Riesci a immaginare come sarà la vita dopo il Coronavirus?

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L’epidemia di Coronavirus che dalla Cina si è diffusa in tutto il mondo, colpendo duramente l’Italia, ci sta obbligando a ripensare il nostro modo di vivere.
Chiusi in casa, isolati, in attesa che arrivi un picco che non sembra mai arrivare. Impauriti e speranzosi allo stesso tempo, senza più tutte quelle certezze che avevamo prima.
Abbiamo dovuto rallentare. Il Covid-19 ci ha imposto una battuta d’arresto che si rispecchia nel nostro lavoro, nelle nostre famiglie, nella nostra quotidianità e anche nel mondo in cui viviamo. Il Pianeta, senza la nostra impronta ingombrante, sta tornando a respirare. Dimostrando di poter andare avanti anche senza di noi.

Come sarà il nostro domani? Come sarà la vita dopo il Coronavirus? Ce lo chiediamo ogni giorno, incapaci ormai di progettare, programmare, pensare a lungo termine.
Come saremo noi quando non saremo più in emergenza? Riusciremo a tornare com’eravamo prima? O sarà necessario ripensare il nostro modo di essere?

Vita dopo coronavirus

Photo by Laurenz Kleinheider on Unsplash

Quanto durerà la guerra al Coronavirus.

Non lo sappiamo. Viviamo in questa incertezza che ci impedisce di progettare a lungo termine. Viviamo nel qui e nell’ora. Incapaci anche solo di immaginare quando tutto sarà finito. Certo, speriamo di poter tornare presto alla routine quotidiana. O almeno a una parvenza di normalità. Ma come ogni guerra, anche questa epidemia non ha una data di scadenza.
Un report degli scienziati dell’Imperial College di Londra spiega che la battaglia per combattere il Covid-19 potrebbe durare a lungo. Almeno fino a quando non ci sarà un vaccino. Nel frattempo non possiamo far altro che mantenere alte le misure di contenimento, per fare in modo che la curva dei contagi rallenti un po’. E dia un po’ di respiro ai sistemi sanitari che rischiano il collasso.
Quanto ci vuole per avere un vaccino? Tanto, troppo tempo. In un momento storico in cui il tempo sembra essere il bene più prezioso. Un anno, nella migliore delle ipotesi. Nel frattempo abituiamoci a convivere con una situazione per la quale non abbiamo più alcun controllo.

Abituarsi, come se fosse facile.

Siamo passati da un modo di vivere in cui potevamo fare tutto quello che volevamo, in cui ogni nostra libertà era garantita, a un mondo in cui, invece, le limitazioni per ogni essere umano si fanno di giorno in giorno più pesanti. Limitazioni che sono necessarie, per il nostro bene e per il bene della comunità. Anche se in molti ancora non lo hanno capito.
Forbes riporta le parole di Francesco Costa, giornalista, che spiega perfettamente la situazione.

La spiazzante velocità con cui sono cambiate le nostre vite compromette la nostra capacità di accettare che l’uscita da questa crisi non sarà rapida quanto è stato il suo ingresso. Uno scenario che soltanto un mese fa avremmo considerato lunare – le code ai supermercati, la polizia per le strade a controllare chi esce di casa, le scuole chiuse, le rivolte e i morti nelle carceri, i treni che non partono, l’impossibilità di vedere i propri cari – oggi è la nostra vita quotidiana.

Questa oggi è la nostra quotidianità. E chissà per quanto lo sarà ancora.

Emergenza Coronavirus

Photo by 胡 卓亨 on Unsplash

Come sarà il mondo dopo il Coronavirus.

A cambiare non è stata solo la nostra vita quotidiana. La pandemia ha già cambiato il pianeta. L’inquinamento si è fermato, ha rallentato la sua corsa, ha dato respiro alla Terra. Perché è l’essere umano ad aver rallentato la sua attività che stava togliendo fiato a un pianeta sul quale i cambiamenti climatici erano quasi arrivati a un punto di non ritorno.
Da quando la Cina ha fermato una provincia da 60 milioni di persone, lo smog nel paese asiatico ha cominciato a diminuire. E lo stesso è accaduto in Italia. Macchine ferme, fabbriche chiuse, l’inquinamento è cominciato a diminuire lentamente ma inesorabilmente. E ci sono ricerche che cercano anzi di cercare un nesso proprio tra i livelli di polveri sottili nell’aria e l’espandersi dei virus, Covid-19 compreso.

Ma il mondo cambierà anche per quello che riguarda i rapporti tra stati.

Dovremo rivedere il concetto di cooperazione, di solidarietà, di aiuti reciproci. Soprattutto alla luce di eventi che lasceranno strascichi inevitabile per quello che riguarda il rapporto tra nazioni.
Dovremo riuscire a capire che nessuno stato è un’isola in mezzo al niente. Siamo tutti collegati. E siamo tutti interdipendenti l’uno dall’altro. Nessuno escluso. Perché le decisioni che una nazione prende in un momento di emergenza (o che non prende) si ripercuotono inevitabilmente sul resto del mondo.

E inevitabilmente si dovranno ripensare i sistemi sanitari nazionali.

Che dovranno essere sempre più interconnessi con quelli dei paesi vicini. Per garantire unione di intenti e di azione in caso di situazioni come quella che stiamo vivendo. E per evitare di annaspare alla ricerca di presidi medici, soluzioni, posti letto, dottori, infermieri e operatori sanitari quando ormai l’emergenza è in corso.
Si dovranno rivedere protocolli, azioni da adottare, ma soprattutto investimenti, finanziamenti, aiuti per garantire che tutto funzioni se non alla perfezione (perché la perfezione non è di questo mondo), almeno nel migliore dei modi possibili.

futuro

Photo by Logan Fisher on Unsplash

Come saremo noi a epidemia finita.

Quando il periodo di contenimento e isolamento sarà finito, perché prima o poi finirà, non cambierà tutto dall’oggi al domani. Ci vorrà del tempo. Dovremo riabituarci. Ritrovare una routine che per forza di cose non sarà più la stessa di prima. Perché saremo noi i primi a non essere quelli che eravamo prima dell’emergenza. E non lo sarà nemmeno il mondo dell’economia, del lavoro, la Sanità.

Gideon Lichfield sulla rivista del MIT (Massachusetts Institute of Technology) spiega che il nostro stile di vita in futuro sarà molto diverso. A cambiare sarà ogni aspetto della nostra vita. Come lavoriamo, come facciamo spesa, come pratichiamo sport e anche la socializzazione subirà una forte trasformazione, così come la cura dei figli, della famiglia, delle persone all’interno degli ospedali.

La maggior parte di noi probabilmente non ha ancora capito, e lo farà presto,  che le cose non torneranno alla normalità dopo qualche settimana, o addirittura dopo qualche mese. Alcune cose non torneranno mai più.

Christian Rocca spiega che non stiamo vivendo la fine del mondo. Ma la fine del mondo che conosciamo. Anche dal punto di vista della rivoluzione digitale.

Vivremo contactless, non solo per effettuare i pagamenti, ma gradualmente in tutti gli aspetti della società post Coronavirus. È come se il virus stesse eliminando fisicamente e materialmente le ultime sacche di resistenza alla rivoluzione digitale, le persone anziane e i comportamenti analogici, completando definitivamente il rovesciamento radicale del vecchio mondo causato da Internet.

Non saremo più gli stessi.

Come non lo siamo già ora. Confinati in casa, isolati socialmente, costretti a non poter salutare i nostri cari, obbligati a cambiare modalità di lavoro e di studio. Ma “costretti” in qualche modo a riformulare i nostri rapporti.

Tutto dovrà essere ripensato, rimodulato in base all’esperienza che stiamo vivendo oggi. Che ci cambierà. Ci deve cambiare. E lo sta già facendo, anche se magari non ce ne rendiamo nemmeno conto, presi come siamo a vivere la vita giorno per giorno.
Non rendiamo vani tutti questi sacrifici che ognuno di noi sta compiendo in questi giorni di difficoltà.

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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