Smart working: rimborsi spese, buoni pasto, bonus in arrivo?

In evidenza

Patrizia Chimera
Patrizia Chimera
Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione

Tempo di lettura stimato: 3 minutiIl tema è caldo. Se il 2020 è stato l’anno della pandemia e della scoperta del telelavoro, nel 2021 si continuerà ad adottare questa misura, che per molti è diventata ormai un’abitudine. Come fare per garantire ai lavoratori che operano da remoto gli stessi diritti di chi invece ogni giorno si presenta in ufficio?

Il dibattito su incentivi, bonus, rimborsi spese, buoni pasto, gestione degli straordinari per chi opera in smart working è acceso. E pare che potrebbero arrivare presto novità in tal senso.

Bonus smart working, le ipotesi sul tavolo

Molte aziende potrebbero ancora puntare sul lavoro agile (da non confondere con il vero smart working, che a differenza del telelavoro non prevede orari, ma gestione autonoma del proprio tempo per raggiungere gli obiettivi prefissati). Una modalità che però ha bisogno di nuove regole per funzionare. E di tutele per i lavoratori. I sindacati sono già al lavoro e si parla di un piano di smartworking semplificato, per poter garantire bonus e rimborsi spese, ma anche per regolamentare eventuali straordinari, garantire i buoni pasto e altre questioni che sono già sul tavolo delle trattative da qualche tempo.

Già in altri paesi europei si è parlato, in piena pandemia, di bonus per chi lavora da casa, in questo momento di crisi sanitaria internazionale o anche abitualmente.
In Italia il dibattito riguarda alcune voci in particolare, come gli straordinari e i buoni pasto. Ma anche le spese legate alla corrente elettrica consumata, alla connessione ad internet e ad altre voci che riguardano la strumentazione stessa usata per compiere le proprie mansioni a casa (computer, tablet, smartphone o altri strumenti di lavoro).

lavorare da casa
Foto di Annie Spratt su Unsplash

Come calcolare i rimborsi spese per il telelavoro?

Questa è la questione più difficile da affrontare, che potrebbe rendere più complicato il calcolo del rimborso spese da corrispondere eventualmente al lavoratore che opera da remoto. Perché se per le spese relative alle utenze domestiche o al materiale di consumo che l’impiegato deve acquistare autonomamente si può prevedere un rimborso forfettario, diversa la situazione per il pagamento ad esempio degli straordinari o dei buoni pasto.

Come verificare e calcolare eventuali straordinari di chi è in telelavoro? Se anche in questo caso per i dipendenti privati si è parlato di un pagamento forfettario, non potendo controllare con precisione l’ammontare delle ore lavorate in più, la situazione è più difficile per la Pubblica Amministrazione. Finora gli straordinari sono stati concessi a chi ha lavorato nei giorni festivi. Ma come fare per chi ha sforato l’orario giornaliero previsto?

E i buoni pasto spettano? Di sicuro il dipendente farà una pausa pranzo, che con tutta probabilità preparerà nella cucina di casa senza dover ricorrere a mense o ristoranti. I ticket (che di solito ammontano intorno ai 160 euro) si possono utilizzare anche per la spesa di generi alimentari nei supermercati, ma non è detto che possano rientrare nel rimborso spese previsto per chi è in smart working.

Ma quanto abbiamo speso in più? Secondo l’indagine dell’Osservatorio SOStariffe, nel 2020 le maggiorazioni di spesa su fornitura di luce e gas e di connessione web da rete fissa sono state di 145 euro per i single, di 193 per le coppie e di 268 per le famiglie.

lavoro agile
Foto di Helena Lopes su Unsplash

Agli italiani piace lavorare in smart working?

Secondo un questionario online di ottobre 2020 di Rete lavoratrici e lavoratori agili, pubblicato sulla rivista “Lavoro, diritti, Europa”, molti italiani sono pronti a lavorare ancora da casa anche nei prossimi mesi (il 95% ha ricavato un ufficio nella propria abitazione, con un’incidenza ridotta dei lavoratori in spazi di coworking). I 3mila intervistati (54% donne, 68% lavoratori di aziende private, 79% impiegati) hanno confessato che nella maggior parte dei casi prima della pandemia non lavorava da casa (60%). Per il 74% di loro è stata l’azienda a scegliere il telelavoro e non una richiesta diretta del lavoratore.

Il 50% di chi lavora da remoto utilizza apparecchiature elettroniche private. Mentre il 94% ha dichiarato che l’organizzazione è la stessa di quella che aveva in ufficio. Il dato che allarma e che ci spinge a credere che un dibattito sul tema sia fondamentale è il fatto che più del 55% degli intervistati ha ammesso che l’azienda non garantisce gli stessi diritti di quando lavoravano in presenza. Come l’assenza di rimborso per i pasti e il non riconoscimento degli straordinari.
Il 95% è convinto che lavorare da remoto sia un’opportunità da seguire anche in futuro. A patto che vengano determinate condizioni di lavoro migliori. Il 60% crede che ci sia bisogno di più diritti e che la contrattazione collettiva dovrebbe in futuro avere più peso per garantire lo stesso trattamento, in ufficio e a distanza.

Chissà se sapremo cogliere davvero questa opportunità. Magari rivedendo la legge sul lavoro agile numero 81/2017 che esiste da prima della pandemia, ma che potrebbe aver bisogno di qualche utile aggiornamento.

- Pubblicità -

Commenta

Perfavore inserisci un commento!
Nome

- Pubblicità -

Correlati

- Pubblciità -

Correlati

- Pubblicità -