti

Diritti calpestati, negati, non concessi. Il 2020 verrà ricordato anche per questo. E per le grandi marce in difesa di chi ogni giorno deve subire abusi e violenze di ogni genere.
Abbiamo ancora negli occhi la folla di persone che in ogni angolo del mondo gridava “Black lives matter“, in seguito alla morte dell’afroamericano George Floyd, ucciso da un poliziotto a Minneapolis. Marce contro il razzismo e la discriminazione che ha portato anche in Italia il dibattito sulla presenza di statue da abbattere e simboli da cancellare dalle nostre città.
Senza dimenticare donne e uomini scesi in piazza in Polonia per protestare contro le modifiche della legge sull’aborto. Un fiume di persone pronte a rivendicare grandi diritti che nessuno si deve permettere di toglierci.

Un diritto non è ciò che ti viene dato da qualcuno; è ciò che nessuno può toglierti.
(Tom C. Clark)

E i grandi addii

Molte persone hanno dovuto dire improvvisamente addio alle persone care. Mentre molti altri dolorosi addii hanno scosso la collettività. Se le immagini delle bare trasportate nel Nord Italia in una lunga carovana di pianto e tristezza dai mezzi militari, nel corso del 2020 abbiamo dovuto salutare personaggi così famosi da essere considerati parte delle nostre famiglie.
A gennaio il tragico incidente in cui hanno perso la vita Kobe Bryant e la giovane figlia. Mentre a febbraio la morte di un grande attore come Kirk Douglas. Ad aprile, invece, abbiamo dovuto dire addio a un grande scrittore come Luis Sepulveda, le cui frasi continueranno a ispirarci e i libri rimangono la sua più importante eredità su questa terra.

La lotta contro i nemici dell’umanità si combatte in tutto il mondo, non richiede né eroi né messia, e inizia dalla difesa del più fondamentale dei diritti. Il Diritto alla Vita.
(Luis Sepulveda)

Abbiamo salutato anche il grande direttore d’orchestra Ezio Bosso che ci ha insegnato a spingerci oltre tutti i nostri limiti. Ed Ennio Morricone, le cui canzoni saranno per sempre le colonne sonore migliori della storia dell’umanità. Grandi voci del panorama italiano come Sergio Zavoli, Franca Valeri e Philippe D’Averio ci hanno lasciato. Così come ha fatto l’ultimo immortale, Sean Connery.
E quando pensavamo di aver versato abbastanza lacrime, la notizia della morte di Gigi Proietti. Grande attore e grande uomo. E poi la scomparsa del Pibe de Oro, quel Diego Armando Maradona che per molti rappresenta il riscatto degli ultimi e la capacità dell’essere umano di andare oltre ogni ostacolo. Raggiungendo livelli quasi divini. Scomparsa seguita da un altro grande campione del pallone, che in Spagna 82 ci ha fatto credere in un’Italia migliore: grazie Paolo Rossi!

Voglio diventare l’idolo dei ragazzi poveri di Napoli.
(Diego Armando Maradona)

Cosa non dobbiamo dimenticare dell’anno che sta finendo?

Non dobbiamo dimenticare le tante lezioni che da gennaio a dicembre l’umanità ha ricevuto. E imparare da queste. Rispettare il pianeta, rallentare, ritrovare il contatto con la natura, rimettere le persone al centro di ogni attività, sociale, politica e individuale, non dare niente per scontato. Puntare sempre in alto, come le missioni della Nasa su Marte ci hanno insegnato. Non smettere mai di credere nel cambiamento, come le Elezioni USA 2020 e la vittoria di Joe Biden e Kamala Harris ci hanno mostrato (non ce ne voglia Donald Trump, ma dopo quattro anni dalla sua incoronazione sono loro le persone dell’anno per Time).

Lavorare tutti insieme per un traguardo comune che possa aiutare milioni di persone nel mondo, come ci hanno raccontato i ricercatori che hanno lavorato notte e giorno per mettere a punto il vaccino anti Covid. O tutte quelle aziende che hanno dato il via alla produzione di prodotti indispensabili per far fronte alla malattia.
Dagli incendi in Australia abbiamo imparato quanto sia importante preservare gli habitat e aiutare gli animali in difficoltà. Animali che si sono ripresi i loro spazi durante il lockdown. Con il pianeta che, senza l’impatto umano troppo pesante, è tornato a respirare (anche se l’uomo è tornato a inquinare in breve tempo).

Lasciar andar via il superfluo, per tenere con se solo quello che conta. E non smettere mai di avere fiducia nelle proprie capacità, da mettere al servizio della comunità. Aprirci agli altri e alla possibilità di credere che anche in mezzo alle difficoltà c’è sempre un’opportunità da cogliere.

La pioggia si fermerà, la notte finirà, il dolore svanirà. La speranza non è mai così persa da non poter essere trovata.
(Ernest Hemingway)

Articolo scritto da Patrizia Chimera
Scatti artistici a cura di Alessia Cocca.

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