Povertà in Italia, 3 persone hanno più soldi del 10% della popolazione. Disuguaglianze che mettono a rischio il paese

Tempo di lettura stimato: 3 minuti

La povertà in Italia non accenna a diminuire.
Il divario tra ricchi e poveri è sempre più grande.
I 3 miliardari italiani più ricchi possono contare su un patrimonio più alto di quello del 10% della popolazione del bel paese.
Ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più poveri. In uno scenario in cui non esistono ascensore sociale e possibilità di cambiare le carte in tavola.

Povertà in Italia

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Povertà in Italia, il paese delle disuguaglianze.

Time to care – Avere cura di noi, presentato alla vigilia del meeting annuale del World Economic Forum di Davos, è il rapporto di Oxfam che informa sui livelli di povertà. Nel mondo 2.153 miliardari ha in tasca una ricchezza che supera quella di 4,6 miliardi di persone. Alla metà più povera della popolazione mondiale non rimane che l’1% della ricchezza totale.
Il patrimonio delle 22 persone più ricche del mondo era superiore alla ricchezza di tutte le donne africane messe insieme.

E in Italia? I dati si riferiscono al primo trimestre del 2019. La ricchezza italiana netta era di 9.297 miliardi di euro. L’1% in meno rispetto a giugno 2018.
Il 20% più ricco degli italiani aveva il 70% della ricchezza nazionale. Mentre il 20% seguente il 16,9%. Infine, il 60% della popolazione più povera italiana solo il 13,3% del patrimonio del paese.
Secondo quanto emerso dai dati, il 10% più ricco della popolazione italiana possiede 6 volte la ricchezza della metà più povera.
Il patrimonio del 5% più ricco, che possiede il 41% della ricchezza del paese netta, supera tutta la ricchezza posseduta dall’80% più povero.
L’1% più ricco, che ha in tasca il 22% della ricchezza nazionale, ha un patrimonio superiore di 17 volte quello del 20% più povero della popolazione del bel paese.

disuguaglianze sociali

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Disuguaglianze sociali e disparità di redditi.

Nel mondo il 46% di persone vive con meno di 5.50$ al giorno. Una quota davvero troppo basso. La disparità della distruzioni dei redditi è netta ed evidente.
Secondo il report Time to care, se un lavoratore che si trova nel 10% della popolazione mondiale con retribuzioni più basse lavorava per 22 dollari al mese nel 2017, gli ci sarebbero voluti tre secoli e mezzo per poter arrivare ad avere la retribuzione annuale media di un lavoratore che invece si trova nella top 10 a livello internazionale.
In Italia “la quota del reddito da lavoro del 10% dei lavoratori con retribuzioni più elevate (pari a quasi il 30% del reddito da lavoro totale) superava complessivamente quella della metà dei lavoratori italiani con retribuzioni più basse (25,82%)“.

Due mondi completamente distinti.
Da un lato pochi ricchi sempre più ricchi. Dall’altro milioni di persone che, nonostante lavorino, non sono ricompensati adeguatamente. Lavori non riconosciuti, come quelli del lavoro domestico e dei caregiver. Lavori sottopagati. E dignità calpestata giorno dopo giorno, senza tutele e possibilità di riscatto, visto che non si può nemmeno contare sull’ascensore sociale e sulla possibilità di cambiare le cose. Anche in Italia.
Nel nostro paese, come sottolineato da Oxfam, “i ricchi sono soprattutto figli dei ricchi e i poveri figli dei poveri: condizioni socio-economiche che si tramandano di generazione in generazione“.
L’1/3 dei figli di genitori poveri rimarrà allo stesso livello della sua famiglia, nel 20% più povero della popolazione. Il 58% di chi appartiene alle fasce più ricche manterrà la sua posizione sociale.
In un mercato del lavoro fortemente disuguale, in crisi, con problemi di disoccupazione, precarietà, stabilità e nel quale la meritocrazia non conta, i giovani sono i più a rischio. Il 30% degli occupati giovani guadagna meno di 800 euro lordi al mese. Il 13% degli under 29 vive in condizioni di povertà lavorativa.

Che futuro per le giovani generazioni?

Povertà nel mondo

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Agenda 2030, obiettivo 10: Ridurre le disuguaglianze all’interno dei e fra i Paesi.

L’obiettivo 10 dell’Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile parla chiaro.
Le disuguaglianze presenti a livello internazionale sono uno dei principali ostacoli per uno sviluppo sostenibile e per la lotta alla povertà. Limitano la partecipazione di alcuni settore i della società alla vita culturale, politica, economica.
L’obiettivo intende ridurre entro il 2030 le disuguaglianze all’interno dei paesi e fra i paesi. Raggiungendo e sostenendo la crescita del 40% del reddito della popolazione più povera. Promuovendo l‘inclusione in ogni settore. Assicurando pari opportunità ed eliminando leggi e pratiche discriminatorie.
L’Onu chiede agli stati di adottare politiche di protezione sociale per ridurre le disuguaglianze. E di cooperare a livello internazionale. Anche per dare voce ai paesi in via di sviluppo e alle fasce più povere della popolazione.

Mancano 10 anni al 2030. Al raggiungimento di quei 17 obiettivi dell’Agenda 2030 che mirano a creare un mondo più sostenibile.
I dati presentati dall’Oxfam ci fanno capire che siamo lontani anni luce da quei risultati.
E che manca soprattutto la volontà, a livello nazionale e internazionale, di raggiungere quegli obiettivi.

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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