Lo sport annoia. Perché la Generazione Z non riesce a seguire le partite?

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Patrizia Chimera
Patrizia Chimera
Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione

Tempo di lettura stimato: 3 minutiI giovani non amano più lo sport. O meglio, fanno fatica a seguire una partita nella quale magari non succede niente di eclatante o i fatti degni di nota sono talmente pochi da annoiarsi con facilità. Preferiscono aspettare gli highlight: il meglio concentrato in poco tempo.

Non esistono più i tifosi di una volta.
Generazioni a confronto: se per chi è nato prima del 1996 il tifo accende gli animi, soprattutto sugli spalti, ma anche a casa, per la Generazione Z la faccenda si fa più complicata. Anche a causa della scarsa concentrazione e della facilità ad annoiarsi che i nati tra il 1996 e il 2010 dimostrano di fronte a ogni attività.

Le nuove generazioni non sono fameliche di sport come le precedenti

Un‘indagine del 2020, condotta nel continente nord americano, ha svelato che il 53% degli appartenenti alla Generazione Z si dice appassionato di sport. Contro il 63% degli adulti e il 69% dei Millennial. Chi è nato tra il 1996 e il 2010 ha la metà delle probabilità di chi è nato tra il 1981 e il 1996 di seguire regolarmente un match sportivo in diretta. E il doppio delle probabilità di non guardarli mai. I più giovani si appassionano meno a una disciplina specifica rispetto a quanto accadeva in passato. Meno di un quarto di loro, poi, crede che sia importante seguire gli eventi sportivi live, mentre accadono.

Il bello della diretta e di assistere magari alle partite allo stadio svanisce. La televisione ha un po’ rovinato quella magia di ritrovarsi tutti insieme nello stesso luogo a tifare per la squadra o lo sportivo del cuore, anche intonando cori contro i supporter avversari, sempre nel rispetto del fair play, of course. Come i canali di streaming hanno un po’ intaccato il fascino del cinema, lo stesso i diritti televisivi per ogni sport hanno fatto con i match live, che seguiamo sempre più su schermi che diventano giorno dopo giorno più piccoli: dalla tv al tablet arrivando a guardare le partite di tanti sport sul telefonino, dove la spettacolarità delle azioni viene meno a causa delle ridotte dimensioni della visuale. E nulla a ha che spartire con il vivere le emozioni di uno sport direttamente “sul campo”.

highlight calcio
Foto di Lars Bo Nielsen su Unsplash

I più giovani preferiscono i riassunti delle partite

Perché seguire, ad esempio, 90 minuti di partita di calcio, quando il giorno seguente si possono vedere tutte le azioni più salienti e più entusiasmanti negli highlight proposti da ogni emittente televisiva, raccontati sui siti internet o pubblicati sui social?

La Generazione Z si annoia facilmente e dover seguire tutto l’evento sportivo dal primo all’ultimo minuto è un sacrificio insormontabile. Meglio poter ottenere quando e come si vuole il riassunto, magari filtrato da qualcun altro, di quello che è stata la partita, piuttosto che seguire minuto dopo minuto una serie di eventi che sono preparatori a quelli clou, ma che non suscitano le stesse emozioni e la stessa attenzione degli highlight. Eppure se si è arrivati a quel momento è proprio grazie a tutte quelle azioni considerate noiose e inutili. Ma nell’era dei video virali quello che conta è la spettacolarità, il tutto e subito, non il mezzo (e la fatica) utilizzato per arrivare al grande show, non il making of.

appassionati di sport
Foto di Bertrand Gabioud su Unsplash

Tutta la vita dovrebbe essere un highlight

Per la Generazione Z e quelle successive, in realtà, tutta l’esistenza dovrebbe ridursi a una serie di momenti topic da ricordare per sempre. Tralasciando tutto quello che si è costruito per arrivare a quegli avvenimenti. È una caratteristica che differenzia sempre più i giovani di oggi da quelli di ieri, che adesso sono ormai adulti. Il tutto e subito, non riuscire più ad aspettare per godersi il risultato delle cose fatte, annoiarsi facilmente, non essere capaci di concentrarsi.

L’attenzione è sempre minore. Nel 2019 la capacità di attenzione era di appena 9 secondi. Da allora, come sottolinea Repubblica nel suo approfondimento, probabilmente è diminuita. Se qualcosa non interessa subito, si passa altrove. Senza dargli una seconda possibilità, provare a vedere se magari qualcosa cambia.

Come coinvolgere nuovamente i giovani in una passione vecchia come il mondo? Zach Leonsis di Monumental Sports & Entertainment spiega che il segreto sta nell’accessibilità e nel coinvolgimento, ma non solo. È sempre più forte la necessità di individuare per ogni sport simboli viventi nei quali i ragazzi possono immedesimarsi, per appassionarsi definitivamente. Il mondo dello sport, ma anche ogni altro tipo di intrattenimento, è avvisato.

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