Si ritorna a scuola. Questo 2020 lo ricorderemo per sempre. Parola di insegnante

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Angela Guardato, professoressa di Lettere, ha scritto per i404 una bellissima e toccante lettera ai ragazzi che torneranno sui banchi di scuola dopo mesi di incertezze, paure, didattica a distanza. Perché il momento è storico. E richiede cuore e coraggio.

 

Manco poco alla riapertura delle scuole. Fra polemiche, timori, dissapori e grandi incertezze. Una cosa è certa: questo 2020 ce lo ricorderemo per sempre. Quando più o meno tutto è iniziato, era il giorno del mio compleanno, il 26 febbraio. Ricordo che ero contenta che la scuola avesse chiuso per quel giorno, così avrei potuto festeggiare a pieno (ebbene sì, anche i docenti gioiscono quando la scuola chiude per qualche giorno, non solo gli alunni!).

Ricordo anche di aver pensato che la cosa sarebbe durata un battito di ciglia

Ebbene, mi sbagliavo, io come tanti altri, che abbiamo dovuto obtorto collo ricrederci e guardare in faccia una realtà, non soltanto dura, ma davvero incredibile e sconosciuta. Anche i miei alunni hanno sperimentato questo male oscuro, e in vari scritti, durante la didattica a distanza, mi hanno esposto i loro disagi, le loro paure, le perplessità, la fatica di essere bloccati, chiusi, separati. Fortuna la tecnologia, come hanno sottolineato tutti, che ha permesso ad ognuno di essere un po’ “meno lontano” dagli altri. Poi c’è stata la riapertura e poi l’estate.

Ad oggi sono passati circa sette lunghi mesi. E cosa si può dire, ad oggi, guardando indietro e sbirciando avanti, agli alunni che stanno per tornare a scuola?
Possiamo dire certamente che abbiamo superato il periodo delle grandi urgenze, delle corse in ospedale, dei posti letto ed i respiratori che non bastavano mai; della pandemia che si diffondeva a macchia d’olio come una piaga incurabile e implacabile.
Abbiamo superato il lockdown; lo stare chiusi in casa; il non poter vedere amici e parenti; il dover fare la spesa in maniera contingentata; dover usare sempre mascherine e guanti, o disinfettare i prodotti presi al supermercato. E tutto questo è stato davvero difficile per tutti, dagli adulti, che sono tornati ad avere paure come quando erano piccoli, fino ai bambini e ai ragazzi che spesso si sono mostrati più grandi della loro età.

Ma è stato tutto da buttare?

In un’inchiesta a carattere sociale, qualcuno mi ha chiesto se secondo me ci sia stato qualcosa di buono in tutto ciò. Ci ho riflettuto e poi ho risposto che sì, forse c’è stato: abbiamo scoperto il piacere di provare cose nuove, come fare il pane in casa; o di immergerci in realtà e ruoli non nostri; ci siamo scoperti capaci di maneggiare con agio la tecnologia; di scegliere le cose essenziali; di non sprecare; di rispettare più regole di quanto non pensassimo, e di farle rispettare agli altri; di aspettare; di pensare prima di agire; di fare la fila, senza lamentarci.
Abbiamo desiderato di aiutare il prossimo, più spesso di prima; ci siamo scoperti in parte socievoli e solidali, persino altruisti e compassionevoli; abbiamo imparato a riconoscere subito i grandi meriti; a ringraziare, anche per poco; a capire quanto siamo fortunati ogni giorno, rispetto a tanti altri.
E soprattutto abbiamo capito di quante cose superflue possiamo fare a meno, e di quante invece essenziali, ma date per scontate, non possiamo più privarci, perché ci permettono veramente di vivere.

Poi tutto, o quasi, è stato riaperto, e la gente ha ricominciato a sentirsi libera

Libera di agire, di scegliere o di decidere quando fare la spesa; libera di andare al mare, a correre, in bici, in palestra; libera di rivedersi, di riunirsi, di andare a cena da amici, o fuori a mangiare una pizza; di fare un aperitivo, libera di uscire; libera anche di non uscire, ma alla fine di nuovo libera.
E poi è arrivata l’estate, con le vacanze che sono passate in maniera relativamente rilassata, per non dire troppo. Sono stati fatti viaggi, feste, raduni, assembramenti… Insomma la gente si è dimenticata d’un tratto tutto, e si è lasciata andare, come un bambino che non abbia più i genitori a vietargli nulla. E questo non va bene.
Sì, perché quello che vorrei dire agli alunni che si apprestano a rientrare a scuola, forse contenti per la prima volta in vita loro di questo benedetto primo giorno, è che, anche se c’è chi si è già dimenticato l’importanza di tutto e vive le giornate in maniera sconsiderata, voi dovete ricordarvi bene di quello che abbiamo passato; di chi non ce l’ha fatta; di chi ha dato tutto, a volte anche la vita per salvarne un’altra; di quanto siano importanti la libertà, l’aria sulla pelle, un giro in bici, una risata insieme ad un amico, e di quanto sia duro dovervi rinunciare.

Per cui quello che sto dicendo negli incontri con le classi in videoconferenza, è che i ragazzi devono fare uno scatto semantico; mostrare quella maturità che forse finora non hanno mai mostrato davvero; devono essere forti e tenere duro, anche se le indicazioni del Protocollo di sicurezza siglato dalla scuola fanno dire a qualcuno che “sembra di andare in prigione”.
No, non saremo in una prigione, ma aiuteremo noi stessi a favorire la garanzia di poter riavere di nuovo, speriamo presto, tutta quella libertà a cui abbiamo dovuto rinunciare. Saremo più attenti, più seri, più accorti, più coscienziosi di prima. Dobbiamo esserlo, non importa chi dice il contrario, perché ne va della nostra vita, perché forse la lezione più importante quest’anno l’abbiamo imparata lontano dai banchi di scuola.
E se vogliamo che quei banchi possano tornare ad avvicinarsi e possiamo tornare a stringerci le mani e ad abbracciarci, dobbiamo dare il massimo ora, perché adesso è il momento forse più difficile ma decisivo, quello che richiede tutto il nostro cuore, la nostra mente ed il nostro coraggio.

Buon inizio a tutti, ragazzi

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Angela Guardato

Docente di Lettere. Scrittrice. Curiosa. Ha pubblicato il libro di poesie: "Se sapessi contare".


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