Come riaprire le scuole in tutta sicurezza

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La Francia si prepara a riaprire le scuole a maggio. La Spagna prevede una riapertura per l’estate. Mentre in Italia le ipotesi parlano di anno scolastico da concludersi con la didattica online. Se ne riparla a settembre.

Si possono riaprire le scuole in sicurezza? Come rispettare il distanziamento sociale, la distanza di sicurezza di 1.80 m, l’utilizzo di dispositivi di protezione personale?
Il tema è delicato e non di facile soluzione. Anche perché l’Italia si prepara lentamente alla fase 2, quella della riapertura graduale. Se i genitori ritornano al lavoro e se i bambini non possono essere lasciati ai nonni, soggetti più a rischio, come faranno le famiglie italiane a gestire questa nuova routine dettata dall’emergenza Coronavirus?

Scuole chiuse in Europa: la Francia pronta a riaprirle.

Il presidente francese Macron ha annunciato in conferenza stampa che a maggio avrebbero riaperto le scuole. Una riapertura progressiva, a partire dall’11 maggio.
Una notizia che ha fatto il giro del mondo. Arrivando anche in Italia dove in molti si sono chiesti come sia possibile, visto che i francesi sono finiti in lockdown dopo di noi.
Forse Macron ha esagerato un po’, visto che da più parti ora arrivano frenate al suo annuncio. Il ministro dell’Istruzione Jean-Michel Blanquier frena gli entusiasmi, perché la riapertura non avverrà da un giorno all’altro. Sarà graduale, anche perché è impensabile riaprire così improvvisamente le scuole.
Contrari anche i medici francesi. Jean-Paul Hamon, presidente della Federazione dei medici, sostiene che riaprire le scuole a maggio sia un rischio del tutto inutile.
Macron dal canto suo ha giustificato le sue parole, sottolineando che riaprendo le scuole vengono ridotte quelle disuguaglianze che oggi ci sono in ogni paese del mondo. In questo modo si aiuterebbero le famiglie che appartengono alle fasce più deboli. Ma a quale costo? Gli esperti sottolineano che non si è ancora pronti a questo passo.

Oltre alla Francia, anche la Spagna e la Germania pensano di riaprire.
In Germania si parla di apertura a scaglioni, per evitare spostamenti di troppe persone e assembramenti pericolosi.
La Danimarca aveva in progetto la riapertura delle scuole dal 15 aprile, subito dopo Pasqua. “L’idea del governo danese è che per riprendere una vita normale, chiedendo ai genitori di tornare a lavorare è necessario che i bambini e i ragazzi tornino in classe”.
Stessa data scelta anche dalla Norvegia, per ripartire anche dalle scuole.
Mentre in Spagna si parla di una riapertura in estate, quando si spera di aver già superato abbondantemente il picco dell’emergenza.

scuola

Foto di Wokandapix da Pixabay

Italia, prima a chiudere le scuole e ultima a riaprirle?

In Italia le scuole sono chiuse da molto tempo.
Prima sono state chiuse nelle zone rosse della Lombardia e del Veneto. Poi altre regioni hanno seguito l’esempio, prima della chiusura totale imposta dal governo centrale per tutti gli istituti italiani di ogni ordine e grado sull’intero territorio nazionale.
La didattica però prosegue. Online, a distanza, con quella smart school che stiamo imparando a scoprire oggi. E sulla quale in futuro bisognerà investire molte risorse. Perché a oggi, purtroppo, molti studenti sono esclusi dalle lezioni online, per mancanza di dispositivi elettronici, connessione, possibilità di seguire la scuola a distanza.
Quando riapriranno le scuole in Italia?

Ancora non c’è una data certa. Anzi, le ipotesi sostengono che probabilmente l’anno scolastico 2019/2020 verrà concluso con la didattica online. Si sta pensando a modalità per permettere agli studenti dell’ultimo anno della scuola superiore di affrontare comunque l’esame di Maturità. Non a scuola, ma a distanza. Mentre per quest’anno abolito l’esame di terza media (sarà sostituito con una valutazione finale scritta dal consiglio di classe).
Si ipotizza che si possa tornare a scuola a settembre, per un nuovo anno scolastico. Anche se in questi giorni circolava l’idea di iniziare nuovamente con la didattica online per poi riaprire le scuole più avanti, magari già a ottobre.

I problemi però sono molti.

In primis quello del difficile accesso di tutta la popolazione scolastica alle lezioni online. Molti docenti si stanno facendo in quattro per non lasciare indietro nessuno studente. Ma il gap tecnologico e digitale nel nostro paese è ancora troppo profondo. Come non eravamo preparati ad affrontare un’emergenza sanitaria di tale portata, così non lo eravamo per poter permettere di mettere in piedi una didattica online che raggiungesse ogni singolo alunno, da quelli della scuola dell’infanzia fino agli studenti universitari.
Ma il problema è anche un altro. Nella fase 2 dell’emergenza Coronavirus inevitabilmente gli adulti inizieranno a tornare al lavoro. Magari con gradualità e modalità che consentano la sicurezza di ogni individuo. Perché la salute viene prima di tutto, ormai avremmo dovuto capirlo.

Le famiglie italiane come faranno però a gestire il ritorno al lavoro e i figli?

La scuola è ancora chiusa. I nonni non possono essere d’aiuto, perché sono i soggetti più deboli, da proteggere dal Coronavirus. Come faranno i genitori italiani? Sicuramente avranno bisogno di un aiuto, di incentivi, di bonus, di strutture che possano accogliere i loro figli. Alcune aziende si erano già portate avanti prima del lockdown, con asili interni e baby sitter e animatrici pronti ad accogliere i figli dei dipendenti. Ma siamo ancora indietro. Ancora una volta non siamo pronti. Eppure di tempo ne abbiamo avuto.

Anche perché pensare di riaprire oggi senza un piano per la sicurezza di alunni, docenti, personale potrebbe essere estremamente pericoloso.

La sicurezza a scuola e negli asili viene prima di tutto.

Riaprire le scuole in tutta sicurezza non è facile. Se sono state le prime strutture a essere chiuse un motivo ci sarà. Garantire la sicurezza di tutti coloro che frequentano gli istituti scolastici non è facile.
Sappiamo che nella fase 2 saremo guidati dalla “regola delle 4 D” per proteggere noi stessi e proteggere gli altri: Distanza di un metro di sicurezza tra e persone, Dispositivi di protezione personale come le mascherine, Digitalizzazione e smart working dove possibile, Diagnosi con test sierologici che inizieranno il 21 aprile.

Il problema non è solo delle famiglie con figli. Certo, per chi non ha figli non si pone il dubbio che ci sia qualcosa da fare. Il problema è sociale. Perché siamo una comunità. Che deve pensare a tutti. Lo stiamo ripetendo da più giorni, che insieme ce la faremo a uscire dalla crisi. Ma quando poi si tratta di argomentare meglio, quella parola “insieme” diventa vuota, priva di significato. E come sempre le famiglie sono lasciate da sole a gestire una situazione che appare priva di soluzione.
Stefano Benzoni, neuropsichiatra infantile, sottolinea che purtroppo “la psicologia non è abituata a ragionare in termini collettivi”. Ma oggi avremmo dovuto imparare la lezione. Nessuno si salva da solo.

Se 4 milioni di bambini rimangono a casa non è un problema solo dei genitori. È un problema di tutti.

I genitori hanno bisogno della scuola per i loro figli, certo. Ma nessuno si ferma mai a pensare che sono i bambini stessi ad averne un forte bisogno? La socializzazione è un aspetto spesso troppo trascurato. Così come l’autonomia che i bambini imparano proprio tra i banchi di scuola. Oggi tutto questo viene negato. E non si sa fino a quando.
Gli esperti hanno chiesto al governo di impegnarsi a parlare anche della situazione dei bambini. Per evitare disagi alle famiglie e ai ragazzi, che sono il nostro futuro. Certo, loro si adattano, sanno riorganizzarsi meglio di noi, ma spesso sono lasciati da soli ad affrontare una situazione più grande di loro.

Occorre una consultazione, benché rapida, che valga una scommessa che attiene al nostro futuro. Gli alunni sono 8 milioni, gli insegnanti sono poco meno di un milione, i genitori sono circa 11 milioni. Cifre enormi che riguardano il nostro futuro perché le generazioni che oggi sono a scuola sono quelle che dovranno gestire il Paese: fare le mosse giuste vuol dire garantirci un futuro.

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