La primavera arriverà. Poesie e lettere dal fronte per sentirci vicini e riaccendere la speranza

Tempo di lettura stimato: 4 minuti

Sul calendario la primavera è arrivata.
Il 20 marzo non è solo il primo giorno di primavera di questo 2020 che verrà ricordato tristemente nei libri di storia. È anche la Giornata Mondiale della Felicità.
Parlare di gioia, felicità, serenità in un periodo storico come quello che stiamo vivendo non è facile.

Ma la primavera questo non lo sa.
E torna a far sbocciare i fiori, a profumare l’aria, a illuminare giornate che sembrano sempre più buie.
Lontani fisicamente, ma vicini nel cuore e nell’anima.
Per non cedere alla paura.
Come ci insegnano poesie e lettere che anche dal fronte ci spronano a guardare con speranza e con fiducia al futuro.

primavera

Photo by Anders Jildén on Unsplash

La poesia (non) scritta durante la peste dell’Ottocento.

Sui social sta circolando da giorni una bellissima poesia. Attribuita a una poetessa dell’Ottocento. E scritta durante un’epidemia di peste. Parole che scaldano il cuore e che sembrano assolutamente attuali. Anche perché, in realtà, lo sono.
La poesia, infatti, non è stata scritta due secoli fa. Ma oggi (qui la ricostruzione di Bufale.net). Kitty O’Meary è un’autrice contemporanea che ha scritto questa bellissima poesia ai tempi del Coronavirus. La composizione dal titolo “And The People Stayed Home“, “E la gente rimase a casa“, è una vera e propria boccata d’aria fresca. Di speranza. Per ritrovare quella promessa di rinascita che la primavera porta con se. E di cui tutti oggi abbiamo bisogno.

E la gente rimase a casa
E lesse libri e ascoltò
E si riposò e fece esercizi
E fece arte e giocò
E imparò nuovi modi di essere
E si fermò

E ascoltò più in profondità
Qualcuno meditava
Qualcuno pregava
Qualcuno ballava
Qualcuno incontrò la propria ombra
E la gente cominciò a pensare in modo differente

E la gente guarì.
E nell’assenza di gente che viveva
In modi ignoranti
Pericolosi
Senza senso e senza cuore,
Anche la terra cominciò a guarire

E quando il pericolo finì
E la gente si ritrovò
Si addolorarono per i morti
E fecero nuove scelte
E sognarono nuove visioni
E crearono nuovi modi di vivere
E guarirono completamente la terra
Così come erano guariti loro

La primavera insegna a tutti la forza della vita.

Questo non è l’unico componimento in versi che abbiamo avuto modo di leggere in questi giorni di reclusione per combattere il virus.
Da giorni circola sui social anche questa bellissima poesia di Irene Vella, giornalista italiana, che ha commosso tutti.
Perché la primavera va avanti.
La vita stessa va avanti.
E ci insegna tutta la sua forza e la sua potenza.

Perché la primavera non lo sapeva
Ed aveva continuato ad esserci
Nonostante tutto
Nonostante il virus
Nonostante la paura
Nonostante la morte
Perché la primavera non lo sapeva
Ed insegnò a tutti
La forza della vita.

Lettere dal fronte che ci danno speranza che il mostro invisibile si può combattere.

Si moltiplicano in queste ore lettere affidate ai social per avere una massima diffusione. Per far capire perché è importante stare a casa.
Lo è per proteggere noi stessi da un virus che non guarda in faccia nessuno. E che colpisce tutti. Qualcuno più gravemente di altri.
Lo è per proteggere chi amiamo. I nostri genitori, i nostri nonni, gli zii, parenti e amici che non avrebbero le forze per superare la battaglia. Perché il loro sistema immunitario non è pronto.
Lo è per proteggere chi è in prima linea in quella che è una vera e propria battaglia. Perché se il virus è invisibile, non solo sono medici, infermieri, operatori sanitari, farmacisti, forze dell’ordine e tutti coloro che non possono stare a casa. E che chiedono però a noi di farlo, per aiutarli e non rendere vana la loro lotta quotidiana.

#IoRestoACasa è il miglior hashtag che sia mai stato creato. Perché contiene tutto l’impegno e la voglia di combattere uniti.

iorestoacasa

Photo by Maarten Deckers on Unsplash

Come chiede questo farmacista milanese. Lui che a casa non può stare, perché offre un servizio a tutti noi, chiede a noi di fare uno sforzo.

Che poi tanto sforzo non è.

Fatelo per voi, per noi, per tutti.
Fatelo per un Paese in ginocchio che ora come non mai ha bisogno del vostro aiuto.

Mentre l’Usl di Piacenza continua a condividere messaggi di speranza: uniti si può vincere il mostro.

Ma dobbiamo stare a casa.

Togliamo al più presto le mascherine dal volto degli operatori. Vogliamo tornare a sorridere ai pazienti.

E un medico di Codogno, da dove tutto questo sembra essere partito, racconta dei guariti.

E ci ridà speranza.

È dura, molto dura, ma si può fare!

Mentre un’infermiera marchigiana mostra i segni della lotta al Coronavirus.

E ci ricorda che ognuno deve fare la propria parte.

In questa battaglia siamo tutti insieme, ad ognuno la propria parte.

Lettere di presidi e insegnanti sempre più vicini ai loro ragazzi.

I ragazzi hanno scoperto un nuovo modo di fare scuola. E lo hanno scoperto insieme ai loro insegnanti. Che oggi sono uniti e vicini più che mai. Nonostante la forzata distanza. Docenti, alunni, genitori sembra abbiano stretto un patto. Come mai hanno fatto prima. Per impedire che il Coronavirus si porti via anche la scuola e la cultura. E lo fanno come riescono, con i pochi strumenti messi a disposizione, ma con tutta la voglia di esserci. Di essere presenti nella vita l’uno dell’altro. I professori nella vita degli studenti. Gli studenti nella vita dei professori. Come mai era successo prima.

Ed ecco che allora ricordare la lettera del preside del Liceo Volta di Milano sarebbe da leggere e rileggere all’infinito.

Per trovare il modo giusto di affrontare questa epidemia.

Quello che voglio però dirvi è di mantenere il sangue freddo, di non lasciarvi trascinare dal delirio collettivo.

Mentre in tutta Italia le maestre, Whatsapp o Facebook alla mano, inviano ai loro bambini e ragazzi messaggi pieni di speranza. Che raccontano, senza nascondere, quello che sta accadendo.
Tranquillizzando però tutti che presto torneremo ad abbracciarci.
Inviando lettere, poesie, filastrocche per non far sentire nessuno solo tra le mura domestiche.
Leggendo in diretta su Facebook storie e racconti.

Per ridare un po’ di quotidianità perduta.

O per aiutare i genitori ad affrontare questa situazione nuova anche per loro.

Perché si può stare vicini anche quando si è lontani.
Un giorno tutto questo finirà e ognuno di noi avrà imparato qualcosa.
Avremo imparato che l’unione fa davvero la forza.
E che siamo tutti parti di un’unica comunità.
Avremo imparato che ci vogliono rispetto, solidarietà, empatia, responsabilità.
E che non è mai troppo tardi per imparare una lezione importante.
Perché la primavera non lo sa. Lei arriverà. E con lei quella speranza di rinascita di cui tutti abbiamo bisogno.

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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