40 milioni di schiavi nel mondo. In Italia migliaia di bambini invisibili

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Patrizia Chimera
Patrizia Chimera
Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione

Tempo di lettura stimato: 2 minuti40 milioni di schiavi nel mondo. Tra varie forme di schiavitù e sfruttamento.
In Italia Save the Children denuncia la presenza di migliaia di bambini invisibili, ridotti a servi.
Mentre il Nebraska nel 2020 abolisce la parola schiavitù dalla sua Costituzione.
Essere schiavi oggi cosa vuol dire?

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Foto di Darnell D Garrison da Pixabay

Gli schiavi oggi sono molti di più rispetto al passato

Quando si parla di schiavitù, infatti, si pensa a epoche storiche del passato che non ci appartengono più. Eppure oggi gli esperti ci dicono che gli schiavi nel mondo sono molti di più rispetto al periodo storico a cui facciamo riferimento.
Tra il 15esimo e il 19esimo secolo gli schiavi catturati e venduti erano circa 13 milioni. Mentre oggi le stime parlano di 40,3 milioni di persone ridotte in schiavitù. Di questi, 25 milioni sono stati costretti ai lavori forzati. 15 milioni ai matrimoni forzati. Perché anche questa è schiavitù.
I dati dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) dell’Onu e della Walk Free Foundation sottolineano che circa il 71% delle vittime moderne di schiavitù sono donne e ragazze. I bambini sono il 25%. Circa 10 milioni.

La schiavitù oggi riguarda praticamente ogni paese del mondo. 7,6‰ in Africa; 6,1‰ in Asia Meridionale e Asia Pacifica; 3,9‰ in Europa, Medio Oriente e Russia; 3,3‰ negli Stati della penisola araba; 1,9‰ in America settentrionale, centrale e meridionale.

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Foto di Johannes Krupinski su Unsplash

Cosa vuol dire essere schiavi nel 2020?

La schiavitù ha mille volti. Quello di chi viene sfruttato al lavoro per ripagare i debiti. O di chi viene venduto. Senza dimenticare lo sfruttamento dei bambini, lo sfruttamento a scopi sessuali, i lavori domestici forzati. Oggi secondo l’organizzazione abolizionista Anti-slavery international è schiavo chi lavora contro la sua volontà. Chi è sfruttato per il suo lavoro. E chi non può essere libero di andarsene. La figura dello schiavo oggi è quella di una persona privata di ogni diritto. Anche del suo diritto di far parte dell’umanità. È un oggetto, una proprietà. 

Chi è schiavo oggi lavora spesso nel settore privato. Puliscono le nostre case, raccolgono frutta e verdura che portiamo sulle nostre tavole, realizzano gli abiti che indossiamo, scavano per estrarre minerali per creare i nostri smartphone o le auto elettriche, lavorano nel settore edilizio.
Chi è schiavo oggi è costretto a prostituirsi. Anche online. O è costretto a lavorare forzatamente. In Mauritania la schiavitù è addirittura ereditaria.

Per gli sfruttatori un business non indifferente, che genererebbe ogni anno profitti per più di 150 miliardi di dollari. La somma dei redditi delle quattro aziende che hanno profitti maggiori nel mondo, se si vuole un paragone. I profitti sono più alti nei paesi industrializzati. 51 miliardi e 800 milioni di dollari americani all’anno in Asia e nei Paesi del Pacifico. Quasi 47 miliardi di dollari all’anno nei Paesi industrializzati.

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Foto di Jeff Ackley su Unsplash

Bambini schiavi invisibili in Italia

L’Italia non è purtroppo esente dalla tratta di schiavi. Secondo l’ultimo dossier di Save the Children, 10 milioni di bambini nel mondo sono sfruttati. Anche se i bambini costretti al lavoro minorile sarebbero molti di più. In Italia sarebbero circa 2000. Ma questo è il mondo emerso. Il sommerso non raccontato da nessuno e non scoperto potrebbe raggiungere cifre ben più alte. Questa sarebbe solo la punta dell’iceberg.
L’80% di questi bambini schiavi è di sesso femminile. Mentre il 5% ha meno di 14 anni. Le ragazze sono nella maggior parte dei casi vittime del mercato della prostituzione.
La maggior parte di loro è nigeriana. Mentre la regione con più casi denunciati è la Sicilia (29,8%), seguita da Liguria (14,3%) e Campania (9,3%).

Schiavi invisibili, che nessuno vede. O che nessuno vuol vedere, facendo finta che non esistano. Perché fa più comodo così. L’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, come sottolinea l’associazione, ha scoperchiato un vaso di pandora che tutti conoscevano, ma che nessuno aveva mai voluto aprire. Ma di fronte alla quale sarà ancora possibile chiudere gli occhi? Con quale coraggio potremo farlo?

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