Tu che mamma sei o vorresti essere? Non è vero che ce n’è una sola

Di mamma ce n’è una sola.

Ma non è vero. È una bugia bella e buona. Perché esser mamma ha mille sfaccettature. Ogni donna vive la maternità a modo suo. Complici il background culturale e familiare, ma anche altri fattori, come il rapporto tra i genitori, la società in cui si vive, il periodo storico.
Le mamme non sono tutte uguali. Ognuna cresce i propri figli secondo metodi educativi differenti. Che talvolta possono essere tanto distanti tra loro. Ognuna convinta di perseguire la strada giusta per crescere bambini felici. Ma è sempre così?

Mamma con maschera e bambino in braccio

Photo by Ksenia Makagonova on Unsplash

Non esiste una scuola per genitori.

Il bambino non nasce con un manuale di istruzioni. Ci si affida all’istinto, ai consigli di chi ci è già passato, ai libri sulla maternità che svelano i segreti per essere genitori di successo. Come se fosse una competizione. Come se esistesse la perfezione.
Si sbaglia. È inevitabile. Si dice che i genitori crescono insieme ai bambini. Perché nessuno nasce mamma o papà. Si impara svolgendo quello che è considerato il più bel lavoro del mondo. Nonché il più difficile. Perché abbiamo tra le mani l’educazione degli adulti del futuro. E scusa se è poco.

Ogni coppia di genitori decide quale strada intraprendere per crescere il proprio figlio. Talvolta cambiando in corso d’opera. Perché regole e metodi educativi che magari funzionano con un bambino possono non funzionare per un altro. Anche all’interno dello stesso nucleo famigliare. E in una società che non è a misura di bambino, sempre meno abituata ad averli intorno, bisogna cercare di fare il meglio che si può.
La psicologia viene in soccorso di tutti coloro che stanno cercando di capire quale sarà il proprio ruolo di genitore. In particolare per le mamme. Perché non nascondiamoci dietro un dito: la figura materna è ancora quella più importante. E non solo nei primi mesi di vita dei neonati.
Anche se la figura paterna è sempre più presente. Più di quanto lo sia stata nel passato, quando il compito del padre di famiglia era sostenere economicamente tutti quanti. E il suo lavoro in casa finiva lì. Tutto il resto era sulle spalle della donna. Le cose, per fortuna, stanno cambiando. Complici anche misure come il congedo parentale obbligatorio per i padri con un miglioramento previsto dalla Legge di Bilancio 2019. 5 giorni sono poca cosa rispetto ad altri paesi europei che garantiscono anche 120 giorni di assenza dal lavoro per il padre che si occupa del figlio.

Come vengono classificate le mamme?

In base a come crescono i loro bambini. E in base a quanto sono presenti (o pressanti in alcuni casi) nelle loro vite. Da piccoli e da grandi.

Murales con disegno di una mamma con in braccio i figli

Photo by Roman Kraft on Unsplash

Quale tipo di mamma sei tu? O quale vorresti essere? Perché c’è una bella differenza tra aspettative e realtà. E per quanto tu abbia messo in conto tutti i migliori propositi per crescere un bambino libero, indipendente, che abbia radici per ricordare chi è e ali per volare, poi ci si scontra con la quotidianità. E non sempre è facile mantenere le promesse fatte al pancione.
Luigi Ballerini, nel libro “Chioccia tigre elicottero spazzaneve. Quale genitore per i nostri figli?” (edizioni San Paolo) spiega le principali tipologie di mamme. Non esiste strada giusta o sbagliata. Come dicevano gli antichi, la via di mezzo è sempre quella più saggia da intraprendere. Senza eccessi. Da una parte o dall’altra.

La letteratura legata ai modelli educativi dei genitori e alle possibili conseguenze sui figli sono anche molti altri. “Mamma mongolfiera – Perché i figli crescono nonostante i genitori” (di Marcella Manghi, di Berica Editrice). “Il ruggito della mamma tigre (di Amy Chua, editore Sperling & Kupfer). “Tra madri-tigre e genitori-elicottero. Orientamento per genitori” (di Anselm Grun e Wu Hsin-Ju, editore EMP). Libri che mettono a confronto le diverse tipologie di mamma.

Mamma chioccia.

La mamma chioccia protegge i cuccioli sotto le sue ali. Li tiene al sicuro, preservandoli da pericoli e rischi.
Il mondo là fuori è cattivo. E lei non vuole che niente di brutto accada loro.
Per lei figli sono fragili, hanno bisogno di protezione. I bambini crescono ascoltando frasi che indicano ogni pericolo che potrebbe capitare. In situazioni effettive di rischio, ma anche in momenti piacevoli come quelli del gioco.
Quando i bambini diventano grandi e si aprono al mondo, la mamma si risente di questa volontà di allontanamento. Facendo sentire in colpa i figli.

È la tipica mamma italiana.

Mamma tigre.

La mamma tigre è un modello genitoriale tipicamente asiatico. Decisamente rigido.
La Tiger Mom richiede ai figli il massimo dell’impegno. Devono eccellere ed essere perfetti in tutto. Nello sport, a scuola, nel lavoro quando saranno grandi.
La continua ricerca della perfezione viene perseguita con disciplina, regole ferree, poche possibilità di svago e di tempo libero.
Il successo prima di tutto. Niente è regalato. Bisogna rimboccarsi le maniche, ogni istante della vita.

È la tipica mamma cinese e giapponese.

Mamma elicottero.

Le mamme elicottero controllano continuamente dall’alto i figli.
Sono un po’ come le mamme chioccia, iperprotettive, apprensive.
È come se avessero preso in ostaggio i loro figli.
Controllano ogni loro mossa. Si occupano solo ed esclusivamente di loro. La vedono come una missione, che mette in secondo piano tutto il resto.
I figli rimangono bambini per sempre. Anche quando hanno una famiglia loro.

Sono un po’ le mamme pancine raccontate dal Signor Distruggere.

Mamme spazzaneve.

Sono le mamme che spianano la strada ai figli, non permettendo loro di affrontare gli ostacoli della vita.
Prendono un brutto voto a scuola? Poverini, non è colpa loro. E se la prendono con gli insegnanti.
Non sono brillanti nello sport? Di sicuro è l’allenatore che non sa valorizzarli.
Li proteggono da tutto e da tutti dando sempre la colpa agli altri. Facendo crescere i figli nell’illusione che il mondo esterno ce l’abbia con loro.

Sono i figli dei genitori moderni, iper connessi, che non sopportano di vedere tristi e delusi i loro bambini.

Mamme canguro.

È la mamma che porta il bambino nel marsupio o nella fascia, facendo proprio il babywearing. Seguendo l’esempio delle mamme africane.
Oggi molti pediatri consigliano questa prassi. Mentre molti altri indicano come un potenziale rischio per la schiena e l’educazione questa abitudine.
Sono le mamme dello stretto contatto. Sempre e dovunque. Che portano i loro figli addosso in ogni momento della giornata. E magari ci dormono insieme nel letto matrimoniale. Donne che ripongono maggiore fiducia nel loro intuito e in pratiche ancestrali a dispetto del progresso e degli esperti.

È la tipica figura materna new age e naturalista.

Photo by Oleg Sergeichik on Unsplash

I modelli educativi sono perfetti?

La perfezione non è di questo mondo. La mamma perfezionista, la mamma imprevedibile, la mamma che pensa prima a sé stessa, la mamma per amica, la mamma compassionevole. Ma anche la mamma allarmista, la mamma distratta, la mamma “cattiva”, la mamma buonista.
Mille sfumature di mamma. Non ce n’è una giusta o sbagliata in assoluto. E non dobbiamo per forza ragionare a compartimenti stagni.
Una mamma può essere tante cose. Può essere la chioccia che ti protegge, ma anche che ti spinge a dare sempre il meglio, vivendo la vita come un’avventura. Può essere la mamma che ti è amica quando è ora, ma che si ricorda di essere un genitore in altre occasioni, dando regole e pretendendo che siano rispettate.

Mamma equilibrista.

Ai modelli indicati sopra, ne vogliamo aggiungere un altro, suggerito da un report di Save the children
La mamma non perfetta è quella che ci prova, che sbaglia, che ci riprova. Perché sa bene quanto sia importante il suo lavoro. Che se dovesse avere uno stipendio sarebbe decisamente alto (secondo le stime intorno ai 3000 euro).
La mamma equilibrista è quella che cerca di dare il meglio anche in condizioni proibitive, che fa vere e proprie acrobazie quotidiane tra cura dei figli, carico familiare sbilanciato, lavoro che spesso subisce la difficoltà della conciliazione vita-maternità, con passaggi a part time ed alti tassi di disoccupazione, servizi carenti, se non addirittura assenti. Perché è difficile fare la mamma e lo è ancora di più in determinati paesi, città, regioni.
Lo sapevi che è la Calabria la regione in cui si fa più fatica in Italia? Anche perché sono praticamente abbandonate e gli aiuti scarseggiano.
Sono le mamme che non si arrendono, perché sanno di aver avuto un bambino che non è un atto di egoismo. Hanno dato vita a un figlio del mondo.

I tuoi figli non sono figli tuoi. Sono i figli e le figlie della vita stessa. Tu li metti al mondo ma non li crei. Sono vicini a te, ma non sono cosa tua. Puoi dar loro tutto il tuo amore, ma non le tue idee. Perché loro hanno le proprie idee. (…) Tu sei l’arco che lancia i figli verso il domani.
(Khalil Gibran)

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Patrizia Chimera
Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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