Viaggio nel modo in cui sono cambiate le abitudini di viaggio ed il senso del viaggiare

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Sì, viaggiare”, canta Franco Battiato. “Partire per ricominciare”, sottolinea Cesare Cremonini. Perché “prima di partire per un lungo viaggio – incalza Irene Grandi – devi portare con te la voglia di non tornare più”. Viaggiare per evadere: dal quotidiano, dalla routine, dal lavoro, dai soliti amici, soliti luoghi, soliti volti. Riposo e ricreazione si diceva qualche decina di anni fa. Il viaggio come momento di riunione familiare, che crea qualità nei rapporti. Come crescita personale, perché viaggiando s’impara, si scopre qualcosa di più sul mondo, ma forse, ancora di più, qualcosa su sé stessi. Perché “Il mondo è un libro. Chi non viaggia ne legge una pagina soltanto” (Sant’Agostino).

Viaggiare, nel tempo

Ma se lo spirito del viaggiatore, con leggeri aggiustamenti dettati dal tempo, dalle mode e dalle possibilità, in un certo qual modo è rimasto immutato, molto diversi sono i modi di viaggiare e l’approccio al viaggio. Pensiamo a cos’era volare negli anni ‘50. Cose per ricchi. Comode e molto viziose. Altro che il panino con il piccolo panetto di burro e il condimento non ben identificato del primo piatto servito in aereo. In tempi non così remoti in fondo, il volo aereo era un lusso, il cibo era raffinato e abbondante. Tempi in cui erano presenti più hostess che passeggeri, lo chef era posizionato con una postazione fissa al centro dell’aereo e lo steward, quando non serviva champagne, tagliava a mano il prosciutto.

Immagine dall’account Flick della Scandinavian Airlines

Se non ci credi, guarda questa raccolta di scatti storici che la Scandinavian Airlines ha reso pubblica nel suo account flickr.
Erano gli anni ‘50 e questa nuova voglia di vacanza, o meglio di “villeggiatura” come si diceva, in Italia è anche merito dell’articolo 36 della neonata Costituzione che stabilisce che il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite e che non può assolutamente rinunciarci.
A soddisfare le prime richieste nascono anche quelli che poi diventeranno importanti Tour operator: Alpitour (1947) inizia come piccola agenzia di viaggi per brevi trasferimenti, in occasione di festività o eventi speciali, da farsi in treno o bus. Segue Club Med (1950) con il primo villaggio vacanze a Maiorca, Spagna, con alloggi fatti di capanne di paglia e servizi igienici in comune. Sono anche gli anni di Franco Rosso (1953) e di Valtour (1964).

Un gruppo di persone di Grandi Viaggi in partenza con un aereo Misrair – campo medio foto da patrimonio.archivioluce.com – data: 26.12.1959

L’Italia ingrana la marcia, arrivano gli anni ’60 e con essi il boom economico: il flusso turistico aumenta, lo Stato se ne rendo conto e nel 1959 nasce anche il Ministero del Turismo. Il Ministero del turismo e dello spettacolo è stato abrogato con un referendum nel 1993.
Accorpato all’Economia prima, divenuto un Dipartimento della Presidenza del Consiglio poi, con le competenze recentemente esercitate dal Ministero dei beni e delle attività culturali fino al suo trasferimento, a luglio 2018, al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, oggi denominato Ministero delle Politiche Agricole Alimentari, Forestali e del Turismo. Per la serie: la travagliata storia di un Ministero che non trova sede e che rappresenta uno dei nostri principali settori economici.

Louis Armostrong e la moglie sulla pista dell’aeroporto di Ciampino – foto da patrimonio.archivioluce.com –
data: 22.06.1959

Nei primi anni ‘60 il 21% della popolazione parte. Si parte in auto o in corriera, si porta il cibo da casa, con destinazione “stessa spiaggia, stesso mare” (Piero Focaccia): tra le mete più gettonate Rimini, Riccione, Cattolica, poi i monti e le località termali, per un periodo di vacanza di 3-4 giorni.
Ad agosto, con la chiusura di fabbriche ed uffici, ci si concede un periodo più lungo, mediamente di 20 giorni.
In voga in quei tempi anche i bagni di sabbia, rimedio naturale ancora praticato in Oriente contro le nevralgie, i problemi circolatori, i reumatismi e il mal di schiena. Le spiagge erano piene di buche già pronte, tu arrivavi, ti sdraiavi e ti facevi ricoprire di sabbia calda. Il nonno delle moderne Spa.
Sono i tempi raccontati da “Sapore di Mare” (1983) dei Vanzina e delle storie di Luca, Felicino, Susan e Selvaggia, che si incontrano, crescono e si innamorano in quel dei Forti dei Marmi.

Da non perdere questo video dell’Istituto Luce: “Vari modi di passare il ferragosto“. Data 08/1962.

Silvia Sorrente sulla spiaggia seduta su un pattino – foto da patrimonio.archivioluce.com – data: 28.06.1961

L’Italia è bella. Ma di quello che ha turisticamente da offrire si accorgono presto anche gli stranieri e nel pieno degli anni ‘60 diventiamo la prima meta mondiale.
Con gli anni ‘70, il turismo cambia. Ci si muove in autostop e si va in campeggio: il turismo diventa en plein air. Nel 1977 nasce l’Apc, Associazione dei produttori Caravan e Camper.

Nel 1978 inizia l’attività Viaggi Avventure nel mondo, di fatto un tour operator che organizza principalmente tour in gruppo (di sconosciuti, accomunati dallo stesso animo da viaggiatore) e che fra i fedelissimi (Avventure nel mondo) e gli scontenti (Disavventure nel mondo), zaino in spalla e spirito di adattamento e voglia di scoprire, ha fatto visitare il mondo a milioni e milioni di viaggiatori. Arrivano gli anni ‘80: nel 1985, dice l’Istat, il 46% della popolazione italiana fa vacanze lunghe. Sono gli anni delle agenzie di viaggio, dei villaggi vacanze, dei tour operator e dei pacchetti all inclusive. Gli italiani cambiano abitudini, le vacanze guardano al di fuori dello stivale e diventano internazionali, i tempi si dimezzano e si passa da un mese a due settimane; le strutture privilegiate sono villaggi o alberghi. E’ del 1989 lo spot ‘Turista fai da te? No Alpitour? Ahi ahi ahi!‘, entrato di diritto nel podio delle pubblicità più amate e ricordate.

Anni ‘90, ci si sposta per lavoro, si viaggia verso le spiagge esotiche o i tanti agognati States.
Un altro cambiamento arriva con le vacanze low cost dalla seconda metà degli anni ‘90. E questa volta il turista diventa veramente fai da te. In aiuto arrivano anche i canali per farlo: Booking.com (1996) che mette in relazione alberghi e ospiti, bypassando l’intermediazione delle agenzie di viaggio; per non scegliere l’alloggio sbagliato entrano in scena le recensioni di TripAdvisor (2000), Skyscanner (2001), invece, per trovare voli al prezzo più conveniente.
Il 13 gennaio 2009, a Roma, arriva Alitalia.

© Archivio Alitalia

Per risparmiare si condivide: sharing diventa la parola d’ordine. E allora via a Airbnb (2007) per prenotare l’alloggio, Yescapa (2012) per il noleggio camper tra privati Blablacar (2006) per condividere i viaggi.
Il 17° Rapporto ANIASA (2018), l’associazione di Confindustria che rappresenta il settore dei servizi di mobilità, rivela che l’Italia è il primo paese d’Europa per il car sharing, con 1.3 milioni di utenti che usano il servizio; segue la Germania.
Arriva anche BBPlane, giovanissima piattaforma di flight sharing (2017), dove piloti e passeggeri possono incontrarsi per condividere i posti liberi e addirittura proporre nuovi percorsi.
Se in Italia prima della crisi c’erano più di 12.000 agenzie di viaggio, ora ne sono rimaste 8.500 (dati aggiornati a luglio 2018). E, secondo alcune proiezioni, nei prossimi anni il numero continuerà a scendere.

Photo by rawpixel on Unsplash

Una connessione internet, un po’ di spirito di creatività e di adattamento e si va in vacanza spendendo meno, se non addirittura a costo zero. Tra le opzioni ci sono Workway (2002) per lavorare all’estero in cambio di vitto e alloggio, con lavori che spaziano dall’imbianchino al tosatore di pecore, dal dog sitter al mediatore linguistico; Couchsurfing (2003) per viaggiare il mondo, dormendo gratis, sul divano altrui . “Condividi esperienze autentiche di viaggio” recita lo slogan della versione italiana del servizio che nel lontano 2005 segnava già oltre 45.000 membri. In Italia si replica con Baratto (2012), camere in soluzione B&B offerte in cambio di beni materiali o di altri servizi.

Photo by Cristian Santambrogio. Tanzania

Viaggiatori per il mondo.

Ma i tempi cambiano ancora e oggi si parla di turismo sostenibile, equo, ecologico, solidale, di viaggi etici: si viaggia al di fuori delle rotte turistiche, il turista diventa responsabile, consapevole di quello che ha intorno. Stop quindi alla posizione a quattro di spade sotto l’ombrellone di paglia, mentre il solerte cameriere ti serve coco loco e dietro i cancelli del resort cinque stelle all inclusive, con suite vista mare, ristoranti internazionali, spiaggia privata attrezzata, bar sulla spiaggia, animazione, frizzi e lazzi, ci sono villaggi che sopravvivono grazie alle briciole di progetti solidali, gente del posto che non ha acqua potabile, mentre tu hai le bolle della vasca idromassaggio, una delle tante attrattive dell’area Spa. Stop alle aree di accesso riservate ai soli turisti, mai visitate dalla gente del posto, eccetto i casi di chi lavora all’interno.
Siamo nel 2018, siamo moderni, politicamente corretti, socialmente attivi ed in vacanza vogliamo dare il nostro contributo.
Per non sentire semplicemente che un posto lo visitiamo come se lo stessimo guardando da un documentario trasmesso in TV. Noi vogliamo immergerci. Vivere appieno. Dare un senso. Magari anche contribuire.
L’Onu ha stabilito un Codice mondiale di etica del turismo (2001): si parla di rispetto, fruizione e sostegno, libertà di movimento di diritto al turismo, ma anche dei diritti dei lavoratori e degli imprenditori del settore.
Quindi, cosa fare? Conoscere e rispettare sono le prime regole da seguire: la cultura, le tradizioni, le leggi, le abitudini. Sapere che in alcuni paesi coprire il capo è segno di rispetto, che dare da mangiare ai piccioni può essere reato, che fare la carità ai bambini per strada può essere controproducente per loro, che se nei bagni ti è richiesto di non gettare la carta nel water, invece di schifarti, puoi avere l’opportunità di ragionare sulla situazione del sistema fognario di quel paese e dello stato delle condizioni igieniche.

Viaggiare eticamente: dove, come, quando

Cercando in rete esistono centinaia di siti web con suggerimenti, libri sul tema, associazioni, enti, ONG, Onlus, per trovare la proposta giusta per fare turismo responsabile e magari un’esperienza di volontariato all’estero.
Lasciamo a te la scelta. Ma tra la prenotazione dei voli, una controllata al passaporto ed il check valigia, ricorda di consultare il sito della Farnesina per viaggiare sicuri. Partenze etiche ed esperienziali, sì. Informate e con intelligenza, sempre.

Photo by Monia Donati. Guatemala

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Monia Donati

Direttore responsabile. Giornalista, esperta in comunicazione e marketing, curiosa del mondo.


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