Zero Waste, si può vivere davvero senza produrre rifiuti?

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Vivere senza produrre rifiuti è impossibile.
È un’utopia. Perché ogni nostra azione ha un impatto sul pianeta.
Possiamo però ridurre la nostra impronta ambientale. Mettendo in atto tutta una serie di azioni utili per ridurre la mole di immondizia prodotta pro capite ogni anni.

Agire è la parola d’ordine. Senza trovare scuse.

Vivere senza produrre rifiuti

Photo by Ken Thompson on Unsplash

Quanti rifiuti produciamo ogni giorno.

Quanti rifiuti produce una persona in un giorno? Tanti, troppi. Complici anche imballaggi che si fanno sempre più ingombranti. E inquinanti.
Secondo i dati resi noti da ISPRA (2018) la produzione di rifiuti urbani e speciali è pari a 30 milioni di tonnellate per i primi e 135 milioni di tonnellate per i secondi.
La produzione pro capite complessiva, se paragonata a livello europeo, è più bassa della media: 2.705 kg/ab, contro 4.962 kg/ab (dati 2016). La produzione dei rifiuti pro capite in Italia nello stesso anno è cresciuta del 2%.
Per quello che riguarda solo i rifiuti urbani, ogni persona produce circa 500 chilogrammi di rifiuti. Ogni giorno, in media, ne produciamo 1,3 chliogrammi (in Gran Bretagna arrivano anche a 2 chilogrammi al giorno).

Di questi rifiuti urbani, nel 2017 il 47% è adatto al recupero di materia (20% per umido e verde, 27% per altre tipologie), il 18% è destinato a finire nei termovalorizzatori, l’1% a recupero energetico presso impianti produttivi.
La raccolta differenziata mostra un trend in crescita, con un incremento del 57% nel 2017. Al di sotto, però, delle previsioni del 65% per il 2012. Ancora troppo basso.

Rifiuti prodotti

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Cos’è il movimento Zero Waste.

Zero Waste è un movimento volto a promuovere uno stile di vita che possa garantire la minor produzione di rifiuti possibile. Diffuso in tutto il mondo, in Italia Zero Waste Italy è un’associazione che è nata a maggio 2009, coordinandosi con le reti europee e mondiali per diffondere iniziative e consigli.
L’associazione si pone affianco a realtà già esistenti anche nel nostro paese, come la Rete Italiana Rifiuti Zero. E basa il suo operato sulla Carta internazionale di Napoli della Zero Waste International Alliance, che propone 10 passi per arrivare a ridurre drasticamente i rifiuti prodotti nel mondo.
Il gruppo collabora anche con importanti enti, ad esempio per la realizzazione dell’elenco nazionale dei comuni Rifiuti Zero. Le tabelle sono realizzate valutando le percentuali di raccolta differenziata associate alla produzione di rifiuti urbani pro capite, la realizzazione di buone pratiche per promuovere la raccolta differenziata e la riduzione dei rifiuti, a livello personale e industriale, l’istituzione di centri di ricerca e di osservatori e altre buone norme per avvicinarsi il più possibile all’obiettivo Zero Waste.

In Italia, parallelamente, esiste la Rete Zero Waste, la rete italiana di chi vive quasi completamente senza rifiuti. Il progetto è nato su Instagram per caso, scambiandosi idee e progetti. In seguito è nato un gruppo Whatspp. E poi un gruppo su Facebook, uno spazio dove condividere esperienze e dare e ricevere consigli, per poter vivere una vita il più sostenibile possibile.
Il sito è gestito da un gruppo di donne provenienti da ogni angolo del paese. E di ogni età.

Zero waste

Photo by Gyorgy Bakos on Unsplash

Come ridurre i rifiuti prodotti.

Provare a vivere con meno rifiuti è possibile. Celebre la storia di Lauren Singer, 28enne americana considerata la ragazza più ecologica d’America.
Lei è la dimostrazione vivente che ridurre l’impatto sul pianeta è possibile. Producendosi da soli dentifrici e detersivi, comprando solo abiti usati, facendo la spesa nei negozi del quartiere, senza imballi, non usando assolutamente prodotti usa e getta.

Consigli per vivere producendo meno rifiuti.

  • Utilizzare la borraccia o bottiglie di vetro o brocche in casa, al posto delle bottiglie di plastica. Sfruttando l’acqua del rubinetto. Dove potabile e sicura, ovviamente.
  • Evitare i prodotti usa e getta. Che dal 2021 saranno vietati nell’Unione Europea. Esistono già soluzioni riutilizzabili. Che fanno anche risparmiare a lungo termine. Piatti, bicchieri, posate, non di plastica, ma in acciaio. Fazzoletti e tovaglioli di stoffa. Teglie da forno non usa e getta, ma pirofile da riutilizzare.
  • Portare sempre con se dei sacchetti per la spesa. Dal 2018 quelli in plastica non ci sono più e le soluzioni biodegradabili e compostabili sono a pagamento. Si risparmia anche. Attenzione però alla dicitura “compostabile”, che deve sempre accompagnare il prodotto se è realizzato per essere gettato nell’umido.
  • Comprare prodotti sfusi. Sempre più negozi ritornano indietro ai prodotti alimentari e non solo, anche detersivi e detergenti, da vendere sfusi.
  • Riparare quello che si rompe, non gettarlo subito via.
  • Fare la raccolta differenziata. Imparare bene come si fa, anche secondo le regole che a volte cambiano da città a città. E cercare realtà che possono aiutarci a differenziare anche rifiuti che normalmente non vengono differenziati. Come a Genova dove si raccolgono gli ombrelli rotti per trasformarli in nuovi oggetti di uso quotidiano. O gli abiti che possono essere donati ad associazioni o ai tanti gruppi su Facebook che ormai nascono in ogni città per regalare quello che non si usa più.
  • Ritornare al caffè in moka, per risparmiare capsule usa e getta in alluminio. O usare cialde compostabili e riutilizzabili.
  • Utilizzare assorbenti compostabili. O le coppette mestruali. Sperando che prima o poi vengano detassati.
  • Autoprodurre tutto quello che si può. Il pane, le brioche, lo yogurt, ma anche detersivi, detergenti, shampoo, saponi, dentifrici…
  • Comprare di meno. La società consumistica ci fa credere di avere bisogni  che in realtà non abbiamo.

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About Author

Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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