Siamo tutti schiavi. Anche quando pensiamo di essere liberi

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Schiavitù: condizione propria di chi è giuridicamente considerato come proprietà privata e quindi privo di ogni diritto umano e completamente soggetto alla volontà e all’arbitrio del legittimo proprietario“.
Questa la definizione della Treccani. Ma la schiavitù oggi si presenta in altre mille forme diverse. Alcune nascoste, subdole, che si mascherano da presunte necessità che, in realtà, si tramutano ben presto in dipendenze che ci rendono schiavi.

Schiavitù, ieri e oggi, antica e moderna.

Quando pensiamo alla schiavitù, ci vengono in mente immagini da passati che appaiono lontani, di uomini, donne e bambini privati di ogni diritto umano, costretti a lavorare in condizioni precarie, sfruttati, considerati come oggetti di proprietà.
La schiavitù, purtroppo, non appartiene ai libri di storia.
Un rapporto della Walk Free Foundation stima che siano 35,8 milioni le persone schiave nel mondo. 10 paesi ospitano il 70% del totale.
La schiavitù moderna, secondo quanto è emerso da un’indagine condotta in 167 paesi nel mondo (2014 Global Slavery Index), riguarda il possesso e il controllo di una persona per sfruttarla. Ed esiste in ognuna di queste nazioni prese in analisi.

L’India, al secondo posto mondiale per numero di abitanti, è il paese che ospita il maggior numero di schiavi: 14,3 milioni. Seguono Cina (3.2 milioni), Pakistan (2.1 milioni), Uzbekistan (1 milione), Russia (1 milione), Nigeria (834.200), Congo (762.900), Indonesia (714.100), Bangladesh (680.900), Thailandia (475.300).

Sfruttamento del lavoro

Photo by Doran Erickson on Unsplash

Forme di schiavitù moderna.

La schiavitù ha facce diverse. Se negli occhi abbiamo impresse le distese di piantagioni americane di cotone ai tempi della Guerra di Secessione, oggi gli schiavi possono avere mille volti differenti.

Ci sono gli schiavi per debito, almeno 20 milioni di persone nel mondo. Che devono lavorare per pagare un debito preso con l’inganno. Magari per acquistare beni di prima necessità.
Gli schiavi che fanno i lavori forzati, pena l’uccisione, violenze, punizioni corporali e psichiche. Anche ai danni delle loro famiglie.
Il lavoro minorile è un’altra forma di schiavitù, quella che colpisce come un pugno nello stomaco. Bambini a cui è negata l’infanzia, che vengono sfruttati e messi ogni giorno in pericolo. Come la storia dell’industria della moda purtroppo insegna.
Sfruttamento sessuale, tratta dei bambini e di altri esseri umani. Venduti come oggetti per il mercato della prostituzione e della pornografia. Quando non di organi. 
Schiavitù di guerra. Secondo l’Unicef 250mila bambini sono coinvolti in conflitti che riguardano 42 paesi del mondo. E sono schiavi, perché non sono liberi di crescere, di vivere la loro infanzia, diventando spesso giovani soldati, spie, messaggeri o vivendo in campi profughi, chiusi tra muri e recinzioni.
Matrimoni combinati, spose bambine, piaghe che ancora oggi ci fanno vergognare dell’umanità che si spinge a commettere atti così crudeli.

lavoro minorile

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Schiavitù e dipendenza.

La schiavitù non è solo legata al lavoro, ai matrimoni combinati, alle limitazioni di libertà che vengono imposte dall’alto. La schiavitù oggi è anche collegata a fenomeni di dipendenza che spesso sottovalutiamo.
Nel 1999 il libro “Nuove schiavitù. Forme attuali nella dipendenza” ci diceva che la società oggi soffre di un disagio profondo che si traduce in comportamenti che creano sudditanza. Non nei confronti di una persona che si erge a figura superiore e quindi si sente in diritto di disporre dell’altro a piacimento. Ma schiavi di oggetti, di vizi, di abitudini che crediamo innocue, quando in realtà non lo sono.

I nuovi schiavi, ricordati insieme agli schiavi di ieri, anche da un discorso di papa Francesco in occasione delle celebrazioni pasquali del 2017:

Il Pastore Risorto si fa carico di quanti sono vittime di antiche e nuove schiavitù: lavori disumani, traffici illeciti, sfruttamento e discriminazione, gravi dipendenze.
(Papa Francesco)

Schiavi di farmaci e droghe.

La dipendenza da medicinali e droghe, così come dal fumo di sigaretta, è una nuova forma di schiavitù, che ci rende inermi di fronte a un vizio che pensiamo di poter controllare. Quando è invece lui che ci tiene in pugno e sotto stretto controllo. Smetto quando voglio è la frase tipica, la scusa classica. Una bugia bella e buona. Perché una volta diventati schiavi di queste sostanze, uscirne è impresa ardua. E non è solo questione di volontà.

Schiavi del cibo.

Schiavi del troppo cibo, con sprechi alimentari da un lato e persone che muoiono di fame dall’altro. Schiavi del rifiuto del cibo, con malattie subdole come l’anoressia che si insinuano come tarli nel nostro corpo che non hanno intenzione di lasciarci liberi. La dipendenza da cibo non ha un solo volto, ma sempre la stessa conseguenza: renderci vittime di comportamenti che ci logorano.

Schiavi del lavoro.

Il lavoro viene prima di tutto. Il tempo libero è annientato. Lavoriamo ininterrottamente, costantemente, per paura di rimanere indietro, di essere licenziati, di non apparire di fronte a capi e colleghi come adeguati. Reperibili 24 ore su 24, anche quando si dovrebbe essere in ferie. Rinunciando al riposo, al tempo libero, agli affetti per una divinità più grande che ci schiaccia, il dio lavoro. Gli italiani hanno persino paura di prendere ferie o permessi, per non sembrare degli scansafatiche, quando invece è un diritto conquistato da lotte operaie ormai dimenticate.

Schiavi della tecnologia.

Nella società dell’apparire i social ci hanno reso schiavi. Obbligati a mostrarci sempre felici, sempre sorridenti, sempre appagati. Non riusciamo a staccarci dai telefonini. Se qualcuno non risponde a telefonate, messaggi e mail diamo di matto. Sempre connessi alla rete, sempre più distaccati dalla realtà e da chi ci sta vicino. Lo strumento che dovrebbe ridurre le distanze, in realtà crea muri nelle famiglie. Disintossicarsi non è facile. Soprattutto per i non nativi digitali, il cui rapporto con le nuove tecnologie è di sudditanza, non di democrazia.

Schiavi della tecnologia

Foto di 진혁 최 da Pixabay

Nessuno è più schiavo di colui che si considera libero senza esserlo.
(Johann Wolfgang Goethe)

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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