La DAD è stata un flop. I risultati delle Prove Invalsi 2021 sono terribili

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Patrizia Chimera
Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione

Tempo di lettura stimato: 3 minuti

prove invalsi 2021
Photo by Giovanni Gagliardi on Unsplash

I risultati delle Prove Invalsi 2021 confermano quello che tutti sospettavamo. La didattica a distanza in Italia è stata un flop. La pandemia ha messo a dura prova il diritto allo studio di ogni bambino e di ogni ragazzo. I lunghi periodi di chiusura delle scuole, con il ricorso alle lezioni online, hanno messo a dura prova gli studenti italiani. Il quadro che emerge dall’analisi dei dati delle prime prove dell’era Covid-19 (nel 2020, infatti, non è stato possibile farle) è davvero preoccupante. Da qui si dovrebbe partire per riflettere e per trovare un modo per recuperare il tempo perso tra connessioni ballerine, assenze forzate, gap tecnologici.

Risultati delle Prove Invalsi 2021: un anno da dimenticare

Il 14 luglio presso la Sala Convegni del CNR a Roma è stato presentato il Rapporto Nazionale Invalsi 2021.
Le prove standardizzate dovrebbero rappresentare una misurazione a livello nazionale degli apprendimenti di base che i ragazzi di primaria, scuola secondaria di primo grado e di secondo grado hanno raggiunto. Le materie prese d’esame sono italiano, matematica, inglese.
I risultati fanno emergere tantissime difficoltà e criticità nella scuola italiana, messe ancora di più in evidenza dalla pandemia e dalla scelta di chiudere le scuole per evitare il diffondersi del virus. La didattica a distanza, come è stata pensata non è riuscita a sostituire le lezioni in presenza. Anche perché non tutti gli studenti hanno potuto avere accesso a connessioni e strumenti digitali idonei per rendere questo percorso più agevole.

Prove Invalsi 2021 Scuola Primaria
Photo by Chris Montgomery on Unsplash

Prove Invalsi 2021 scuola primaria: situazione stabile

Raffrontando gli esiti delle prove nella scuola primaria del 2019 e del 2021 le differenze non sono poi così pesanti. I bambini delle elementari sono riusciti ad affrontare il momento di difficoltà riuscendo a mantenere uno standard che bene o male rimane invariato in tutte le Regioni. Anche se le scuole del Mezzogiorno fanno maggiori difficoltà.
Nessun calo sostanziale in italiano, mentre in matematica notiamo una leggera flessione in negativo del risultato medio complessivo, con un numero ridotto di alunni che ottengono risultati buoni o molto buoni. Le notizie belle finiscono però qui, perché man mano che si procede negli studi la situazione si fa sempre più delicata e complicata, con risultati davvero preoccupanti.
Lo sottolinea anche Roberto Ricci, responsabile delle Prove Invalsi: «La primaria tiene ma per il resto c’è un consistente arretramento degli esiti in italiano e matematica sia alle medie che alle superiori, in particolare in Puglia e Campania. Ci stiamo bruciando un numero di persone di 18-19 anni pari alla metà della città di Ferrara».

Prove Invalsi 2021 scuole secondarie: la situazione peggiora

In Italia i ragazzi delle scuole medie che non raggiungono risultati in linea con le indicazioni medie nazionali sono il 39% in italiano (+5 punti percentuali rispetto sia al 2018 sia al 2019) e il 45% in matematica (+5 punti percentuali rispetto al 2018 e +6 punti percentuali rispetto al 2019). Tiene, invece, la lingua straniera: i risultati relativi all’inglese rimangono stabili. Più in difficoltà i ragazzi che vivono in contesti socio-economico-culturali sfavorevoli.
Sopra la media nazionale ci sono solo gli studenti della Provincia Autonoma di Trento. Sotto la media nazionale troviamo invece Liguria, Provincia autonoma di Bolzano, Toscana, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna.
E la situazione peggiora alle superiore. I risultati di italiano e matematica sono più bassi rispetto al 2019, mentre l’inglese rimane sempre stabile. Non raggiungono i risultati medi il 44% in italiano (+9 punti percentuali rispetto al 2019) e il 51% in matematica (+9 punti percentuali rispetto al 2019). Campania e Puglia sono le Regioni in cui le percentuali di allievi al di sotto del livello minimo atteso sono più alte (e sono anche quelle dove la didattica a distanza è durata più a lungo.

didattica a distanza
Photo by Chris Montgomery on Unsplash

A preoccupare è anche la dispersione scolastica

La dispersione implicita (ragazzi che non hanno lasciato la scuola ma escono dal percorso di studi senza le competenze fondamentali) è molto alta. Con rischi relativi al futuro inserimento nella società. A livello nazionale è il 9,5% (+2,5% rispetto al 2019). A livello Regionale i dati sono più allarmanti: il 22,4% in Calabria, il 20,1% in Campania, il 16,5% in Sicilia, il 16,2% in Puglia, il 15,2% in Sardegna, il 10,8% in Basilica, il 10,2% in Abruzzo.
Roberto Ricci aggiunge: «Complessivamente la pandemia ha fatto riscoprire la funzione sociale della scuola sia nella dimensione relazionale, che di promozione del “benessere cognitivo” che solo la scuola può promuovere. Gli esiti registrati nel 2019, in miglioramento rispetto al 2018, evidenziavano che la scuola aveva intrapreso la strada giusta, considerando che gli esiti di apprendimento, per loro natura, non possono variare velocemente da un anno all’altro. Il brusco arresto imposto dalla pandemia e i risultati delle prove realizzate quest’anno richiedono strategie urgenti per far riprendere il passo al sistema scolastico italiano».

L’anno scolastico 2021/2022 si avvicina. Non c’è più tempo da perdere.

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