A Natale puoi ma non vuoi essere green

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A Natale siamo tutti più buoni. Fin da bambini, fin da quando mamma e papà hanno usato un anziano signore grassoccio e con la barba bianca per minacciarci. "O fate i bravi o niente regali da Babbo Natale", un trauma che ci portiamo dietro fin da piccoli.
Crescendo abbiamo perso un po' di magia, ma non la convinzione che a fine anno dovremmo essere più magnanimi. E così finiamo per rimanere seduti a tavola per ore, in pranzi infiniti accanto a zie e altri parenti di cui ignoriamo l'esistenza durante tutto l'anno. Che magari ci ammorbano con le solite domande: "Quando ti sposi? Quando fai un figlio? Quando gli dai un fratellino? Ma tu che lavoro fai?".

Ma finiamo anche per fare regali solo perché dobbiamo farli. Finiamo per sorridere e augurare buone feste anche a chi non sopportiamo per i restanti 364 giorni dell'anno. Decoriamo case e città l'8 dicembre, solo perché così si fa.
Criticando sia chi non lo fa sia chi lo fa con largo anticipo. Come se ci fossero delle regole. E poi c'è il lato peggiore del nostro finto buonismo natalizio.

decorazione natale

Photo by Scott Webb on Unsplash

All'improvviso diventiamo tutti esperti di ecologia.

Ma esperti della peggior specie. Di quella che dovrebbe estinguersi. Persone che credono di sapere come vivere in modo green. Sbagliando però su tutti i fronti. Vantandosi di scelte consapevoli. Guardando con disappunto chi non segue alcune basilari scelte etiche e sostenibili. Per poi cadere in errori madornali davvero imbarazzanti.

"A Natale puoi fare quello che non puoi fare mai" recita una canzone di un famoso spot televisivo. Aggiungendo anche che "È Natale e a Natale si può fare di più". E in effetti facciamo di più, anche per l'ambiente. Non considerando, però, che alcuni comportamenti che possono sembrarci ingenui possono provocare più danni che altro. Lo facciamo con le più buone intenzioni, per carità. Ma se rimangono solo sulla carta, "non sono altro che assegni a vuoto", come sostiene Oscar Wilde nel Ritratto di Dorian Gray.

Compriamo l'albero di Natale di plastica.

Perché non vorremmo mai far piangere un povero abete vero strappato dal suo terreno. Quando invece sarebbe meglio prendere un albero da un vivaio che non ha tentato assolutamente di far sparire la foresta Amazzonica. Ripiantandolo poi in giardino a feste finite. La plastica usata ha costi di produzione e smaltimento che il pianeta non si può permettere. Anche se sulla diatriba albero vero o di plastica regna il caos.
Allora eliminiamo il problema alla radice, scusate il gioco di parole, con un bell'abete costruito con materiali riciclati. E poi magari usiamo tinte e solventi che più chimici non si può. Attenzione.

E le luci?

Non le vuoi mettere due luci sull'albero, in casa, sul balcone? Senza minimamente pensare allo spreco di corrente elettrica. Facciamo mille storie se qualcuno lascia una luce accesa in una camera in casa dopo esserne uscito e poi illuminiamo le nostre case come se fosse sempre giorno. Almeno usiamo delle luci a LED o con timer. O meglio, soprattutto per gli esterni, quelle a energia solare. Per fare atmosfera, sì alle candele. Ma che siano atossiche. Coloranti e profumazioni possono essere dannosi per noi e per l'ambiente. Esistono anche quelle veg se proprio vogliamo fare i super ecologici!

Degli addobbi possono servire per decorare l'albero di Natale?

Di plastica anche quelli. Perché sai, con i bambini in giro per casa o il gatto che si arrampica, almeno se cadono non si rompono. E loro non si fanno male. Ma la plastica, lo sanno anche bambini e gatti, sarebbe sempre da evitare. Meglio addobbi in legno o fai da te, non ti pare? Ovviamente colorati con pitture green. Sennò si torna al punto di partenza.

plastica

Photo by Cristian Newman on Unsplash

Non va meglio con la mise en place di pranzi e cene di Natale.

Dagli scaffali dei negozi veniamo ammaliati, come Ulisse dalle sirene, da piatti, tovaglioli e bicchieri usa e getta con motivi natalizi così irresistibili che non gli puoi dire di no. Pensiamo che per una volta non succederà nulla. Ma nel mondo siamo miliardi di persone. E se la pensiamo tutti così è la fine. Che poi i piatti mica li lavi tu? C'è la lavastoviglie, da preferire al lavaggio a mano che consuma più acqua. Anche se tutti credono il contrario. Anche per i tovaglioli e la tovaglia di stoffa niente paura. C'è la lavatrice. Nessuno pretende che andiamo alla fonte fredda del paese a lavarli a mano.

Che poi ci sono anche le stoviglie usa e getta compostabili. Si buttano nell'umido o nel compostaggio. Certo, non hanno disegnini carini che fanno scenografia. Ma sono sostenibili, non creano più rifiuti difficili da smaltire e ci permettono di non accendere comunque la lavastoviglie. Non sarà meglio la sostanza dell'apparenza?

Il menù di Natale almeno si salverà.

No, nemmeno quello. Pensiamo di essere green e sostenibili portando in tavola solo piatti preparati con ingredienti a chilometro zero. Comprati da contadini che giuriamo di conoscere di persona. Per sostenere l'economia locale e mangiare solo cose sane. E poi serviamo a fine pasto frutta esotica che chissà che lungo tragitto ha fatto per arrivare sulla nostra tavola. Talmente lungo da non ricordarsi più dove è nata.
E lo stesso discorso vale anche per frutta e verdura non di stagione. Se dalle nostre parti Madre Natura ha previsto che in inverno quei prodotti della terra non sono disponibili, un motivo ci sarà, non credi?

Vigilia si mangia di magro.

Solo pesce. Provenienti da mari o fiumi locali o da oceani lontani? C'è una bella differenza.
Il 25 dicembre, carne. Sì ma non da allevamenti intensivi che si sa che inquinano più di automobili e riscaldamento. Anche se la carne di solito costa meno. Produzione locale dovrebbe essere la parola d'ordine. E non solo a Natale, ovviamente. Che poi gli esperti ci consigliano anche di mangiare meno carne.
Se pensavi di portare in tavola paté di fegato d'oca, meglio optare per un'alternativa. Poveri animali, nutriti fino a scoppiare. Non è un comportamento etico nei loro confronti. Dici no alle pellicce e poi mangi il paté? No anche ai datteri di mare. Non si possono pescare. E attenzione ai pesci che rischiano l'estinzione, come l'anguilla ad esempio. Che spesso è presente sulle tavole degli italiani, non nascondiamolo.

cibo

Photo by Arseny Togulev on Unsplash

Degli sprechi alimentari non vogliamo parlare?

Il vecchio detto dice che se in tavola il cibo avanza è perché non era poi così buono, mentre se non avanza è perché era troppo poco. Può essere vero. Come no. Rimane il fatto che a Natale esageriamo con le dosi. Pensando che Natale debba far rima con porzioni abbondanti. Non considerando che un essere umano non è programmato per mangiare a sfinimento. Dopo un po' raggiunge la valvola del troppo pieno. E in frigorifero rimangono avanzi che spesso non vengono consumati. Ma buttati. Perché ogni giorno c'è un menu diverso.
Non è solo un problema casalingo. Ma anche della grande distribuzione che ha gli occhi più grandi del necessario, facendo scorte di alimenti, soprattutto deperibili, che pensa verranno acquistati. Ma che poi finiscono buttati via. Alla faccia dell'essere più buoni a Natale. Con tutte le problematiche di fame e malnutrizione che ancora oggi abbiamo. E non solo a Natale. Porzioni più contenute, preparare pensando al numero di ospiti che si avranno, magari perché no, immaginare una doggy bag.

Va bene, però con i regali non dovremmo avere problemi.

Cerchiamo regali sostenibili. Per aiutare l'ambiente, gli animali, chi è in difficoltà. Però li ordiniamo online. Perché è più comodo. E non pensiamo all'inquinamento che provochiamo con i corrieri che corrono su e giù per lo stivale come nemmeno la slitta di Babbo Natale durante la notte santa. Potremmo fare acquisti da associazioni locali, a km 0, ma non hanno lo stesso appeal.
E allora un po' di sano artigianato, così sosteniamo l'economia e compriamo magari oggetti in legno che hanno il sapore delle buone cose di una volta. Ma per farlo raggiungiamo mercatini a chilometri e chilometri di distanza. Ancora una volta aumentando i livelli di smog nell'aria e il traffico in giro per le città. Regaliamo giocattoli di legno, intelligenti e creativi ai bambini, come Montessori comanda. Ma poi finiamo per impacchettarli in quintali di carta per non perdere l'effetto sorpresa. Quando basterebbe utilizzare carta riciclata, fogli di giornale, rotoli usati di carta igienica per creare scatoline, vecchie stoffe, foulard, carta per il pane... Le soluzioni green per creare pacchetti regalo d'effetto e non essere un peso per l'ambiente ci sono.

Alla Messa di mezzanotte non si rinuncia...

Ma anche lì prendiamo l'auto. E arriviamo a parcheggiare fin sotto l'altare se potessimo. Dimenticando che ogni tanto potremmo anche andare a piedi. Camminando potremo smaltire la cena della Vigilia e magari incontrare i vicini di casa, che ignoriamo per il resto dell'anno.
Andiamo in giro per mercatini che sono sempre più bio e green. Ma ci andiamo con mezzi privati, non ottimizzando i trasporti e non optando per soluzioni come il treno, gli autobus, la condivisione.
La vacanza si fa rigorosamente in mezzo alla natura. Ma pretendiamo di andare a sciare in montagna anche se non ha nevicato a sufficienza, tanto ci sono i cannoni spara neve. Non considerando che per un ettaro di pista servono 4mila metri cubi d'acqua.

Ma allora non può esistere un Natale green?

Certo, può esistere. A patto di prendersi il tempo di riflettere su ogni scelta. Di non fare tutto di corsa e male. Rallentare è la chiave. Fare un passo indietro, mettersi in discussione e mettere in discussione anche alcune tradizioni che forse non possono più essere sostenibili. I buoni propositi vanno rispettati. Nonostante tutto e nonostante tutti.

Non cadiamo in tentazione e in contraddizione, cerchiamo di fare pace con noi stessi. Non predichiamo bene per poi razzolare male. Che poi Babbo Natale ci vede. Sì, anche adesso che siamo grandicelli.

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Patrizia Chimera
Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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