Persone con disabilità, diritti negati: a scuola, al lavoro, nella vita

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650 milioni di persone nel mondo sono disabili. Il 10% della popolazione mondiale. Alcuni dati parlano di un miliardo di persone (15%).
Sono circa 4.360.000 in Italia. Un terzo di loro vive da solo, anche se non autonomo.
La disabilità in Italia quando affrontata, viene trattata quasi solo esclusivamente dal punto di vista medico-sanitario.
Quando invece è sul piano sociale e dei diritti negati che si dovrebbe agire.
Per non far sentire le persone con disabilità e le loro famiglie cittadini di Serie B.

Giornata Mondiale della Disabilità

Foto di Mathias K da Pixabay

Giornata internazionale delle persone con disabilità.

Il 3 dicembre è la Giornata internazionale delle persone con disabilità.
Proclamata nel 1981 dalle Nazioni Unite, vuole promuovere i diritti e il benessere dei disabili. Nel 2006 è stata introdotta anche la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità. Una carta in cui si parla di diritti, benessere, uguaglianza, possibilità di partecipare attivamente alla vita politica, sociale, culturale ed economica della società.

Tutti gli stati sono invitati a prendere provvedimenti affinché i principi contenuti nella Convenzioni siano rispettati. Abbattendo tutti quegli ostacoli e quelle barriere che ancora oggi impediscono alle persone con disabilità di vivere con dignità all’interno di ogni società. In particolare si parla di indipendenza e autonomia. Ma anche di garanzie per poter partecipare attivamente alla vita pubblica di ogni paese.

Agenda 2030 e disabilità.

Diritti contenuti anche all’interno dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, in cui si parla di miglioramento dei servizi sanitari nazionali e di quelle strutture che garantiscano l’accesso ai servizi indispensabili. Tra gli obiettivi ci sono anche quelli legati a una maggiore sensibilizzazione dell’opinione pubblica, all’inclusione delle persone con disabilità per creare una società che non lasci più nessuno indietro. Che sia inclusiva e accogliente. Che garantisca parità e uguaglianza. Per quello che riguarda diritti e doveri.

Disabilità

Photo by Nathan Anderson on Unsplash

Diritti promessi, diritti negati.

Promesse mai mantenute. Quante storia di persone con disabilità che si sono viste negare diritti sacrosanti abbiamo letto sui giornali e sui social o ascoltato in tv e alla radio?
Perché tra tante belle parole, nei fatti la situazione è ancora abbastanza deprimente per chi deve fare ogni giorno i conto con barriere architettoniche e mentali dure da abbattere.

Diritti negati a scuola.

A partire dalla scuola, che dovrebbe essere un luogo dove i bambini si sentono accolti, amati, ascoltati e dove muovono i primi passi in autonomia nella società. Le scuole italiane non sempre (anzi, quasi mai) sono pronte ad accogliere i bambini con disabilità. Sia per quanto riguarda gli edifici, che non solo nella maggior parte non sono a norma, ma non consentono talvolta l’accesso, ad esempio a chi usa una carrozzina per gli spostamenti. Anche dal punto di vista educativo e scolastico la situazione è imbarazzante. Sempre meno gli insegnanti di sostegno.
Ogni anno quando inizia la scuola, i genitori di alunni con disabilità si chiedono se sarà garantito loro un insegnante che possa accompagnarli tutto l’anno nel percorso scolastico. E che sia in grado di farlo. Un’indagine del 2018 apparsa su Buone Notizie restituisce un quadro desolante. Su 140mila insegnanti di sostegno, un terzo è supplente. Quindi la sua presenza potrebbe non essere garantita dall’inizio alla fine della scuola. Così come non è garantita la continuità anno dopo anno, fondamentale per tutti gli alunni.

Diritti negati nella vita e nel lavoro.

E la situazione non migliora fuori dal mondo scolastico. Complice anche una spesa pubblica che si riduce sempre di più.
Nel 2015 l’Italia ha destinato alla disabilità 27,7 miliardi di euro. L’1,7% del Pil. Nel resto d’Europa si investe almeno il 2% del Pil.
Trovare un lavoro non è facile. Ma se tra i 45 e i 64 anni il 58,7% della popolazione generale è occupato, tra le persone con disabilità la percentuale scende drasticamente al 18%.

Il quadro attuale svela che le persone con disabilità sono maggiormente penalizzate in campo sanitario, educativo, lavorativo. Hanno minori opportunità economica, hanno un accesso limitato alla tecnologia e ai trasporti. Tutte limitazioni che pesano come macigni nella vita di ognuno di loro.
E pensare che la Costituzione Italiana all’articolo 3 parla chiaro:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche,di condizioni personali e sociali. È compito della repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Tutti, nessuno escluso.

Parlare di disabilità usando le parole corrette.

Difendere i diritti di tutti è sacrosanto. Così come lo è utilizzare le giuste parole per parlare di un tema che dovrebbe essere sempre di attualità. Non solo nella giornata dedicata alle persone con disabilità.
Se n’è parlato in un recente incontro con la stampa che si è svolto a Senigallia, a cura di Elena Paolini di Maria Chiara Paolini, due sorelle che abbiamo avuto il piacere di intervistare.
E ne ha parlato anche Iacopo Melio, giovane giornalista e attivista per i diritti delle persone con disabilità che ha lanciato una campagna di sensibilizzazione nazionale, Vorrei prendere il treno, diventa poi una Onlus.

È fondamentale utilizzare le parole giuste. La disabilità non è una malattia, è una condizione temporanea. Non si tratta di malati, ma di persone con sindromi o disabilità di varia natura che impediscono di fare qualcosa senza la giusta strumentazione.
Handicappato e menomato sono due termini che si usavano una volta. E che oggi sono particolarmente offensivi. Anche l’OMS li ha esclusi dal linguaggio legato alla disabilità. Già nel 1999.
Non si dovrebbero usare tutte quelle parole che indicano uno svantaggio: costretto su una sedia a rotelle è errato. Bisognerebbe evitare tutti quei termini troppo emotivi o di tipo sensazionalistico. Che troppo spesso i media usano. Ricordandosi sempre che si sta parlando di persone. Rivolgendosi a loro non attraverso la loro disabilità, ma considerando chi sono. La persona viene prima di tutto.
Sbagliatissimo anche un termine di cui abbiamo abusato tutti negli ultimi tempi pensando di essere politically correct. “Diversamente abile” sottintende la diversità, l’essere diverso dagli altri. Così come è errato usare la negazione. Non udente, non vedente. E così via.

Per non sbagliare, ricordiamoci sempre che stiamo parlando di persone.
Le persone vengono prima di tutto.
Perché come ricordato da Iacopo, “Siamo tutti disabili o particolarmente abili in qualcosa“.

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Redazione i404

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