Parità di genere in televisione, ma solo in Rai: un accordo per evitare solo voci maschili

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Patrizia Chimera
Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione

Tempo di lettura stimato: 2 minuti

parità di genere in televisione
Photo by Joshua Rawson-Harris on Unsplash

La parità di genere in televisione non sempre è garantita.
Spesso ci ritroviamo a seguire talk, programmi, approfondimenti, dibattiti in cui ascoltiamo solo voci maschili. Quando invece il punto di vista di tutti sarebbe ben accetto, in particolare (ma non solo ovviamente) quando si parla di tematiche che riguardano da vicino le donne (violenza, parità di diritti, discriminazioni).
La RAI cerca di arginare un po’ questo fenomeno con un patto per garantire un’equa rappresentazione. Chissà se anche le emittenti private seguiranno il buon esempio delle reti pubbliche.

Parità di genere in televisione, spesso le donne sono discriminate

Ci abbiamo fatto caso tutti. In tv le cosiddette “quote rosa” non sono quasi mai rispettate.
Capita spesso di ritrovarci a seguire dibattiti, trasmissioni, convegni in cui ci sono solo uomini invitati a parlare, di argomenti che riguardano tutti. In radio e in televisione poco cambia. Ma così si rappresenta la realtà solo a metà, solo ascoltando alcune voci ed escludendone altre che potrebbero essere preziose per arricchire, anche di nuovi punti di vista, la discussione.

Una situazione decisamente imbarazzante quando l’argomento del giorno riguarda proprio i diritti delle donne o tematiche strettamente femminili, per cui vengono invitati a parlare solo uomini e non magari le dirette interessate, che potrebbero rendere il dialogo sicuramente più costruttivo e sfaccettato.

donne in tv
Photo by Bermix Studio on Unsplash

Il patto RAI No Women No Panel – Senza Donne Non Se Ne Parla

No Women No Panel – Senza Donne Non Se Ne Parla” è un memorandum d’intesa promosso dalla RAI e sottoscritto dalla Presidenza del Consiglio, che porta le firme della presidente di Viale Mazzini, Marinella Soldi, e della ministra per le Pari opportunità e la famiglia, Elena Bonetti, che ha fortemente voluto promuovere questo patto.

«Una democrazia non può essere definita tale senza le storie delle donne del nostro Paese. Intanto, perché le donne hanno costruito il volto di chi oggi siamo. Ma ancora di più perché le donne sono chiamate a costruire il progetto di futuro che vogliamo essere. Dire No Women No Panel significa fare lo sforzo di chiedersi qual è la donna più adatta e più competente per parlare di una certa tematica, accanto all’uomo più adatto e più competente».

La ministra sottolinea che le donne ci sono, basta solo invitarle, come si invitano gli uomini, per una parità di genere che passa anche attraverso questi accorgimenti, che rappresentano «un processo di riconoscimento fondamentale perché ogni talento femminile che rimane nascosto e inespresso non è solo un atto di ingiustizia nei confronti di una donna, ma penalizza la nostra società. No Women No Panel significa anche no development, niente sviluppo, per il Paese».

presenza femminile in Rai
Photo by Bruna Araujo on Unsplash

La presenza femminile in televisione, il caso RAI

Secondo quanto riportato dalla presidente Marinella Soldi, i dati RAI relativi al 2020 svelano che la presenza femminile nella programmazione delle tv pubblica è del 37%. E quello che cambia è soprattutto il peso. Le donne vengono chiamate in particolar modo per parlare di storie personali e non per approfondire altre tematiche, sulle quali potrebbero dare un contributo in base alle loro competenze professionali.

«Per essere un servizio pubblico rilevante, credibile, inclusivo e soprattutto sostenibile, abbiamo la responsabilità di proporre modelli femminili che vadano oltre gli stereotipi. Anche per far capire alle ragazze che possono aspirare a qualsiasi professione. Il Memorandum prevede un impegno semplice: che in ogni dibattito e talk show ci sia un’equa rappresentanza di genere».

Il patto servirà a dare maggiore equilibrio di genere, in un paese che è ancora oggi il fanalino di coda in Europa per quello che riguarda l’uguaglianza tra uomini e donne.

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1 COMMENTO

  1. Proporrei un articolo sulle “quote blu” documentate sulla Treccani.
    Nelle scuole prevale la presenza ed il pensiero femminile e le operazioni decicisionali (all’interno del Collegio docenti per esempio) sono puramente “ratificative” a detta dei Sindacati. Staff del dirigente spesso solo al femminile. Nella scuola parlare della parità di genere solo al femminile è attualmente blasfemo. Non se ne parla mai, sarebbe interessante e direi urgente.

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