Cambia il rapporto con il nostro corpo. E cambia il contatto fisico: come diventeremo?

Tempo di lettura stimato: 3 minuti

Il corpo cambia. Non è sempre uguale a se stesso. E nel corso della vita cambia anche il rapporto che abbiamo con l’involucro che contiene la nostra anima più profonda e che la tiene celata.
Ma il Coronavirus ci mette di fronte a un cambiamento epocale. Cambia il rapporto con il nostro corpo. E cambia anche il contatto fisico.
Come diventeremo? E come diventeranno i rapporti interpersonali?

Il Coronavirus ci sta cambiando.

A inizio pandemia eravamo convinti che l’evento straordinario avrebbe tirato fuori il meglio di ognuno di noi. Oggi non ne siamo più convinti.
Cambiamo le nostre abitudini, i nostri comportamenti, le modalità di lavoro, di studio e di vita. Da quel punto di vista non siamo davvero più gli stessi. E chissà quando e se torneramo mai a quella che prima consideravamo la normalità. Anzi, c’è chi spera di non tornare a quella normalità che stava distruggendo la Terra e, di conseguenza, l’umanità stessa.
Ma c’è un’altra cosa che sta profondamente cambiando. Sono i rapporti con gli altri. E il rapporto che abbiamo con noi stessi.

Il Coronavirus ci spinge a ripensare il rapporto con il nostro corpo. E i contatti fisici e umani che abbiamo quotidianamente con le altre persone.
A sottolineare questo profondo cambiamento sono molti filosofi che stanno indagando come la pandemia sta modificando il concetto stesso di corpo, che oggi ha una dimensione decisamente più domestica, come suggerito dalla scrittrice Laurie Penny.
Siamo rimasti chiusi in casa, isolati dal resto del mondo, a volte anche da quei congiunti che solo recentemente abbiamo potuto rivedere, ma non abbracciare. Perché tra mascherine, guanti e distanziamento fisico è impossibile ritrovare quel contatto di cui ogni essere umano ha bisogno.
Eppure mai come oggi i corpi sono stati protagonisti. Anche di un cambiamento della società che ci spinge a riformulare ogni aspetto della nostra vita.

Il Coronavirus ci impedisce di toccarci.

Allontanamento sociale e autoisolamento sono gli strumenti principali che abbiamo per difenderci dal virus. Così come mascherine, visiere, guanti e altri dispositivi di protezione personale. Che di fatto nascondono il nostro corpo. E ci impediscono di avere un reale contatto con chi ci sta accanto.
Nei mesi di lockdown abbiamo sofferto molto per questa mancanza di contatto umano. Che anche nella Fase 2 e nella Fase 3 si chiede di mantenere a livelli minimi. Non poter abbracciare, baciare, stringere una mano, dare anche solo una pacca sulle spalle. Niente di tutto questo è più possibile. Per la nostra sicurezza. E per la sicurezza degli altri.
Ed ecco che allora oltre a insicurezze, incertezze, paure sperimentiamo anche tutta la solitudine che l’isolamento sociale comporta. Con conseguenze gravi anche per la salute fisica, oltre che psicologica.

Dacher Keltner, professore di psicologia all’Università della California, sottolinea che la mancanza di contatto fisico può influenzare profondamente le persone. Perché “il tocco è il linguaggio fondamentale della connessione. Quando pensi a un legame genitore-figlio o a due amici o partner romantici, molti dei modi in cui ci colleghiamo, ci fidiamo e collaboriamo sono fondati in contatto“. E ora tutto questo non è possibile.
La privazione del tocco può avere un impatto notevole a livello psicologico e anche fisico. “Grandi parti del nostro cervello sono dedicate a dare un senso al tatto e la nostra pelle ha miliardi di cellule che elaborano informazioni al riguardo“. Ogni contatto amichevole come abbracciare il partner o un caro amico riesce a calmarci, ad allontanare ansia e stress, a migliorare il sistema immunitario. Tutto questo ora ci manca. E chissà quando potremo tornare ad abbracciare senza avere paura di diffondere la malattia.

Il Coronavirus ci spinge a ripensare il rapporto con il nostro corpo.

Che a tratti sembra non appartenerci più. Parte integrante di un sistema più ampio di autodifesa innescato dall’umanità per preservarsi e proteggersi. 
I nostri corpi sono protagonisti di questo cambiamento epocale. Protagonisti dell’isolamento. E di tutto quello che la pandemia di Covid-19 ha comportato nel nostro modo di concepire noi stessi e gli altri.
Secondo lo scrittore e attivista Mark S. King, il virus non distingue tra corpi, entra ovunque, ma ha avuto l’effetto di produrre corpi invisibili e corpi che contano meno rispetto ad altri.
Lorenzo Bernini, insegnante di filosofia politica e sessualità all’Università di Verona, spiega che le pandemie evidenziano diseguaglianze e gerarchie sociali, materiali e immaginarie.
Mentre la sociologa Anastasia Meidani aggiunge che a breve potranno crearsi nuove gerarchie, secondo un ordine biomedicale, con “corpi meritevoli e altri che saranno accusati di fragilità”.
Il corpo è diventato la nostra barriera verso gli altri, considerati un potenziale pericolo. E noi stessi siamo considerati un potenziale pericolo agli occhi degli altri.

Un meccanismo di autodifesa che porta a considerare il proprio corpo diversamente da prima. Quasi a non riconoscerlo più. E a non riconoscersi più nei rapporti con le persone, sia sconosciute sia conosciute e amate.
Quando finirà tutto questo potremo riappropriarci della nostra immagine del corpo come parte fondamentale del contatto umano con altre persone? O il Coronavirus ci lascerà un’eredità troppo pesante per poter tornare a pensare la fisicità come prima?

Corpo che cambia

Scatti artistici a cura di Alessia Cocca.

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Alessia Cocca

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