Uno, nessuno e centomila canoni di bellezza

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Non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace. Un vecchio adagio che sentiamo ripetere da quando siamo bambini. E che non ha tutti i torti. I canoni di bellezza nella storia sono mutati. Quello che era piacevole ai tempi dei Greci, non lo è più stato, ad esempio, nel Rinascimento.
E anche oggi la società impone una bellezza che non è la stessa di ieri e non sarà quella di domani.
Uno, nessuno e centomila canoni di bellezza, si potrebbe dire per ricordare la celebre opera di Pirandello.

L’ideale estetico muta al mutar delle epoche

L’ideale estetico non è eterno e fisso. Riguarda ciò che la società in un dato momento storico riconosce come bello nel corpo umano. Sia femminile che maschile.
È una condizione dipendente da molteplici fattori. L’epoca, la situazione culturale, la società, la fase economica. E non è assolutamente universale: nello stesso periodo, popoli differenti possono avere canoni di bellezza che si discostano anche di molto.
La continua ricerca della perfezione nella bellezza umana è innata in noi. Da quando esiste l’arte, cioè dalla notte dei tempi, ogni popolo e ogni epoca hanno rappresentato la bellezza secondo regole ben precise. Che oggi possono apparirci prive di senso. Solo perché fuori dal contesto in cui sono nate.

Se volete sapere qualcosa di più sulla bellezza, che cos’è esattamente, consultate una storia dell’arte e vedrete che ogni epoca ha le sue veneri e che queste veneri (o apolli) messi assieme e confrontati, fuori dalle loro epoche, sono una famiglia di mostri. Non è bello quello che è bello, disse il rospo alla rospa, ma è bello quello che piace.
(Bruno Munari)

La storia dell’umanità è caratterizzata da canoni estetici che hanno caratterizzato momenti storici differenti. Talvolta stravolgendo quello che era considerato gradevole e socialmente accettabile fino a poco tempo prima. O anticipando addirittura i tempi in alcuni casi, proiettandosi verso un futuro che ancora doveva palesarsi. Anche se alla fine il corpo umano è sempre quello. A cambiare era la percezione. E l’accettazione di forme e curve.

Canoni di bellezza nella storia

Nel corso della storia i criteri estetici, soprattutto femminili, sono cambiati e sono stati spesso stravolti.
Le opere preistoriche ci rimandano corpi femminili dove seno, fianchi e ventre erano in evidenza, a rappresentare la maternità, il simbolo della vita che nasce, la fertilità.
In epoca greca, invece, i canoni estetici femminili e maschili hanno cominciato a derivare da misure razionali, da un concetto di proporzione applicato al corpo così come alla natura. Per una perfezione che non ammetteva deroghe. Che doveva per forza rientrare nei ranghi predefiniti con estrema precisione.

Nel Medioevo la bellezza era collegata solo ed esclusivamente all’arte sacra. Il corpo doveva essere nascosto. Soprattutto quello femminile. Perché il diavolo tentatore si nascondeva tra le sue curve.
La bellezza dei corpi e nell’arte rinasce, come suggerisce il nome, nel Rinascimento. Diventando un dono di Dio. Il corpo si riappropria della sua dignità nascosta in epoca medievale tra le grinfie del demonio e di idee ormai superate. Un concetto che rifiorisce anche nei corpi, che diventano più morbidi in un’idealizzazione che si rispecchia in ogni opera d’arte dell’epoca.

Nei secoli successivi i canoni estetici sono rimasti pressoché immutati da quell’idea di perfezione morbida e ispirata all’amore e alla delicatezza. Almeno fino al secolo scorso, quando il corpo, soprattutto femminile, ha cominciato ad assottigliarsi negli ideali di bellezza proposti dall’arte e dalla società. Per poi rifiorire nuovamente negli anni Cinquanta, dopo gli stenti della guerra, con l’immaginario collettivo ispirato allo stile delle pin up.

Alla fine del XX secolo e con strascichi anche nel XXI secolo, il corpo ha iniziato a perdere le forme morbide dei tempi antichi. Diventando sempre più magri e sempre più interconnessi tra maschile e femminile. Bellezza uguale magrezza, complice il mondo della moda e dello spettacolo, che offrono stereotipi che non rappresentano però la realtà.

Che cos’è la bellezza? Una convenzione, una moneta che ha corso solo in un dato tempo e un dato luogo.
(Henrik Ibsen)

Non più una sola bellezza, ma centomila ideali e rappresentazioni

Oggi più che mai abbiamo bisogno di compiere un ulteriore passo avanti. Non considerare solo più un criterio estetico come quello imperante. Quello a cui tutti, donne e uomini, devono aspirare a ogni costo. Ma centomila ideali e rappresentazioni di una bellezza che non può essere univoca, ma deve rappresentarci tutti. Per non cadere più in stereotipi e pregiudizi duri a morire. E per esprimere il suo concetto fondamentale: la capacità «di appagare l’animo attraverso i sensi, divenendo oggetto di meritata e degna contemplazione» (definizione Treccani). Qualunque sia l’oggetto che abbiamo deciso di contemplare.

Ogni cosa ha la bellezza, ma non tutti la vedono.
(Confucio)

canoni di bellezza

Articolo scritto da Patrizia Chimera Scatti artistici a cura di Alessia Cocca.

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Alessia Cocca

Fotografa, artista e persona caotica.


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