Giù le mani dall’acqua, un diritto inalienabile. Sancito solo pochi anni fa

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L’acqua è un diritto inalienabile dell’uomo.
Sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti umani.
L’acqua non è un bene pubblico. Non è nemmeno un bene privato. È un bene comune. E tutti dovrebbero avere accesso ad acqua potabile e sicura.
Nel mondo, però, ogni giorno miliardi di persone vengono private di questo diritto. Soprattutto nei paesi più poveri. Mentre il ricco Occidente ancora discute se sia meglio l’acqua del rubinetto o quella in bottiglia.

acqua

Diritto all’acqua, diritto alla vita.

Il diritto all’acqua è un’estensione del diritto alla vita. Come sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti umani. È una risorsa fondamentale per la nostra stessa esistenza.
Se appare scontato come diritto, l’umanità ha dovuto aspettare il 28 luglio 2010 prima di vederlo scritto nero su bianco, con una risoluzione ONU che per la prima volta nella storia dichiarava il diritto all’acqua come un diritto umano universale e fondamentale.
L’acqua potabile e l’acqua per uso igienico garantiscono non solo la sopravvivenza, ma anche la dignità a ogni persona, per poter vivere una vita degna di questo nome.

Il mondo è diviso in due.

Una mera presa di posizione, dal momento che gli stati non sono obbligati a garantire ai propri cittadini acqua potabile, accessibile, di qualità, a prezzi economici e servizi igienici e sanitari adeguati.
E infatti oggi un miliardo di persone non hanno acqua potabile. 2,4 miliardi, un terzo della popolazione mondiale, non ha accesso a impianti fognari adatti. Nei paesi in via di sviluppo il 90% dell’acqua di scarico finisce direttamente nei fiumi. Provocando 250 milioni di malati ogni anno.
Mentre nei paesi più poveri il problema è rappresentato dal difficile accesso ad acqua potabile e servizi igienici, nell’altra parte del mondo, quella più ricca e dedita al consumismo, cresce il consumo di acqua in bottiglia, ogni anno almeno del 7%. Con le conseguenze che questa scelta ha sull’impatto dell’uomo sul pianeta: imballaggi, bottiglie di plastica, emissioni di CO2 per il trasporto. Quando l’acqua dovrebbe essere un bene comune, garantito liberamente a tutti, noi lo andiamo a comprare. A caro prezzo, soprattutto per l’ambiente.

In Italia consumiamo 179 litri all’anno di acqua in bottiglia. Noi compriamo però bottiglie di plastica, non acqua. Perché potremmo benissimo usare quella del rubinetto, se potabile. Perché è anche questo il problema in Italia. Non sempre ci fidiamo. E non sempre la manutenzione degli impianti è adeguata per permetterci di fidarci di una risorsa che avremmo tutti a disposizione a casa nostra. Ma che non usiamo. Anzi, a volte sprechiamo proprio.

Acqua, un bene comune da non sprecare.

L’acqua sulla Terra non è una risorsa infinita. Come ogni risorsa che prendiamo in prestito dal pianeta. Eppure l’uomo ne ha sempre abusato. Nonostante gli appelli degli scienziati e degli esperti.
In Italia, purtroppo, questo è vero più che mai. Il Rapporto SDGs 2019 dell’Istat, pubblicato a metà aprile, indicava proprio il nostro paese come il peggiore in Europa per spreco di acqua potabile.
Nel 2015 abbiamo prelevato a testa 156 metri cubi di acqua per uso potabile, il dato più alto tra i 28 paesi dell’Unione Europea. Nello stesso anno su 9,5 miliardi di metri cubi d’acqua prelevati, solo 8,3 sono arrivati nelle reti comunali di distribuzione. E solo 4,9 sono stati erogati (220 litri per ogni abitante al giorno). Il 47,9% dell’acqua prelevata alla fonte non arriva a casa nostra. Le cause? Problemi di distribuzione, dispersione idrica, inefficienza del sistema di fornitura.
Perdite fisiologiche sono normali, ma non permettono di arrivare a questi dati, provocati da condotte non sottoposte ad adeguata manutenzione, reti obsolete, consumi non autorizzati, abusivismo, errori.

L’acqua non è un bene infinito.

Entro il 2050 potrebbe non esserci cibo per tutti i 9 miliardi di uomini e donne presenti sulla Terra e la causa principale è proprio la carenza di acqua.
L’oro blu non può essere sprecato. Oltre alle dispersioni, l’acqua si spreca per produrre tonnellate di cibo che poi sono buttate via. Anche perché il 70% dell’acqua consumata serve all’agricoltura, il 20% all’industria e solo il 10% è per l’uso domestico.
Rivedere la nostra alimentazione, riducendo il consumo di carne (la sua produzione richiede fino a 10 volte più acqua rispetto a quella richiesta dalla coltivazione dei cereali), combattere il cambiamento climatico, che causa aumenti del fenomeno dell’evaporazione di oceani e acqua sulla terraferma, evitare sprechi a monte, ma anche nelle nostre case: tutte azioni che devono essere concertate per risolvere una situazione che non è più sostenibile.

L’emergenza idrica è un problema. Che si manifesta oggi più che mai. E che è destinato a peggiorare. Se non verranno presi provvedimenti a breve.

Agenda 2030 e diritto all’acqua, obiettivo 6.

Anche l’Agenda 2030 sancisce questo importante diritto. L’obiettivo 6 che riguarda l’argomento “Acqua pulita e servizi igienico-sanitari” chiede di mettere in atto tutte le azioni possibili per “garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie”.
Perché nel mondo esiste già abbastanza acqua potabile per tutti. Il problema sono gli sprechi, le infrastrutture scadenti, una gestione economica non adeguata. Che provoca ogni anno la morte di milioni di persone. In gran parte bambini.
Non poter aver accesso ad acqua sicura causa problemi a livello sanitario, mina la sicurezza alimentare, non garantisce opportunità di crescita ai paesi in via di sviluppo, colpisce le famiglie più povere del mondo.

Pretendere che ogni nazione si adoperi per raggiungere i traguardi imposti entro il 2030 dall’Onu con l’Agenda 2030 e adottare comportamenti volti a preservare una risorsa fondamentale per l’esistenza umana è un dovere di ogni essere umano. Come è un diritto poter avere acqua da bere sicura e pulita ogni giorno.
È impensabile che ogni 15 secondi un bambino muoia nel mondo per malattie prevenibili provocate proprio dal mancato accesso all’acqua pulita.

L’acqua è fondamentale per la vita. E sarà sempre più un bene prezioso da difendere. Per evitare scenari apocalittici come quelli delineati da Ismail Serageldin, vicepresidente della Banca mondiale, nel 1995:

Se le guerre del Ventesimo secolo sono state combattute per il petrolio, quelle del Ventunesimo avranno come oggetto del contendere l’acqua.
Ismail Serageldin

Articolo scritto da Patrizia Chimera. Scatti artistici a cura di Alessia Cocca.

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Alessia Cocca

Fotografa, artista e persona caotica.


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