Analfabetismo in Italia e nel mondo. Quanti tipi ne esistono?

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La parola analfabetismo rimanda alla memoria tempi lontani. In cui frequentare la scuola era merce rara. E in pochi sapevano leggere e scrivere. O far di conto. Ma in realtà è un argomento che è diventato attuale in modo preoccupante.
A cosa serve una Giornata mondiale contro l’analfabetismo (8 settembre)? A ricordare quanto l’istruzione sia importante. Quanto l’alfabetizzazione dovrebbe essere un diritto fondamentale e inalienabile.

Quanti tipi di analfabetismo esistono? E quali sono le conseguenze per la società intera?

Cos’è l’analfabetismo e tipi esistenti

Con il termine analfabetismo si indica genericamente l’incapacità di leggere e scrivere. Perché non si è avuto accesso all’istruzione. O l’istruzione è stata carente. Leggere, scrivere, far di conto sono le competenze base richieste da questo tipo di concezione.
Ma con il termine analfabetismo si può intendere anche un concetto più ampio. Oggi si parla di analfabetismo funzionale, analfabetismo informatico e altre forme e tipi legati all’ignoranza su temi e materie che dovrebbero essere ormai di dominio pubblico. O comunque utili per la vita di tutti i giorni.
Secondo una prima definizione dell’UNESCO del 1958 l’analfabetismo è la condizione di “una persona che non sa né leggere né scrivere, capendolo, un brano semplice in rapporto con la sua vita giornaliera“. Oggi, invece, si tende a definire analfabeta l’individuo che non riesce a partecipare alla vita della società in cui vive per incapacità e ignoranza, perché non riesce a comprenderla e a interpretarla. Perché gli mancano gli strumenti base per vivere la contemporaneità.

Esistono diverse tipologie di analfabetismo. Le più comuni forme sono le seguenti.

  • Analfabetismo primario strumentale. Comprende le persone che non sanno leggere o scrivere e che non sanno nemmeno far di conto. Tre condizioni indispensabili per poter vivere nella società.
  • Analfabetismo di ritorno. Comprende le persone che non hanno esercitato le competenze alfanumeriche. E che hanno subito una regressione per quello che riguarda la scrittura, la lettura e anche la matematica. I soggetti in questione fanno difficoltà a comprendere la società in cui vivono. E possono aver difficoltà a inserirsi nel tessuto sociale.
  • Analfabetismo funzionale. Comprende le persone che non riescono a mettere a frutto l’alfabetizzazione di base. Sanno leggere, scrivere, far di conto, ma non sanno comprendere quello che leggono, quello che vivono, quello che li circonda.

Analfabetismo in Italia e nel mondo: chi colpisce?

Secondo i più recenti dati di SOS Villaggi dei Bambini, organizzazione mondiale impegnata nel sostegno di bambini privi di cure familiari o a rischio di perderle, oggi sono 250 milioni i ragazzi nel mondo che non sanno leggere, scrivere, contare. E la pandemia che stiamo vivendo ha aggravato la situazione. Anche per quello che riguarda il digital divide. La didattica a distanza ha purtroppo lasciato indietro milioni di studenti. 1,6 miliardi di ragazzi non sono andati a scuola. Circa 463 milioni, più del 30%, non hanno avuto accesso alle lezioni online. Con percentuali più alte nei Paesi a basso reddito dell’Africa subsahariana, dove il 90% degli studenti non ha il computer e l’82% non ha internet a casa.

I dati Unesco riferiti al 2015 sottolineano che nel mondo l’85% della popolazione adulta è alfabetizzata. Gli analfabeti sono circa 757 milioni. E vivono principalmente nei paesi in via di sviluppo. Nei paesi più ricchi, invece, si assiste ad un altro fenomeno, quello dell’analfabetismo funzionale di ritorno.
Solo in Europa gli analfabeti funzionali sarebbero 80 milioni. Con la concentrazione più bassa in Norvegia. E la più alta in Italia.
In Italia l’analfabetismo funzionale colpisce il 47% della popolazione. Quasi la metà. Un giovane su sei non comprende quello che legge. E la maggior parte non sa elaborare un pensiero critico dopo aver letto un testo.

L’importanza dell’alfabetizzazione oggi

La lotta in Italia contro l’analfabetismo è iniziata ufficialmente nel 1947. All’indomani della seconda guerra mondiale e della nascita della Repubblica.
L’Unla, Unione nazionale per la lotta contro l’analfabetismo, è stata fondata per venire incontro all’incapacità del 13% degli italiani di leggere e scrivere. All’epoca il 59,2% della popolazione non aveva nemmeno la licenza elementare.
Sembrano passati secoli da allora. L’Italia e il mondo sono cambiati. Eppure l’analfabetismo primario, di ritorno o funzionale sono fenomeni ancora troppo presenti. E non solo nelle fasce di popolazione più anziane. Preoccupanti i dati delle competenze dei ragazzi che escono dalla scuola.

Se oggi è quasi pari a zero il numero di persone che non sa leggere o scrivere, gli ultimi dati ci parlano di altri tipi di analfabetismo, come quello funzionale, sia invece in crescita.
Una popolazione priva di istruzione e di competenze base è una popolazione con serie difficoltà ad affrontare i tempi che corrono. Soprattutto in un momento storico in cui è fondamentale rimanere al passo con i tempi. Per non restare indietro. E per non essere tagliati fuori da opportunità e possibilità, in ambito lavorativo, culturale, personale. L’obiettivo 4 dell’Agenda 2030, che mira a fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva e opportunità di apprendimento per tutti, è volto proprio a evitare le conseguenze più gravi.

Un popolo che non sa né leggere né scrivere, è un popolo facile da ingannare.
Che Guevara

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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