La società perfetta delle api: lavorano per un bene comune e non sprecano niente

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Se le api scomparissero dalla Terra, all’uomo rimarrebbero pochi anni di vita sul pianeta. Quattro, a quanto pare. Si dice che lo abbia detto Einstein, anche se pare sia una fake news a fin di bene. Quello che è certo è che le api sono fondamentali per l’ecosistema. E per la vita dell’uomo stesso.

E sono anche un ottimo esempio da seguire, per creare una società migliore. Se ci pensi l’alveare è un piccolo nucleo sociale dove ognuno contribuisce in base alle sue capacità a far funzionare il sistema. E dove gli esemplari femmina possono davvero dire di aver raggiunto la tanta agognata parità di genere. Perché maschi e femmine sono fondamentali per l’alveare. Nessuno escluso.

Come funziona la società delle api.

Le api vivono insieme nell’alveare, una struttura in cui ogni cella ha una sua funzionalità. Le colonie sono società formate da circa 100mila esemplari. Ognuno con il suo ruolo o la sua casta.
Al vertice l’ape regina. Poi le operaie. E infine i maschi, i fuchi.

L’ape regina è l’unica ape femmina fertile. Si riconosce dall’addome più grande. Depone le uova. Quando nasce sostituisce la vecchia ape regina oppure crea una colonia nuova. Dove vivrà per altri 4-5 anni in media. Le uova delle api regine sono depositate in celle speciali, diverse da quelle delle api operaie.
Si diventa regine grazie a un’alimentazione speciale a base di pappa reale, che permette di sviluppare l’apparato riproduttore.

Le api operaie sono le api femmine sterili. Sono una decina di migliaia e svolgono tutti i compiti necessari per la sopravvivenza dell’alveare stesso. Sono tutte uguali e nel corso della vita il loro ruolo all’interno della comunità può cambiare.
In base all’età svolgono ogni attività sociale necessaria per il funzionamento del loro alveare. Ci sono le api architetto, che costruiscono il nuovo favo, le api ventilatrici, che favoriscono la maturazione del miele, le api guardiane, che impediscono ai nemici di entrare nell’alveare, arrivando anche a sacrificare la loro vita. E poi l’ape bottinatrice, che raccoglie all’esterno tutto quello che serve per la vita all’interno , come nettare, pollini, propoli, acqua.
Quando è la loro ora, le api operaie si allontanano dall’alveare, così da non contaminarlo con il loro corpo ormai privo di vita.

Il fuco, infine, è il maschio. Le sue dimensioni sono più grandi di quelle delle api operaie, ma mai più grandi dell’ape regina. Il suo compito principale è quello di fecondare la regina. Per poi morire.

La perfezione della società delle api.

Le api sono fondamentali perché aiutano la biodiversità mondiale a esistere e mantenersi in equilibrio. Ma non solo. Con la loro società offrono spunti interessanti per creare un mondo perfetto, in cui tutti possono beneficiare delle stesse risorse (regina a parte, ovviamente) e si condividono ruoli e compiti.

Le api sono insetti sociali. L’alveare è un po’ come una grande famiglia. In cui ognuno si prende cura dell’altro.
Tutto ruota intorno alla regina, che viene accudita e curata perché la sua sopravvivenza è necessaria per la vita di tutti gli altri insetti. Così come è necessaria l’esistenza anche delle api operaie, senza le quali non ci sarebbe una casa comune e non ci sarebbe cibo da condividere. E persino i fuchi, senza i quali il futuro della famiglia stessa sarebbe a rischio. Ognuno è fondamentale e indispensabile. Non si lascia nessuno indietro.
Un nucleo sociale in cui tutto è ottimizzato. Nella costruzione stessa dell’alveare le api hanno capito che celle esagonali erano migliori rispetto ad altre forme, perché così si risparmia la cera e si ottiene il massimo dello spazio, affiancando gli esagoni uno all’altro, senza spazi vuoti in mezzo.
È una società dove il cibo è condiviso, grazie al lavoro delle api operaie che lo procurano per tutti, così come si prendono cura della pulizia dell’alveare stesso.

Inoltre, le api apprendono nel corso di tutta la loro vita soluzioni nuove per rendere il loro lavoro più efficiente. Alcuni ricercatori dell’Università di Guelph hanno scoperto che le api sono in grado di superare ostacoli e problemi tramite un percorso di apprendimento, che comprende anche lo studio dei comportamenti dei loro simili. Nella loro società l’apprendimento sociale è fondamentale.

Le api come fonte di ispirazione per l’umanità.

Ogni ape porta in sé il meccanismo dell’universo: ognuna riassume il segreto del mondo.
(Michel Onfray)

Le api possono insegnare all’uomo a vivere. Rispettando la natura, traendo da lei nutrimento, ma ricambiando con doni che sono preziosi per tutti. Umanità compresa.
Sono insetti considerati come sentinelle dell’ambiente. E fin dai tempi più antichi l’uomo le ha venerate, amate, aiutate.

La società delle api è ferrea. Ogni componente rispetta le regole condivise e il proprio ruolo. Una vita comunitaria, dove l’operato di ognuno è fondamentale per il corretto funzionamento. Ogni elemento è importante per la collettività e rispetta le regole per un bene comune superiore. Ne parlavano anche gli antichi romani, come Cicerone, Plinio il Vecchio, Virgilio, esaltandone la figura come simbolo di un rinnovamento della società virtuoso e da seguire anche tra gli esseri umani.
Un tempo si credeva che l’ape regina fosse un re. Invece l’alveare è un vero e proprio matriarcato. Dove ogni singolo insetto è fedele a un progetto più grande. Dove si vive in armonia non solo con i propri simili, ma con il resto degli esseri viventi.

Le api come insegnamento di vita.

C’è una frase di Mario Rigoni Stern che spiega perché il mondo delle api può essere un insegnamento di vita per l’uomo.

Le api sono “insieme” e non individui. Fuori dalla comunità non possono vivere.
(Mario Rigoni Stern)

Ed è racchiuso qui il senso della vita. Da soli non siamo nessuno. Insieme possiamo fare tanto. Costruire un alveare sociale nel quale ognuno ha un suo compito per poter promuovere un senso di società migliore, che funziona. Fuori da quell’insieme la sopravvivenza è dura. Quasi impossibile. Dentro, invece, si è più forti. E si va lontano.

E l’uomo, al posto di distruggere le api, dovrebbe imparare da loro. Perché “l’uomo non è destinato a far parte di un gregge come un animale domestico, ma di un alveare come le api“. Lo sosteneva il filosofo tedesco Immanuel Kant. Lo ha ribadito un grande letterato russo come Lev Tolstoj:

Capii che un uomo, oltre a vivere per il proprio bene personale, deve inevitabilmente contribuire al bene degli altri: se dobbiamo prendere un paragone dal mondo degli animali, allora occorre prenderlo dal mondo degli animali sociali, come le api.
(Lev Tolstoj)

Articolo scritto da Patrizia Chimera. Scatti artistici a cura di Alessia Cocca.

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Alessia Cocca

Fotografa, artista e persona caotica.


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