In guerra contro un nemico invisibile, tra coprifuoco in strada e case come trincee

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Strade deserte, locali chiusi, luci accese solo nelle abitazioni private, dove le porte rimangono ben sigillate.
È il coprifuoco ai tempi del Coronavirus: non si può uscire, meglio starsene a casa.
Perché siamo come in guerra, con un nemico invisibile in grado di insinuarsi nelle nostre vite senza farsi notare. Per poi esplodere e causare problemi gravi soprattutto nella fascia più debole della popolazione, quella più a rischio. Mettendo in ginocchio sanità ed economia.
Case come trincee dove rifugiarsi. E sperare che il virus rimanga fuori da quella porta chiusa.

coprifuoco ai tempi del Coronavirus

Photo @Alessia Cocca

Il coprifuoco in Italia ricorda echi di guerre lontane

Così come nel resto del mondo che non è teatro di conflitti che si combattono a suon di bombe e attentati. Echi di un passato vissuto dai nostri genitori, dai nostri nonni o da antenati ancora più lontani nell’albero genealogico.
Cos’è il coprifuoco? È un ordine perentorio che autorità dello stato o militari impongono a tutti i civili, affinché non escano dalle proprie abitazioni, solitamente nelle ore notturne. Un ordine che solitamente viene imposto in tempi di guerra. O per evitare che ci siano problemi di ordine pubblico quando la popolazione civile è a rischio.

Nel Medioevo vigeva l’obbligo di spegnimento di ogni fonte di luce nelle ore notturne per evitare incendi incontrollabili. Infatti il termine coprifuoco, in senso più stretto, prevede anche il divieto di accendere luci, per evitare di essere individuati e colpiti. Ma oggi siamo in lotta contro un nemico che non sgancia bombe su obiettivi sensibili. Colpisce chiunque, ovunque si trovi.

È diverso dal lockdown che abbiamo vissuto a marzo e ad aprile. Perché in quell’occasione si poteva uscire, per fare la spesa, portare fuori il cane o in alcuni casi anche solo per sgranchirsi le gambe, rigorosamente vicino al proprio domicilio. Con il coprifuoco cambiano le regole. Non si possono assolutamente lasciare le abitazioni nelle ore indicate, salvo per motivi comprovati di salute, di lavoro e di assoluta necessità.

Coprifuoco causa pandemia

Photo @Alessia Cocca

Oggi come allora il coprifuoco serve per proteggersi

E per proteggere gli altri. Per evitare che il virus si diffonda ancora di più, in questa seconda ondata che sembra più angosciante della prima. Perché sappiamo a cosa andiamo incontro se non agiamo. Anche se spesso ci sentiamo impotenti e le azioni intraprese dai governi ci sembrano troppo poco adatte ad affrontare la pandemia globale che non ne vuole sapere di lasciarci in pace.

In Italia nella lotta al Coronavirus, il coprifuoco è stato imposto, al momento, solo ad alcune regioni. Quelle più a rischio. Campania, Lombardia e Piemonte dalle 23 alle 5, Lazio dalle 24 alle 5. Nel resto d’Italia vige il consiglio di uscire il meno possibile. Anche se la chiusura anticipata alle 18 di tutti i locali di ristorazione (a eccezione del servizio di asporto o consegna a domicilio) sembra un mezzo coprifuoco, volto a non gravare troppo su un settore in crisi.

coprifuoco nel mondo

Photo @Alessia Cocca

E nel resto d’Europa?
In Francia, prima del lockdown imposto da venerdì 30 ottobre 2020, si è tentata la strada del coprifuoco in 54 regioni francesi e 1 territorio di oltremare, per 46 milioni di cittadini coinvolti. Dalle 21 alle 6 non si esce di casa.
Scelta analoga in Svizzera e in Belgio, con orari differenti.
In Spagna coprifuoco nazionale, a eccezione delle Isole Canarie, dalle 23 alle 6. Si vocifera che potrà durare a lungo.
Mentre in Grecia dalla mezzanotte e mezza alle 5.
In Germania i cittadini si preparano ad un altro lockdown, più soft del precedente, dopo un periodo di coprifuoco notturno.
Il Galles e l’Irlanda hanno optato per un nuovo blocco totale, rispettivamente di 2 e 6 settimane.

coprifuoco lockdown

Photo @Alessia Cocca

Stare a casa, per il bene di tutti

E riscoprire quali sono le vere priorità, che possono non essere quelle che avevamo alla vigilia dell’esplosione di questa lunga battaglia. Ritrovarsi attorno al focolare domestico, con gli affetti più cari. Cercando di tenere distanti altre persone a cui si vuole bene. Ma per un motivo nobile: evitare di accendere focolai che potrebbero presto essere incontrollabili.
Proteggersi l’un l’altro con i pochi mezzi che abbiamo, aiutandosi a l’un l’altro ad affrontare l’emergenza: affinché il distanziamento sia solo fisico e non sociale. Perché per quanto sia piccolo, questo Coronavirus sta dando del filo da torcere a tutti.

coprifuoco finestre

Photo @Alessia Cocca

Fa male vedere le strade vuote, i locali chiusi, le luci spente. Ma guardiamo a quelle finestre illuminate dove la vita va avanti, nonostante coprifuoco e lockdown, come una sorta di speranza per il futuro. Un faro da seguire per non perdersi tra le onde di una pandemia contro la quale abbiamo pochi strumenti a nostra disposizione per difenderci. Una pandemia che ci ricorda quanto siamo fragili da soli, ma quanto possiamo essere forti e potenti se tutti insieme perseguiamo lo stesso obiettivo.

Articolo scritto da Patrizia Chimera Scatti artistici a cura di Alessia Cocca.

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Alessia Cocca

Fotografa, artista e persona caotica.


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